Bonus affitti: la guida con le indicazioni delle Entrate

25 Giugno 2020 | Autore:
Bonus affitti: la guida con le indicazioni delle Entrate

I chiarimenti sull’agevolazione per le locazioni di imprese e lavoratori autonomi: chi ha diritto, i requisiti e le carte da presentare.

Il bonus affitto è uno degli aiuti introdotti dal Governo per agevolare negozi, botteghe e aziende che hanno subìto un danno economico dall’emergenza coronavirus e che si trovano a fare i conti con una crisi di liquidità. I mancati incassi dovuti al lockdown, infatti, hanno messo in ginocchio soprattutto gli esercenti ed i piccoli imprenditori.

In pratica, il decreto Rilancio prevede un credito d’imposta del 60% per chi è in possesso di determinati requisiti che vedremo tra poco. Pure le famiglie disagiate hanno la possibilità di beneficiare di un contributo per evitare lo sfratto esecutivo, anche se questa è una misura che esisteva già prima dell’arrivo della pandemia in Italia e, comunque, ogni Regione fa per sé. Occorre, in ogni caso, presentare la domanda e allegare i documenti. Vediamo in questa sintetica guida, sulla base delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, quello che c’è da sapere sul bonus affitti Covid-19.

Bonus affitto Covid: che cos’è?

Il bonus affitto Covid è un contributo erogato alle aziende e ai professionisti che si trovano in difficoltà a causa del coronavirus. Tecnicamente, si potrebbero definire «inquilini vittime di morosità incolpevole», cioè soggetti che vorrebbero pagare il canone di locazione ma che, per motivi estranei alla loro volontà, non riescono a farlo.

Il contributo è stato introdotto dal decreto Rilancio e riguarda gli affitti relativi ai mesi di marzo, aprile e maggio 2020, cioè quelli in cui c’è stata la fase acuta della pandemia ed in cui sono state imposte dal Governo le restrizioni maggiori per evitare la diffusione dei contagi.

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta che viene riconosciuto ad imprese e attività commerciali, pari al 60% del canone versato per la locazione di immobili ad uso abitativo e al 30% per i contratti di azienda.

Il credito d’imposta, come ha precisato a suo tempo l’Agenzia delle Entrate, può essere utilizzato in vari modi: può essere usato in compensazione con modello F24 oppure nella dichiarazione dei redditi. Ma può essere anche ceduto a terzi.

Bonus affitto Covid: a chi spetta

Possono chiedere il bonus affitto Covid i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Più nello specifico, sono ammessi all’agevolazione:

  • gli imprenditori individuali e delle società in nome collettivo (Snc) e in accomandita semplice (Sas) che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
  • le persone fisiche e le associazioni che esercitano arti e professioni producendo reddito autonomo;
  • le strutture alberghiere e agrituristiche, a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente;
  • gli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti;
  • i soggetti a regime forfettario;
  • gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

In linea generale, hanno diritto al bonus affitto i soggetti sopra citati per i canoni effettivamente versati nei mesi di:

  • marzo, aprile e maggio 2020 per tutte le tipologie di imprese;
  • aprile, maggio e giugno per le aziende turistico-ricettive con attività di tipo stagionale.

Restano esclusi i soggetti che svolgono attività commerciali o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi.

Bonus affitto Covid: per quali canoni

L’agevolazione sugli affitti contenuta nel decreto Rilancio interessa i canoni relativi a:

  • locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo, destinati allo svolgimento di attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo;
  • contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, che comprendano almeno un immobile a uso non abitativo destinato all’esercizio dell’attività aziendale o allo svolgimento abituale e professionale del lavoro autonomo.

In entrambi i casi, gli immobili (o almeno uno di essi, nel caso di affitto d’azienda o di contratto misto) devono essere destinati, al di là della categoria catastale a cui appartengono, a una di queste attività:

  • industriale;
  • commerciale;
  • artigianale;
  • agricola;
  • di interesse turistico.

Rientrano nell’ambito dell’agevolazione anche gli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione e all’uso personale o familiare del contribuente che sono ammortizzabili, nel rispetto delle condizioni previste all’articolo 54 del Tuir. Significa che il credito di imposta è riconosciuto sul 50% del canone di locazione. Sempre che, però, il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione: in tal caso, il bonus spetterà soltanto per quest’ultimo.

Bonus affitto Covid: i requisiti

Per beneficiare del bonus affitto Covid è necessario essere in possesso di questi requisiti, come precisato dall’Agenzia delle Entrate:

  • diminuzione del fatturato o dei compensi nel periodo interessato all’agevolazione di almeno il 50% rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente;
  • fatturato o ricavi nel 2019 per un totale complessivo non superiore ai 5 milioni di euro (tranne per le imprese alberghiere).

Bonus affitto Covid: i documenti

Dai requisiti che abbiamo appena elencato si deduce che per avere accesso al bonus affitto Covid destinato alle imprese e ai lavoratori autonomi serve dimostrare di avere diritto alla prestazione perché il fatturato o i compensi non superano la soglia richiesta e perché c’è stato un calo di almeno la metà dei soldi che erano entrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Circostanze facili da dimostrare allegando alla domanda i documenti con cui è possibile mettere a confronto quanti soldi sono entrati nei mesi interessati del 2019 e del 2020 (il bilancio dell’anno precedente ed il trimestrale o i trimestrali del 2020). Lo stesso vale per i compensi, allegando la dichiarazione dei redditi.



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