Malattie neurodegenerative, un altro passo avanti verso la cura

25 Giugno 2020
Malattie neurodegenerative, un altro passo avanti verso la cura

Impedire la morte dei neuroni con delle nanoparticelle d’oro costruite in laboratorio: la nuova scoperta che può far fare progressi alle terapie.

Se la morte dei neuroni è la causa di una serie di malattie neurodegenerative, la chiave per la cura non può essere che una: impedirla. È a questo scopo che ha lavorato un’équipe internazionale di ricercatori, coordinati dall’italiano Roberto Fiammengo, del Centro di Nanotecnologie Biomolecolari dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Lecce. I risultati, che aprono a una nuova frontiera nella cura per le malattie neurodegenerative, sono stati pubblicati sulla rivista Acs Nano. Ce ne parla, come sempre l’agenzia di stampa Adnkronos.

Gli studiosi hanno sviluppato in laboratorio delle nanoparticelle d’oro, con l’obiettivo di contrastare la morte cellulare dei neuroni. «L’eccessiva stimolazione neurale da parte del neurotrasmettitore glutammato, normalmente coinvolto nella comunicazione eccitatoria tra neuroni, può danneggiare le cellule nervose e causarne la degenerazione – evidenziano i ricercatori -. Questo fenomeno, conosciuto con il termine di eccitotossicità, è frequente in svariate patologie neuroinfiammatorie e neurodegenerative, quali la malattia di Alzheimer e la Corea di Huntington, ma anche in caso di epilessia, trauma cerebrale e ictus».

Lo studio getta le basi per il trattamento di malattie neurologiche in cui l’eccessivo rilascio di glutammato, con danneggiamento e morte delle cellule nervose, è alla base della patologia. «La possibilità di bloccare specificamente i recettori extrasinaptici, prevalentemente responsabili della morte cellulare, senza interferire con la trasmissione sinaptica, apre promettenti prospettive di terapie mirate e prive di importanti effetti collaterali», spiegano i ricercatori.

Le nanoparticelle sono state realizzate in laboratorio dal team IIT di Lecce e «sono decorate con peptidi che permettono l’inibizione selettiva dei recettori extrasinaptici del glutammato coinvolti nel fenomeno dell’eccitotossicità – prosegue la ricerca -. La loro dimensione è 20-50 volte maggiore quella dei farmaci classici e questa loro caratteristica fa sì che non blocchino tutti i recettori presenti sulla cellula, ma solo quelli localizzati all’esterno delle sinapsi. In questo modo viene mantenuta la corretta trasmissione del segnale nervoso, ma evitata l’eccessiva attivazione che induce la morte cellulare del neurone».

Il team internazionale vede coinvolti anche ricercatori dell’Università di Genova, Imperial College e King’s College di Londra, del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e del Max Planck Institute for Medical Research di Heidelberg. Il meccanismo molecolare alla base dell’effetto neuroprotettivo delle nanoparticelle è stato valutato dagli studi condotti da Pierluigi Valente, ricercatore dell’Università di Genova, in collaborazione con il gruppo di Fabio Benfenati del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT di Genova.

«Abbiamo sviluppato nanoparticelle con proprietà uniche e necessarie per dare una risposta alle indicazioni dei colleghi neurobiologi e fisiologi – dichiarano Fiammengo e Valente -. Coordinare un gruppo così multidisciplinare di ricercatori è stata un’impresa estremamente stimolante e i risultati ottenuti dimostrano che questo è l’approccio vincente. Anche se le nanoparticelle sviluppate non sono ancora utilizzabili in terapia questo studio evidenzia che le nanotecnologie possono fornire indicazioni importanti per la cura di numerose patologie neurodegenerative e neuroinfiammatorie».



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