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Mobilità in deroga: a chi spetta

30 Agosto 2020 | Autore:
Mobilità in deroga: a chi spetta

Indennità di mobilità in deroga per i lavoratori che hanno terminato la Cigd: requisiti, ammontare, adempimenti, domanda.

La mobilità in deroga è un’indennità che garantisce ai lavoratori licenziati, che non possono usufruire degli ammortizzatori ordinari, un reddito sostitutivo della retribuzione.

L’importo dell’indennità è pari a quello delle integrazioni salariali ordinarie, cioè l’80% della retribuzione, ridotto del contributo del 5,84% ed ulteriormente ridotto dal 2° anno di fruizione in poi.

Ma la mobilità in deroga a chi spetta?

Possono beneficiarne i lavoratori licenziati, individuati in specifici decreti regionali o interministeriali, non aventi diritto ai sussidi a sostegno del reddito connessi alla cessazione del rapporto di lavoro previsti dalla legge.

Di conseguenza, la mobilità in deroga non può più essere concessa dopo il periodo di Naspi (l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti), di mobilità ordinaria o disoccupazione agricola già fruito, né può essere concessa se il lavoratore aveva diritto ad un ammortizzatore sociale e non ne ha fatto richiesta.

Ad oggi, comunque, le situazioni in cui spetta la mobilità in deroga sono un’eccezione: bisogna considerare che la mobilità ordinaria è stata abolita a seguito dell’istituzione dell’indennità di disoccupazione Naspi e che anche le ipotesi mobilità in deroga sono state gradualmente eliminate.

Una nuova ipotesi di spettanza della mobilità in deroga è stata di recente confermata dall’Inps [1]: riguarda i lavoratori dipendenti che hanno cessato un precedente periodo di cassa integrazione in deroga (Cigd) tra il 1° dicembre 2017 e il 31 dicembre 2018, senza aver maturato il diritto alla Naspi. Questi lavoratori potranno accedere ad un trattamento di mobilità in deroga per una durata massima di 12 mesi entro il 31 dicembre 2020.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sull’indennità di mobilità.

A chi spetta la mobilità?

In generale, il trattamento di mobilità ordinario spetta ai lavoratori il cui contratto è terminato a seguito di un licenziamento collettivo, con un’anzianità di servizio di almeno 12 mesi.

La mobilità, come abbiamo osservato, è stata abolita a seguito dell’istituzione dell’indennità di disoccupazione Naspi: chi è stato precedentemente ammesso al godimento della mobilità non cessa comunque di percepirla, in quanto l’erogazione delle precedenti indennità continua normalmente. Dal 2017, però, non è più possibile inoltrare nuove domande di mobilità.

I dipendenti delle aziende minori potevano beneficiare, in determinati casi, della mobilità in deroga: le ipotesi di ricorso a questa indennità sono state però ridotte e variate, limitandole alle aziende situate in determinate aree di crisi o a situazioni particolari. La mobilità in deroga per le aree di crisi è a carico delle regioni e deve essere autorizzata dal ministero del lavoro.

A chi spetta la nuova mobilità in deroga?

Una nuova ipotesi di mobilità in deroga è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2019 [2], modificata dal decreto Rilancio [3] e può essere attualmente richiesta.

La nuova mobilità in deroga spetta ai lavoratori che hanno cessato la cassa integrazione in deroga Cigd tra il 1° dicembre 2017 e 31 dicembre 2018, senza aver diritto alla Naspi. Per la precisione, si tratta di un’indennità d’importo pari alla mobilità in deroga che è concessa, nel limite massimo di 12 mesi e in ogni caso con termine entro il 31 dicembre 2020, in continuità con la Cigd. In altre parole, la decorrenza dell’indennità di mobilità deve avvenire senza soluzione di continuità rispetto alla conclusione del periodo di Cigd.

La nuova indennità può essere concessa ai lavoratori subordinati a termine o a tempo indeterminato con qualifica di operaio, impiegato o quadro, compresi apprendisti e lavoratori somministrati, purchè non già beneficiari di ammortizzatori sociali per la disoccupazione. Non è richiesto il requisito dell’anzianità aziendale minima di 12 mesi.

Concessione della nuova mobilità in deroga

L’indennità è concessa dalle Regioni e Province autonome nei limiti delle risorse loro destinate per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga, o per azioni di politica attiva del lavoro.

Perché la nuova mobilità in deroga sia concessa occorre dunque un decreto da parte delle Regioni e delle province autonome, che stabilisca la destinazione delle risorse per il finanziamento dell’ammortizzatore sociale, al posto dell’adozione di politiche attive per il lavoro.

La Regione o la Provincia autonoma deve chiedere all’Inps, prima di emanare il decreto, di quantificare le risorse residue, per accertare la sostenibilità finanziaria dell’intervento. Per consentire questa verifica preventiva, l’ente territoriale deve fornire all’Inps:

  • l’elenco con i nominativi e i codici fiscali dei lavoratori interessati;
  • l’indicazione della data di cessazione del precedente trattamento di cassaintegrazione in deroga concesso;
  • l’indicazione della data di inizio e fine dell’indennità di mobilità in deroga;
  • la stima del costo dell’indennità.

La nuova mobilità in deroga deve decorrere dal giorno successivo alla fine della precedente prestazione di cassa integrazione in deroga concessa.

Domanda di mobilità in deroga

Il lavoratore potenziale beneficiario della nuova mobilità in deroga deve inviare all’Inps un’apposita domanda on-line.

L’Inps verifica:

  • che il richiedente non abbia titolo alla Naspi; sono esclusi dalla mobilità in deroga i lavoratori che:
    • hanno percepito la Naspi;
    • non hanno richiesto la Naspi pur avendone diritto;
  • che abbia beneficiato della cassa integrazione in deroga concessa da una Regione o una Provincia autonoma;
  • che l’integrazione salariale sia cessata tra il 1° dicembre 2017 e il 31 dicembre 2018.

note

[1] Circolare Inps 75/2020.

[2] Art.1, co. 251, L. 145/2018.

[3] Art.87 DL 34/2020.


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