Tasse, Gualtieri: «chi non guadagna non paga»

26 Giugno 2020
Tasse, Gualtieri: «chi non guadagna non paga»

Il titolare del Mef spiega il meccanismo di imposizione che ora colpisce solo i ricavi effettivi e non quelli basati sul metodo previsionale.

Sulla questione fiscale il Governo «lavora su varie ipotesi»: dopo la recente retromarcia sul taglio dell’Iva, il ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, non si sbilancia troppo anche se lascia intendere che tra i progetti in cantiere c’è anche il calo dell’Irpef, una rimodulazione delle aliquote che trova d’accordo sia i politici sia i tecnici del suo dicastero.

Ma scendendo nel concreto, Gualtieri, durante la trasmissione Agorà su Rai3, illustra i provvedimenti già decisi e la strada tracciata per i prossimi in arrivo. «Abbiamo eliminato il saldo acconto dell’Irap, quindi abbiamo ridotto un altro pezzo, non è un un rinvio lo abbiamo tolto completamente e sono 4 miliardi di euro di tasse in meno», sottolinea. E subito dopo aggiunge: «Sposteremo fino al 20 luglio, per alleggerire il lavoro dei commercialisti, la scadenza dell’Isa e per i forfettari».

Si tratta, però, di un “mini rinvio” molto breve, una proroga di 20 giorni rispetto alla originaria scadenza del 30 giugno che gli stessi esponenti della categoria interessata giudicano insufficiente («il Governo è senza programmazione sulle scadenze fiscali», dice all’Adnkronos il presidente Ungdcec Matteo De Lise), tant’è che il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, ha proposto un emendamento al Dl Rilancio per spostare i termini al 30 settembre.

Ma Gualtieri non si lascia sorprendere e a queste contestazioni replica così: «Abbiamo eliminato il metodo previsionale non il metodo storico, quindi si paga solo quello che si è guadagnato: quindi chi non guadagna non paga». In altri termini, la prossima tassazione avverrà soltanto sui ricavi, incassi o compensi effettivamente conseguiti e non su quelli stimati e previsti in base all’andamento dei periodi precedenti, che non sono più validi dopo l’emergenza Covid-19 e la crisi economica che ne è derivata.

Poi, replicando alle opposizioni e in particolare alle affermazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, sul mancato rinvio delle cartelle esattoriali, Gualtieri ha sottolineato: «Salvini spesso fa confusione, forse non ricorda che noi abbiamo sospeso le tasse per tre mesi per quelli che avevano avuto un danno e per i settori più colpiti ed ora queste tasse sospese dovrebbero essere pagate da settembre a dicembre, ma stiamo decidendo di spalmare nel tempo questo adempimento fiscale» e ha promesso che sarà «alleggerito».

Il titolare del Mef sottolinea: «Abbiamo ridotto le tasse a 16 milioni di lavoratori e dal 1°luglio gli stipendi aumenteranno per 16 milioni di persone, per 4,5 milioni aumenteranno di 180 euro netti al mese, per 11 milioni i vecchi 80 euro arriveranno a 100 euro, un aumento significativo», rimarcando che «sono 7 miliardi di tasse tagliate in modo permanente».

Gualtieri annuncia anche l’arrivo di «aiuti significativi per le imprese», specificando che il quadro di sostegno non è limitato ai contributi a fondo perduto ma «si uniscono ad altre tre cose: il ristoro al 60% per gli affitti per tre mesi, l’eliminazione del saldo acconto Irap, l’eliminazione degli oneri di sistema sulle bollette, inoltre alcuni hanno avuto i 600 euro di indennità, andati a cinque milioni di lavoratori autonomi» e annuncia che per i trasferimenti a fondo perduto oggi partirà una seconda ondata di pagamenti, dopo i primi bonifici iniziati l’altroieri.

Leggi anche taglio di tasse e aiuti Covid: i soldi in arrivo.



1 Commento

  1. Immaginiamo una società in cui non circolino soldi, in cui, quindi, nessuno guadagna. Questo vuol forse dire che tutti debbano stare seduti ad aspettare che buoni samaritani venuti da Marte portino soldi e distribuiscano? Penso invece che la mancanza di soldi non comporti automaticamente la mancanza di lavoro. Penso che i rifugiati di Pitcairn si siano dati un gran daffare, soldi o non soldi, per conferire allo “Stato” isolano quel che serviva a far funzionare la società. Il lavoro può essere un diritto-dovere, non i soldi.

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