Vaccino Coronavirus, quali sono gli studi più avanzati

26 Giugno 2020
Vaccino Coronavirus, quali sono gli studi più avanzati

La ricerca dei preparati artificiali che possano darci l’immunità dal Covid continua a marce forzate, ma alcuni progetti sono più avanti di altri. Vediamo quali.

Sono circa un centinaio i futuri candidati vaccini al Coronavirus, ma non sono tutti allo stesso stadio, a livello di sperimentazione. Oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha aggiornato su questo importante dato, facendo sapere quali sono quelli più avanti nella ricerca e nei test. Lo ha spiegato Soumya Swaminathan, Chief Scientist dell’Oms, durante un briefing tecnico sull’iniziativa Act Accelerator, creata dall’organismo internazionale per dare impulso alla ricerca su farmaci, vaccino e sistemi diagnostici per il Coronavirus. Una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos riporta le sue dichiarazioni.

Chi sta più avanti

«Certamente a livello di fase di sperimentazione il vaccino AstraZeneca è quello più avanzato – ha detto Swaminathan – è iniziata la fase 2 e ci aspettiamo risultati molto presto. È già stata pianificata la fase 3 in molti Paesi. Anche Moderna inizierà gli studi di questa fase sull’uomo a metà luglio. Ma sicuramente AstraZeneca ha un impegno di portata globale quanto a pianificazione dei trial».

AstraZeneca è la multinazionale biofarmaceutica svedese-britannica che ha raggiunto un accordo con Oxford University e Jenner Institute per sviluppare, produrre e distribuire il vaccino ChAdOx1 nCoV-19, quello alla quale l’università di Oxford sta lavorando in collaborazione con l’italiana Irbm di Pomezia. Italia, Francia, Germania e Olanda hanno già sottoscritto un contratto con la società per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi per tutta la popolazione europea. Moderna, invece, è una biotech americana che, in collaborazione con gli U.S. National Institutes of Health a luglio avvierà uno studio controllato con placebo su circa 30mila persone che riceveranno il vaccino sperimentale per il Coronavirus.

«Il vantaggio delle compagnie multinazionali – ha proseguito Soumya Swaminathan – è la possibilità di pianificare gli studi in più Paesi e ambienti e l’Oms sarà lieta di facilitare questo processo per aumentare l’estensione degli studi e standardizzare l’analisi dei risultati anche a livello di immunogenicità. Stiamo lavorando per sviluppare con i nostri esperti modelli che possano essere disponibili per tutte le aziende, che possono sfruttare le nostre linee guida per far sì che gli studi siano simili».

Le prime dosi a dicembre 2020

«Ci sono moltissimi progetti in corso – ha aggiunto Sir Andrew Witty, Special Envoy del Dg Oms per Act-Accelerator – su vaccini con profili molto diversi. Finché non avremo i dati non si potrà dire quale funziona meglio, è importante che ci sia un portfolio di progetti diversificato con una varietà di tecnologie che bersagliano differenti meccanismi con cui il virus infetta. Ma bisogna rimanere umili finché non sarà dimostrata la sicurezza e l’efficacia di questi prodotti. Ci sono studi molto interessanti non solo in Occidente, ma anche in Cina e in India. Ma è ancora presto e saremo molto fortunati se ci impiegheremo 18 mesi, perché sarà il tempo più veloce di sempre».

Il problema numero 2, che si pone immediatamente dopo quello dell’efficacia di uno dei tanti candidati vaccini, è la distribuzione. Questione cruciale. «Quando verrà individuato un vaccino di successo, la domanda mondiale sarà in miliardi di dosi – ha detto Swaminathan -. Ma l’offerta iniziale sarà inevitabilmente limitata. L’attuale stima migliore è che non più di qualche centinaio di milioni di dosi saranno disponibili entro dicembre 2020».



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