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Quanti sono nel mondo i bambini che non possono lavarsi le mani

26 Giugno 2020 | Autore:
Quanti sono nel mondo i bambini che non possono lavarsi le mani

La prevenzione negata e la povertà che ammala: l’iniziativa di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità per non lasciare indietro nessuno.

Si fa presto a dire: «Lavate spesso le mani». A molti è negato perfino un gesto semplice ma decisivo per l’igiene come questo. Secondo l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), un miliardo di persone non può farlo: non hanno né acqua, né sapone in casa. La metà sono bambini. Per loro la prevenzione è impossibile, non potendo rispettare una delle più basilari regole di protezione dal Coronavirus ripetuta da inizio emergenza, insieme agli altri due pilastri antiCovid: distanziamento sociale e mascherine. Loro malgrado rischiano di più.

Cosa si può e si deve fare 

I direttori generali di Oms e Unicef hanno annunciato di voler avviare una campagna per mettere fine a questa piaga. Sessanta i paesi considerati più a rischio, quanto a circolazione senza controllo del virus; in questi Stati, la stragrande maggioranza dei quali in condizioni di sottosviluppo, a due cittadini su tre – per un totale di un miliardo – manca l’occorrente per lavarsi le mani. Servizi di base che, pure, non ci sono e che bisogna cercare di garantire a tutti, allo stesso modo di come ora ci si preoccupa di distribuire globalmente il vaccino, quando lo avremo.

La campagna Oms-Unicef si chiama «Lavaggio delle mani per tutti» e vuole portare acqua e sapone dove mancano. «Troppo spesso anche scuole, cliniche, ospedali e altri spazi pubblici non hanno servizi per lavarsi le mani, mettendo a rischio bambini, insegnanti, pazienti e operatori sanitari – affermano i direttori generali delle agenzie Onu per l’Infanzia e la Sanità -. A livello globale, due strutture sanitarie su cinque non hanno servizi per lavarsi le mani nei punti in cui viene prestata assistenza. È una minaccia che non può essere sottovalutata. Anche prima della pandemia, i bambini e le famiglie affrontavano ostacoli nell’accedere a servizi sanitari e igienici. Ora il grave rischio del Covid-19 rappresenta una minaccia di ulteriori sofferenze e diffusione di questa malattia letale».

La campagna vuole essere un modo per venire incontro a chi è più fragile ed esposto al Coronavirus, per impedire che i poveri paghino il prezzo più alto della pandemia.

Come stanno agendo concretamente Oms e Unicef

I direttori generali delle due organizzazioni, Henrietta Fore (Unicef) e Tedros Adhanom Ghebreyesus (Oms) hanno spiegato oggi i dettagli della campagna. «Stiamo unendo i nostri sforzi con altri partner internazionali, governi nazionali, settore privato e pubblico e organizzazioni della società civile – hanno detto – per garantire che siano disponibili prodotti e servizi a prezzi sostenibili, soprattutto nelle aree più svantaggiate, e per promuovere una cultura dell’igiene».

Servono piani d’azione completi per i Paesi più in difficoltà nel garantire che tutti possano seguire questa basilare precauzione. Oms e Unicef sono al lavoro su questo fronte, «per supportare gli sforzi di implementazione a livello globale e locale. Questi gruppi di lavoro – hanno spiegato i due direttori – faciliteranno l’apprendimento e lo scambio di informazioni, mentre interlocutori di diversi settori rafforzeranno i programmi per l’igiene e monitoreranno lo stato di progresso globale. I leader e i mobilitatori delle comunità forniranno consulenza sulle strategie e si muoveranno per la loro attuazione. Dobbiamo incrementare gli investimenti nei servizi idrici e igienico-sanitari e nella prevenzione e nel controllo dei contagi. Chiediamo ai Paesi di ampliare, sistematizzare e istituzionalizzare l’igiene delle mani e di impegnarsi a rafforzare ambienti adeguati, a fornire prodotti e servizi vitali e a promuovere attivamente le pratiche igieniche come parte di un pacchetto di azioni che salvano vite umane. Solo insieme possiamo raggiungere il traguardo di un’igiene delle mani universale».



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