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Quali sono i doveri inderogabili

1 Settembre 2020 | Autore:
Quali sono i doveri inderogabili

Ciascun cittadino quale membro di una comunità, è tenuto all’osservanza di determinati doveri pubblici.

Il termine Repubblica deriva dal latino res publica e significa “cosa di tutti”, nel senso che ogni cittadino partecipa alla vita dello Stato con uguali diritti e doveri. La Costituzione italiana riconosce non solo i diritti inviolabili di ciascun individuo ma anche i doveri che ognuno ha nei confronti dello Stato e, indirettamente, nei confronti della collettività.

In particolare, i doveri pubblici sono delle situazioni di soggezione inderogabili, imposte ai cittadini per tutelare un interesse della collettività, che tutti hanno l’obbligo di osservare e rispettare. Ma più concretamente, quali sono i doveri inderogabili? La risposta alla domanda si rinviene nell’articolo 2 della Costituzione, il quale afferma l’importanza dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale. Il cittadino non vive esclusivamente per sé e per i suoi interessi ma deve limitare la propria sfera individuale e sottostare a determinate prestazioni in favore della collettività. Si tratta di solidarietà ovvero di un dovere di partecipazione di ciascun cittadino alla vita della comunità, cercando di migliorarla, attraverso il suo personale contributo.

I doveri di solidarietà politica, economica e sociale

Il principio solidarista propugnato dall’articolo 2 della Costituzione, fa emergere la necessità per l’individuo di stare insieme perché organizzandosi in comunità gli uomini si migliorano e si aiutano a vicenda, riuscendo a provvedere ai più svariati bisogni.

In questa ottica, assumono rilievo i doveri di solidarietà politica, economica e sociale che, in generale, si possono così delineare:

  • i doveri di solidarietà politica corrispondono a una pluralità di situazioni in cui la persona è chiamata a partecipare alla vita della comunità alla quale appartiene. Ad esempio, osservare le leggi, rispettare le opinioni della maggioranza, eleggere i propri rappresentanti nelle istituzioni, sono alcuni doveri di solidarietà politica che i cittadini sono tenuti a rispettare;
  • per adempiere ai doveri di solidarietà economica è necessario agire non pensando esclusivamente al proprio tornaconto ma tenendo in considerazione anche le esigenze degli altri. Il pagamento dei tributi per contribuire alle spese pubbliche affinché lo Stato possa garantire i servizi pubblici ed aiutare i più bisognosi con i sussidi, può apparire un sacrificio economico ma è un dovere di solidarietà economica che deve essere assolto da tutta la comunità;
  • l’adempimento dei doveri di solidarietà sociale comporta che ogni individuo deve mettersi a disposizione di chi ha bisogno ed offrigli gratuitamente assistenza morale e materiale. A tal proposito basta pensare ai volontari della Protezione civile e a quelli di tutte le altre associazioni senza scopo di lucro, che si impegnano per l’utilità sociale.

Quali sono i doveri inderogabili

Alla luce di quanto detto finora, è possibile affermare che sono doveri inderogabili:

  • la difesa della Patria;
  • il pagamento dei tributi;
  • la fedeltà alla Repubblica.

Oltre a questi doveri espressamente enunciati negli ultimi tre articoli della parte prima della Costituzione, ve ne sono altri come ad esempio il dovere di impegnarsi in un lavoro, il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli, il dovere di istruirsi e il dovere di votare. Vediamoli uno alla volta.

Il dovere di difesa della Patria

L’articolo 52 della Costituzione enuncia il dovere di difesa della Patria, l’unico considerato come un dovere sacro del cittadino, cioè fondamentale da un punto di vista morale oltre che giuridico.

Il dovere di difendere la Patria riguarda tutti i cittadini e non deve essere inteso solo in termini di difesa militare. In tempo di pace la comunità nazionale, di fronte ad esempio a delle calamità naturali, deve sentire il dovere di prestare soccorso così come in occasione di un conflitto, la difesa della Patria spetta a tutti i cittadini e non solo ai militari.

Il 2° comma dell’art. 52 prescrive l’obbligo del servizio militare. In passato lo stesso doveva essere adempiuto da tutti i cittadini maggiorenni e coloro che si rifiutavano di svolgerlo per motivi di coscienza, venivano puniti con l’arresto.

Una legge del 1972 [1] ha concesso la possibilità di sostituire il servizio militare con quello civile, da svolgersi presso strutture sanitarie locali, case di riposo e biblioteche comunali, riconoscendo il diritto all’obiezione di coscienza.

Successivamente, nel 2001 [2], è stato istituito il servizio civile nazionale, che può essere svolto esclusivamente su base volontaria.

Il servizio civile nazionale dà la possibilità ai giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni di collaborare per un anno alle attività di enti pubblici ed associazioni senza scopo di lucro che si occupano di assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale.

Il 1° gennaio 2005 è stato introdotto il servizio militare professionale volontario. Oggi anche le donne possono fare parte dell’esercito italiano e prestare servizio volontario in marina, nell’esercito, nell’aeronautica, nell’arma dei carabinieri e nella guardia di finanza.

Coloro che decidono di effettuare il servizio militare o di prestare il servizio civile se hanno un posto di lavoro, hanno diritto a conservarlo; infatti, durante questo periodo, il rapporto di lavoro rimane sospeso.

Il dovere di pagare i tributi

L’articolo 53 della Costituzione indica i principi ai quali deve ispirarsi il sistema tributario.

Tutti devono contribuire alle spese dello Stato e tale dovere deve essere rispettato ed osservato non solo dai cittadini ma anche dagli stranieri che vivono e percepiscono reddito nel nostro Paese, i quali sono tenuti a versare i tributi allo Stato.

E’ questo un dovere fondamentale di solidarietà economica e sociale perché concorrere alle spese pubbliche significa garantire allo Stato ed agli enti pubblici le entrate necessarie per il funzionamento del proprio apparato e per offrire i servizi pubblici.

Per stabilire l’entità dei tributi dovuti da ciascun contribuente, deve applicarsi il criterio della capacità contributiva, in base al quale è tenuto a contribuire alle spese pubbliche, mediante il pagamento delle imposte e secondo la propria condizione economica, soltanto chi dispone di un determinato reddito.

In particolare il principio della progressività previsto dal 2° comma dell’art. 53 Cost. per la determinazione del carico fiscale, si concretizza nella percentuale (aliquota) da applicare per stabilire l’imposta all’aumentare della ricchezza. In parole più semplici chi è più ricco deve pagare di più.

Il dovere di fedeltà alla Repubblica

Dall’articolo 54 della Costituzione discendono sia un dovere morale, quello della fedeltà alla Repubblica, sia un insieme di obblighi, più o meno presenti in tutto il testo costituzionale.

Il dovere di tutti i cittadini di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi, sancito dal 1° comma, va collegato al principio enunciato nell’ultimo articolo della medesima Costituzione [3], laddove si dispone che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Questo significa che anche chi non è d’accordo con la forma repubblicana, è tenuto a rispettare la Costituzione e le leggi dello Stato.

Inoltre, il dovere di fedeltà va inteso come presa di consapevolezza da parte di tutti i cittadini dei propri diritti e dei propri doveri perché si può essere fedeli solo a qualcosa o a qualcuno di cui si conosce e apprezza il valore.

Nel rispetto del dovere di fedeltà, un ruolo fondamentale spetta a quei cittadini che ricoprono cariche pubbliche, che sono tenuti ad assolverle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi previsti dalla legge (si pensi al Presidente della Repubblica, al Presidente del consiglio o ai Ministri per i quali la Costituzione prevede espressamente il giuramento).

Il dovere di impegnarsi in un lavoro

Il dovere di impegnarsi in un lavoro si affianca al diritto al lavoro, entrambi enunciati nell’art. 4 Cost. Lo Stato deve impegnarsi a rendere effettivo il diritto al lavoro, mettendo in atto degli interventi tesi a favorire lo sviluppo economico e a creare le condizioni per il raggiungimento della piena occupazione.

Dal canto suo, ogni cittadino abile ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione, secondo le proprie possibilità e la propria scelta.

Il dovere di impegnarsi in un lavoro è un dovere morale perché, se non viene osservato, non comporta sanzioni o interventi da parte dell’autorità per costringere i cittadini a svolgere un’attività lavorativa.

Tuttavia, chi non lavora, per avere diritto al sussidio pubblico, deve dimostrare di essere disoccupato non per volontà propria ma per un impedimento effettivo.

Il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli

Il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli, sia legittimi sia naturali, cioè nati al di fuori del matrimonio, sancito dall’articolo 30 della Costituzione, spetta ad entrambi i genitori. Infatti, tra padre e madre sussiste una perfetta uguaglianza di ruoli e gli stessi hanno un’identica responsabilità nei confronti della prole.

Si tratta di un diritto-dovere (potestà genitoriale) ribadito anche dall’articolo 147 del codice civile, dove viene specificato che i figli devono essere istruiti tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Il comportamento non corretto dei genitori o l’incapacità di adempiere agli obblighi nei confronti dei figli possono comportare l’intervento dello Stato, il quale si riserva il diritto di togliere loro la potestà e disporre l’allontanamento dei figli.

Il dovere di istruirsi

Il dovere di istruirsi trova il suo fondamento nell’articolo 34 della Costituzione, il quale prevede anche il diritto allo studio.

Se da un lato spetta allo Stato garantire scuole statali in grado di assicurare il diritto allo studio, dall’altro per i giovani e in particolare per le loro famiglie, esiste il dovere di mandare a scuola i propri figli fino ai 16 anni.

Solo chi ha un’istruzione adeguata può partecipare alla vita dello Stato in maniera consapevole. Pertanto, la nostra Costituzione si impegna a consentire ai cittadini di crescere culturalmente, assicurando a tutti i ragazzi un’istruzione obbligatoria e gratuita dalla prima elementare e per almeno 8 anni. Parimenti le famiglie devono impegnarsi a far sì che i loro figli frequentino la scuola.

Il dovere di votare

L’articolo 48 della Costituzione considera il voto un dovere civico. Non si tratta cioè di un dovere giuridico, in quanto i cittadini non sono costretti a votare e se non esercitano questo loro diritto non vanno incontro a sanzioni. Tuttavia, il voto è sempre un dovere del cittadino nella sua qualità di membro di uno Stato democratico.

L’astensione e la mancata partecipazione alle consultazioni elettorali sono sinonimo di rinuncia all’esercizio della sovranità popolare. Non votare significa ignorare volontariamente il principio fondamentale su cui si fonda la democrazia, che è quello della partecipazione alla vita pubblica.


note

[1] L. n. 772/1972.

[2] L. n. 64/2001.

[3] Art. 139 Cost.


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