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Giroconto: fa scattare i controlli del fisco?

28 Giugno 2020
Giroconto: fa scattare i controlli del fisco?

Indagini fiscali: cosa può fare l’Agenzia delle Entrate se nota una serie di bonifici da un conto a un altro della stessa persona?

Sono sempre più numerose le persone titolari di due o più conti correnti. I bassi costi dei conti online consentono una gestione economica e pratica dei rapporti con la banca senza peraltro dover fare file allo sportello. Ma cosa si rischia in caso di giroconto? Un giroconto fa scattare i controlli del fisco? Facciamo un esempio pratico.

Immaginiamo che un contribuente, titolare di due conti correnti, sia solito spostare, di tanto in tanto, delle somme da un conto all’altro, senza un’apposita causale. 

Un giorno, l’Agenzia delle Entrate sottopone a verifica fiscale il conto di destinazione di tali bonifici e lì si accorge che c’è appunto una ricchezza piuttosto consistente. Così, supponendo che tali spostamenti di denaro sono dovuti a redditi non dichiarati, gli notifica un accertamento. Può farlo? Il giroconto può essere controllato dal fisco. A spiegarlo è stata la Commissione Tributaria Regionale della Campania in una recente sentenza [1].

I problemi dei bonifici bancari

In materia tributaria e, in particolare, nell’ambito della gestione dei conti correnti, esiste una norma giuridica molto rigida contenuta nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi: tutti i versamenti di contanti fatti sul proprio conto corrente o i bonifici ricevuti si considerano “reddito” e, quindi, devono essere tassati. Ciò è escluso solo se il contribuente riesce a dimostrare che il denaro depositato o pervenutogli sul conto è stato già tassato alla fonte (ad esempio, una vincita al gioco) o è esentasse (ad esempio, la vendita di un oggetto usato o una donazione dei genitori o del coniuge).

Si ha quindi ciò che tecnicamente viene chiamato «inversione dell’onere della prova»: l’amministrazione finanziaria è legittimata, in assenza di prova contraria, a presumere che l’operazione nascondi del nero. 

Riassumendo quanto sinora detto possiamo così semplificare il concetto. In caso di movimenti “in entrata” sul conto corrente, per non avere problemi con l’Agenzia delle Entrate le ipotesi sono solo due:

  • o l’importo viene “denunciato” nella dichiarazione dei redditi e, quindi, su di esso, si pagano le tasse (per ammissione dello stesso contribuente infatti si tratta di un reddito imponibile);
  • o il contribuente dimostra che l’importo non andava riportato nella dichiarazione dei redditi perché esente o già tassato alla fonte. In assenza però di tale prova, l’Agenzia delle Entrate è legittimata a presumere in automatico che la somma sia imponibile e, quindi, la può sottoporre a tassazione con l’applicazione anche delle sanzioni. 

I giroconti: cosa sono?

La differenza tra giroconti e bonifici è semplice e nota a tutti. I bonifici sono spostamenti di denaro tra conti di persone diverse. Invece, il giroconto è uno spostamento di denaro tra conti dello stesso soggetto. È sempre un giroconto la disposizione da un conto di un soggetto a uno di cui quest’ultimo è contitolare con un’altra persona.

Edoardo è sposato con Raffaella. Edoardo ha un conto corrente proprio e uno cointestato con la moglie. Nel momento in cui fa una disposizione dal conto proprio a quello cointestato sta effettuando un giroconto. 

Ci sono controlli fiscali sui giroconti?

Il problema che è stato posto ai giudici è se, per i giroconti, valgono le stesse regole fiscali dei bonifici. In altri termini, il denaro proveniente da un altro conto corrente dello stesso contribuente può far scattare la presunzione di redditi così come per i bonifici provenienti da terzi? Secondo i giudici tributari, la risposta è negativa.

Sono irrilevanti, ai fini Irpef e Iva, i movimenti tutti interni al patrimonio del medesimo contribuente: gli spostamenti di ricchezza in capo allo stesso soggetto non determinano, quindi, l’inversione dell’onere della prova.

In tali ipotesi, infatti, l’operazione si risolve sostanzialmente in una movimentazione tutta interna al comune titolare dei conti correnti che non ha rilevanza ai fini della determinazione del reddito soggetto ad imposta e non si riferisce ad operazioni imponibili. 

Una volta che il contribuente abbia dimostrato che i versamenti rilevati sul conto corrente oggetto di verifica provengono da disposizione operata da altro conto corrente a sé riconducibile (ossia che sono il frutto di un giroconto), ma non oggetto di ulteriore verifica, l’Agenzia delle Entrate non potrà presumere che si tratti di nero come, invece, può fare con i bonifici da terzi o i versamenti in contanti. Graverà, pertanto, sull’ufficio l’onere di dimostrare che l’importo versato sul primo conto corrente è fiscalmente imponibile.  


note

[1] Ctr Campania, sent. n. 23, 02.24.20.


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