Business | Articoli

Beni rifugio: oro, diamanti, fondi, azioni; la guida pratica

27 Agosto 2014
Beni rifugio: oro, diamanti, fondi, azioni; la guida pratica

Oro, quotazioni,  Etc, monete o lingotti, fondi di investimento, diamanti: come tutelarsi dal rischio del futuro.

Saranno i venti di guerra, che soffiano sempre più numerosi. O magari sarà l’economia: quella ripresa che nella vecchia Europa tarda a decollare e che persino negli Stati Uniti talvolta si mostra vacillante. Sta di fatto che l’oro – protagonista indiscusso nei tempi di crisi – non è ancora stato messo da parte dopo un 2013 in cui sembrava destinato a tramontare.

Il metallo giallo, bene rifugio per antonomasia, un anno fa veniva abbandonato in massa dagli investitori, convinti di essere alla fine del tunnel della recessione globale e ormai prossimi a superare la lunga fase dei tassi d’interesse sottozero: gli Etf sull’oro avevano subìto da soli un’emorragia di 40 miliardi di dollari. I riscatti erano continuati anche nei primi mesi del 2014, ma da qualche settimana si assiste a un’inversione di tendenza, che coinvolge sia l’oro “di carta”, sia soprattutto quello fisico.

«Quando il prezzo scendeva, i clienti compravano meno: una correlazione un po’ folle in effetti. Ma a luglio c’è stato un boom clamoroso di richieste – racconta Francesco Bernardini, responsabile del Servizio Oro di Banca Etruria, istituto attivo a 360 gradi nel settore –. Il primo semestre era stato molto fiacco, con un calo del 50% dei volumi fisici transati, ma il mese scorso c’è stato un +110% e la tendenza positiva è proseguita anche in agosto, soprattutto per l’oro fisico»

Al di là degli impulsi, talvolta irrazionali, che spingono all’acquisto, dedicare all’oro una quota intorno al 5% del portafoglio è una decisione saggia, secondo gli esperti: nella buona così come nella cattiva sorte. «Anche se le quotazioni sono molto volatili, l’oro funziona come un paracadute, che è sempre bene avere con sè in caso di eventi estremi», conferma Bernardini. Infatti, di solito (anche se non sempre) le quotazioni del lingotto si muovono in direzione opposta a quella delle Borse.

Storicamente inoltre il metallo ha dimostrato di dare una buona protezione dall’inflazione. E, soprattutto in alcune forme, è facile da liquidare ed quindi utile utile a coprire eventuali perdite su altri fronti. «Da questo punto di vista funziona decisamente meglio l’oro fisico», avverte Bernardini. Ma anche in questo caso bisogna fare attenzione: il mercato offre una vasta gamma di prodotti e servizi etichettabili come “oro fisico”, ciascuno con caratteristiche peculiari, che possono rispondere o meno alle esigenze dei singolo risparmiatore.

Carati

Il termine può essere usato come unità di misura del peso di gemme, come i diamanti, e perle: in tal caso equivale a 0,2 grammi. In un’accezione diversa tuttavia si usa anche per indicare la purezza delle leghe auree: un carato equivale ad una parte d’oro su un totale di 24 parti di metallo costituente la lega. L’oro fino, di massima purezza, è dunque a 24 carati, mentre i gioielli di solito sono in oro a 18k carati: un quarto della composizione è di altri metalli.

SCENARIO INCERTO PER LE QUOTAZIONI

Fed, geopolitica e consumi asiatici decideranno la linea del prezzo

Nella prima metà dell’anno ha stupito in positivo, ma nei prossimi mesi potrebbe deludere. Il rally con cui l’oro ha inaugurato il 2014 ha preso in contropiede molti analisti, ma non ha temperato il diffuso scetticismo sulle future performance del metallo. Dall’ultimo sondaggio Reuters, realizzato in luglio tra 31 operatori, è emerso che la previsione di prezzo media è di 1.277 dollari l’oncia per quest’anno e 1.250 $ per il prossimo. Insomma, ben pochi credono che quotazioni intorno a 1.300 $ possano resistere a lungo. Invece, l’oro dovrebbe invertire con decisione la rotta e riprendere la discesa che aveva avviato nel 2013 con un clamoroso crollo del 28%, il primo dopo oltre dieci anni consecutivi di rialzi che ne avevano quintuplicato il valore.

La spiegazione più ricorrente per giustificare l’outlook negativo è da molti mesi la stessa: le politiche monetarie espansive, che sono state uno dei principali motori del rally dell’oro, stanno volgendo al termine, almeno negli Stati Uniti, dove la Federal Reserve ha già quasi completato il ritiro degli stimoli all’economia. La risalita dei tassi di interesse reali, prevedono gli analisti, non potrà avere che un effetto negativo sull’oro, che non stacca cedole e quindi – in ragione del costo di opportunità – tende ad essere abbandonato quando altri rifugi tornano a essere appetibili. Anche le performance dei listini azionari (di certo non difensivi come un titolo di Stato) si sono del resto dimostrate un richiamo sufficiente ad allontanare molti investitori dal lingotto.

Un altro fattore che di solito incoraggia l’acquisto di oro, il rischio inflazione, è intanto sparito completamente dall’orizzonte: oggi a preoccupare è semmai il fenomeno opposto, quello della deflazione.

A favore del metallo giallo continuano a giocare i rischi geopolitici, che alimentano la ricerca di beni rifugio: sono soprattutto questi ad aver stimolato la ripresa delle quotazioni aurifere nella prima parte dell’anno. Da Israele all’Ucraina, dall’Iraq alla Libia, i focolai di tensione restano davvero numerosi e purtroppo non sembra che lo scenario globale si stia rasserenando.

Un ruolo chiave a sostegno dei prezzi ce l’ha anche la domanda di oro. Quella degli investitori di recente ha dato segnali di risveglio, ad esempio con un ritorno di flussi positivi negli Etp, che erano stati colpiti da pesanti riscatti nel 2013. Ma potrebbe essersi trattato anche di un fenomeno transitorio. I consumi fisici in Asia, invece, si stanno dimostrando più deboli che in passato. Le importazioni indiane continuano ad essere tenute a freno da pesanti dazi, che il Governo non sembra intenzionato a rimuovere. E persino la voracia della Cina si è un po’ spenta: nel primo semestre la domanda nel Paese, ormai primo consumatore mondiale di oro, è crollata del 20%.

ORO FISICO CONTRO ORO DI CARTA

Etc, monete o lingotti: una scelta da ponderare

Meglio sgombrare subito il campo dagli equivoci: la catenina d’oro non è un investimento. Il metallo prezioso costituisce al massimo tre quarti del suo peso e comunque il Compro Oro si ritaglierà un margine, pagandocelo molto meno della quotazione ufficiale. Del resto, anche lasciando stare i gioielli, chi vuole investire in oro ha solo l’imbarazzo della scelta. Una prima suddivisione da considerare è quella tra oro fisico e oro finanziario: da un lato ci sono lingotti e monete, dall’altro – accanto ai futures, fuori dalla portata dei piccoli risparmiatori – ci sono gli Etp o Exchange traded products. Questi ultimi, nati una decina di anni fa, sono oggi strumenti molto diffusi e “comodi”, perché si comprano e si vendono in borsa come le azioni. A Piazza Affari ce ne sono ben 16 quotati, ma attenzione perché il livello di complessità e di rischio variano molto a seconda del prodotto. Nella categoria Etp ricadono infatti sia gli Etc (Exchange Traded Commodities) con sottostante oro fisico, che replicano il prezzo del fixing londinese al netto di commissioni di gestione (di solito intorno allo 0,4%), sia quelli che invece hanno come sottostante futures sull’oro e che quindi possono guadagnare – o perdere – qualcosa in più, dal momento che i futures quando arrivano a scadenza devono essere sostituiti (si tratta del rolling yield). Particolare accortezza richiedono poi gli Etp “strutturati”, molto vicini a un derivato, che permettono di scommettere sull’oro a leva, talvolta anche tripla, e/o al ribasso (“short”). Anche l’acquisto di monete o piccoli lingotti, a prima vista semplice e sicuro, richiede comunque qualche cautela. Prima di tutto è sempre opportuno verificare che il rivenditore sia tra i 535 autorizzati dalla Banca d’Italia: l’Albo degli Operatori professionali in oro è anche online (bancaditalia.it, sezione Vigilanza). Per le monete è inoltre bene sapere che a fini di investimento è meglio scegliere quelle più diffuse – e dunque meglio rivendibili – come la sterlina Elisabetta II di nuovo conio, che vale circa 230 euro. Quanto ai lingotti il discorso è più complesso. Le placchette più piccole (ce ne sono anche da 5 grammi) paradossalmente convengono meno, perché i costi di manifattura incidono di più. A prescindere dalla dimensione, c’è poi il problema della custodia. Inoltre i lingottini si rivendono facilmente solo se sigillati nella confezione originale: altrimenti dovranno essere “saggiati” a spese del venditore per verificare l’assenza di alterazioni. In realtà per investire l’ideale sarebbe comprare – e tenere in banca – una barra London Good Delivery: quelle di oro fino, che circolano nel sistema bancario e sono tra gli asset più liquidi in assoluto. Ma pesano ben 12,5 kg e costano come un appartamento (poco meno di 400mila euro). Per i piccoli risparmiatori sono quindi nate soluzioni che permettono di accedervi in modo indiretto: oltre ai già citati Etc, corrispondenti a un decimo di oncia, c’è il servizio online di BullionVault, che permette di comprare frazioni di lingotti bancari. Un discorso a parte meritano infine i servizi Conto Oro e Oro Vero di Banca Etruria. Il primo è un vero conto corrente – e in quanto tale è coperto dal fondo interbancario di tutela dei depositi – in cui il valore della giacenza è espresso in once d’oro finanziario. Vi si può abbinare anche un Pac (Piano di accumulo di capitale), sempre in oro, con versamenti da 50 € mensili in su. Vero Oro – distribuito in 1.800 sportelli bancari, grazie ad accordi con altri istituti – è un “deposito a custodia”: si comprano vere placche di oro fisico, che la banca custodisce, facendo anche da sostituto di imposta: così si possono compensare plusvalenze e minusvalenze tra diverse asset class.

LE AZIONI DEL SETTORE

La tentazione di scommettere sulle società aurifere

I fondi di investimento hanno già fiutato l’affare: dopo anni di performance disastrose – anche durante il rally dell’oro – le società aurifere sono finalmente tornate a dare soddisfazioni e i gestori, convinti che gli spazi di crescita siano ancora ampi, stanno ritagliando uno spazio crescente nel portafoglio per accogliere queste azioni. Secondo Morningstar nei fondi azionari registrati in Gran Bretagna oggi pesano in media l’1,55%, il massimo da novembre. Certo investire in società aurifere non è esattamente la stessa cosa che investire in lingotti. Ma un po’ di esposizione all’oro la si guadagna comunque. E il crollo dei prezzi del metallo nel 2013 è servito a dare una scossa a molti produttori, costringendoli a fare pulizia in bilancio. Una serie di svalutazioni dolorose ma necessarie, unite a una maggiore disciplina negli investimenti e a un drastico taglio dei costi operativi avrebbe fatto svoltare l’angolo a parecchie società, giurano gli analisti, e i sacrifici avrebbero appena iniziato a ripagare: le azioni aurifere nel 2013 avevano perso in media il 53% contro il -28% dell’oro, ma quest’anno la situazione è (quasi) capovolta, con le minerarie del settore rimbalzate di oltre il 20% e il metallo giallo che invece registra un rialzo inferiore al 10 per cento. E il settore capitalizza tuttora il 58% meno che nel 2011, osserva Simona Gambarini di Etf Securities. Scegliere i singoli titoli su cui puntare può non essere facile, ma esistono Etp (quotati anche in Italia) che replicano un paniere di azioni del comparto.

L’ALTERNATIVA DEI DIAMANTI

Con le gemme si paga solo l’Iva: niente tassa sul capital gain

La crisi dei debiti sovrani è alle spalle, ma i diamanti non sembrano aver smesso di brillare come bene rifugio. Anzi, l’aumento della tassa sul capital gain – portata il 1° luglio dal 20 al 26% – fa splendere ancor di più queste pietre, il cui acquisto è gravato solo dall’Iva. Così le vendite dei diamanti da investimento (quelle realizzate attraverso il canale bancario, che garantisce la rivendibilità) stanno tornando a crescere, dopo essersi assestate lo scorso anno sui 110 milioni di euro, al di sotto del picco di 190 milioni raggiunto nel 2011.

«Registriamo un tasso di crescita del 10-12% rispetto allo scorso anno», ha spiegato al Sole 24 Ore Claudio Giacobazzi, presidente di Intermarket Diamond Business (Idb) uno dei due operatori del settore insieme a Diamond Private Investment (Dpi). «Credo che l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie abbia pesato eccome. Gli unici costi per chi si rivolge al nostro servizio di intermediazione sono quelli di uscita, ma diminuiscono con il crescere del periodo di investimento. Se nel primo anno le commissioni sono del 16%, al settimo anno scendono al 7%, mantenendosi poi costanti».

La logica è quella di guardare ai diamanti come a un investimento di lungo periodo. Anche perché queste pietre hanno storicamente offerto un rendimento costante nel tempo, simile a quello del mercato immobiliare: «Il diamante ha sempre battuto l’inflazione – aggiunge il presidente di Idb – e negli ultimi 10 anni il rendimento si è aggirato mediamente intorno al 4,5%». Niente male per i tassi di oggi. Eppure la scarsa liquidità del bene sconsiglia incursioni speculative o investimenti massicci: «Non c’è una soluzione per tutti. Per chi ha un profilo più conservativo non bisognerebbe salire oltre il 15-20% del portafoglio, per chi è più dinamico il 10% è una soglia comunque pertinente», sottolinea Giacobazzi. Inoltre si tratta di un mercato che per le caratteristiche – prezzi elevati, con tagli medi tra 25 e 30mila euro, e scarsa liquidità – non è alla portata di tutti. Anche per chi può permettersi un diamante il consiglio è comunque, a fronte di un budget definito, quello di diversificar. «Per l’investimento consigliamo pietre facilmente commercializzabili: meglio un mezzo carato che un carato e meglio comprare più pietre anziché una sola, in modo da poter smobilizzare anche solo una parte dell’investimento. Certo l’emozione rispetto al possesso di un unico, grande diamante è inferiore, ma se si fa un investimento è meglio far prevalere la razionalità».



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube