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L’Europa che ci aspetta da mercoledì sotto la guida Merkel

27 Giugno 2020 | Autore:
L’Europa che ci aspetta da mercoledì sotto la guida Merkel

Dal 1° luglio la Germania assume la presidenza di turno dell’Ue. Ecco le priorità della cancelliera per uscire dalla crisi del Covid. E la risposta di Conte.

Per i prossimi sei mesi, la Germania prenderà in mano la presidenza di turno dell’Unione europea. La cancelliera Angela Merkel ha già disegnato quali saranno le sue priorità per un periodo che non si presenta facile da gestire, tra il tentativo di uscire dalla devastante crisi del coronavirus che ha colpito l’Europa senza pietà ed i timori di un ritorno dell’epidemia proprio mentre Berlino sarà alla guida dell’Ue.

In un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, Merkel parla del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Definisce il suo utilizzo «una decisione italiana» e ritiene che si tratti di «uno strumento usato da tutti che non è stato attivato perché rimanda inutilizzato». Parole che hanno ricevuto pronta risposta da parte del premier italiano Giuseppe Conte: «Rispetto al Mes – ha detto a margine della conferenza stampa in cui è stato presentato il Piano Scuola – non è cambiato nulla rispetto alle opinioni della Merkel. Ad ogni modo – ha replicato stizzito – ai conti dell’Italia ci penso io»

Secondo la cancelliera, ci vuole uno sforzo eccezionale per portare l’Europa fuori dalla crisi provocata dal Covid. Ecco perché rinnova sulle colonne del giornale tedesco l’invito alla Germania a «non pensare solo a sé stessa, ma ad essere pronta ad un atto straordinario di solidarietà verso altri Paesi». Ed ecco che torna a pronunciare il nome dell’Italia, insieme a quello della Spagna, colpire «in modo violento sul piano economico, sanitario e, a causa del grande numero di vittime, anche emotivo». Una generosità, quella che Merkel ha in mente, non priva di un certo tornaconto: «È nell’interesse tedesco – osserva – avere un forte mercato interno e che l’Unione europea cresca insieme e non si sfaldi. Ciò che è buono per l’Europa – ricorda Merkel – era ed è buono anche per noi».

Qualche parola la riserva anche al Recovery Fund, il Fondo per la ricostruzione sul quale molti Paesi (Italia in testa) fanno affidamento per ripartire dopo la crisi. Merkel, però, avverte: «Non potrà risolvere tutti i problemi dell’Europa. Se anche potesse aumentare di un punto il Pil comunitario, sarebbe solo l’1% e ci sono molte altre cose che devono fare gli Stati». Come a dire: non ci si aspetti che una manna dal cielo sia l’unica soluzione, piuttosto sia un aiuto per rendere competitivo il proprio Paese.

Quando Berlino sarà a capo dell’Unione per i prossimi sei mesi, Merkel lavorerà anche a quello che ritiene un necessario cambiamento dei criteri di distribuzione delle risorse rispetto a quelli tradizionali, perché – fa notare la cancelliera – l’epidemia ha avuto un impatto diverso sui vari Stati membri. Secondo Merkel, per i Paesi con alto tasso di indebitamento, «i crediti hanno meno senso dei contributi». Ecco perché sta tentando di convincere i cosiddetti «Paesi frugali», cioè Austria, Olanda, Svezia e Danimarca ad accettare il principio dei finanziamenti a fondo perduto.

Due considerazioni, infine, sui rapporti futuri con Stati Uniti e Regno Unito. Da una parte, Merkel vuole privilegiare l’idea della comunità di difesa atlantica rispetto all’ipotesi di uno scudo nucleare europeo. Ma ammette che «l’Europa deve assumersi un carico più grande rispetto alla Guerra Fredda». E che «se gli Stati Uniti vogliono volontariamente congedarsi dal ruolo di potenza mondiale, noi dobbiamo fare una riflessione approfondita».

Per quanto riguarda, invece, la Brexit, la cancelliera tedesca avverte che «il Regno Unito dovrà vivere con le conseguenze della scelta del premier Boris Johnson di non avere legami economici stretti con l’Ue». Non sarà certo l’Europa, a detta di Angela Merkel, a «dover definire quello che vuole la Gran Bretagna, è Londra a doverlo fare e noi risponderemo di conseguenza». Un allontanamento sarà, a suo avviso, inevitabile «se il Regno Unito non intende adottare regole sull’ambiente, il mercato del lavoro o sugli standard sociali compatibili con quelli europei».



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