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Danno biologico: quando è risarcibile?

28 Giugno 2020
Danno biologico: quando è risarcibile?

Cos’è e come funziona il danno biologico: l’onere della prova e la perizia medico-legale. 

Chi non è un avvocato o comunque un esperto di aule di tribunale potrebbe trovare difficile comprendere cos’è il danno biologico e quando è risarcibile. 

La scienza del diritto ha, infatti, elaborato diverse voci di danno che si collegano ad un atto illecito. La ripartizione generale – e più facilmente comprensibile – è quella tra «danni patrimoniali» (che cioè hanno ripercussioni sul patrimonio del danneggiato) e «danni non patrimoniali» (che invece non sono subito quantificabili economicamente ma lo sono solo in via indiretta). All’interno di queste due categorie sono state individuate altre sottospecie.

Per tutte però vale un principio generale: quello dell’onere della prova. In buona sostanza, chi assume di aver subito una lesione di un diritto deve anche dimostrarla. Il che gli impone, in una eventuale causa, di presentare al giudice le prove del danno e delle conseguenze dell’atto illecito.

Per comprendere più a fondo cos’è il danno biologico e quando è risarcibile dobbiamo quindi partire dal principio e spiegare quali sono le voci di danno che possono scaturire da un atto illecito. 

I danni patrimoniali

Il primo danno a cui si pensa in presenza di un atto illecito è quello di natura patrimoniale. 

Se una persona rompe un oggetto a un altro glielo deve rimborsare. Lo dice anche un adagio popolare: «Chi rompe paga». È ciò che si chiama danno emergente.

A volte, il danno patrimoniale si sostanzia nei costi per la riparazione, altre volte – quando la riparazione è impossibile – nel prezzo necessario a ricomprare un altro oggetto simile. In questo secondo caso, però, non si può pretendere un risarcimento tale da ottenere un bene nuovo di zecca: se così fosse, il risarcimento diverrebbe un affare per il danneggiato che, in questo modo, si arricchirebbe (al posto dell’oggetto usato ne otterrebbe uno integro). Sicché, il risarcimento non può mai superare il valore di mercato che aveva il bene danneggiato al momento del fatto illecito.

Ne caso di una lesione fisica, il danno emergente sarà costituito dalle spese mediche necessarie alla guarigione, come quelle per le medicine, per l’intervento del chirurgo estetico, la fisioterapia, ecc.

Nell’ambito dei danni patrimoniali poi c’è il lucro cessante che è il reddito che il danneggiato ha perso a seguito del fatto illecito e del conseguente rallentamento o stop della sua attività lavorativa. Si pensi all’agente di commercio che, a seguito di un incidente stradale, non abbia potuto concludere i propri affari. 

La quantificazione del danno emergente è molto più facile rispetto a quella del lucro cessante. Infatti, per il primo basterà dimostrare le spese con le fatture o gli scontrini. Per il secondo, invece, bisogna fare un’analisi probabilistica, andando a stimare ciò che si sarebbe potuto verificare – ma che non si è verificato – se l’illecito non ci fosse stato. Anche qui l’onere della prova spetta al danneggiato.

I danni non patrimoniali

I danni non patrimoniali sono quelli che invece vanno a risarcire le conseguenze di natura morale, fisica e alla vita di relazione del danneggiato. Per quanto non si tratta di danni al patrimonio, anche queste voci vanno quantificate economicamente (ossia in termini monetari), cosa che fa il giudice sulla base di presunzioni, tabelle e valutazioni equitative basate sul caso concreto.

Innanzitutto, c’è il danno morale, che è la sofferenza interiore patita dal danneggiato a seguito del fatto illecito. Si tratta della sofferenza psichica o fisica (si pensi al dolore per le ferite riportate o al disagio per un arto ingessato).

Proprio per la difficoltà a individuare un danno morale, la legge ne consente il risarcimento solo in presenza di un reato o della lesione di un diritto costituzionale.

Poi, c’è il danno biologico o alla salute che consiste nella compromissione delle attività quotidiane e lavorative che il danneggiato ha subito a seguito del fatto illecito. Così, ad esempio, se dopo un incidente stradale il danneggiato non è più in grado di sollevare completamente un braccio avrà diritto al corrispondente danno biologico parametrato alla limitazione patita. 

Cos’è il danno biologico?

Il danno biologico è, quindi, rappresentato dall’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato.

Come scritto dalla Cassazione, il danno biologico consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla semplice sofferenza psichica (che, invece, confluisce nel danno morale), della lesione psicofisica. 

Come viene risarcito il danno biologico?

Per trovare un criterio oggettivo, e valido per tutti, di risarcimento del danno biologico si ricorre a delle tabelle apposite che, ad ogni punto di invalidità, assegnano una misura di risarcimento basata anche sull’età del danneggiato. Una invalidità pesa di più su un giovane – costretto per tutta la vita a sopportare la limitazione – che su un anziano, con una prospettiva di sopravvivenza ben inferiore.

Le cosiddette tabelle del danno biologico non sono mai state previste dalla legge ma sono state adottate da alcuni dei più importanti tribunali d’Italia per dare un riferimento pacifico ai giudici ed evitare arbitrari o ingiustificati trattamenti. Attualmente, gran parte dei tribunali italiani si rifanno alle tabelle del tribunale di Milano o quelle del tribunale di Roma.

Quando è risarcibile il danno biologico?

Il danno biologico non richiede una invalidità definitiva, permanente e totale. Si può ottenere il risarcimento anche in presenza di una invalidità parziale e/o limitata a un periodo breve.

Prendiamo ad esempio due incidenti stradali, uno lieve e uno grave.

Nell’incidente lieve, il conducente riporta una lesione alla spalla che gli impone una fasciatura per 20 giorni. Nei primi 5 giorni, il medico gli ordina riposo assoluto a letto. Nei successivi 15, il danneggiato può tornare a svolgere alcune (ma non tutte) attività quotidiane. In questo caso, si avrà un’invalidità totale per i primi 5 giorni e una invalidità parziale per i successivi 15. Si tratterà comunque di una invalidità temporanea e non definitiva. Pertanto, la misura del risarcimento sarà relativamente bassa in relazione alle conseguenze transitorie che il sinistro ha avuto.

Immaginiamo ora un incidente grave a seguito del quale il conducente perda completamente l’uso di un arto. Gli verrà perciò liquidata un’invalidità totale temporanea per i primi giorni necessari al recupero motorio e una invalidità parziale definitiva per la perdita funzionale della gamba.

Tali invalidità vengono espresse in percentuali.

Dicevamo in apertura che, per ottenere il risarcimento del danno biologico, bisogna dimostrarlo. L’onere della prova è, quindi, del danneggiato. A tal fine, verrà di solito espletata una perizia medico-legale che, rifacendosi appunto alle accennate tabelle dei tribunali, tenterà di quantificare la percentuale di invalidità e, sulla base di essa, il correlativo risarcimento.

Il giudice chiaramente, non potendosi attenere a una perizia di parte, ordinerà una perizia a un proprio fiduciario, il cosiddetto ctu – ossia il consulente tecnico d’ufficio – che farà una valutazione medico-legale a seguito di una visita medica sul danneggiato. 


note

[1] Cass. sent. n. 11039/2006.


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