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Renzi: 90 giorni per il destino del Governo

27 Giugno 2020 | Autore:
Renzi: 90 giorni per il destino del Governo

Nuovo ultimatum del leader di Italia Viva a Conte: lo avverte che il suo sostegno sarà determinante per rimanere in piedi e gli indica la strada da seguire.

Matteo Renzi è – e vuole essere – sempre più l’ago della bilancia della politica italiana. Nonostante i sondaggi releghino il suo partito, Italia Viva, sotto il 3%, la sua presenza è stata spesso decisiva per salvare il Governo. Renzi lo sa bene ma non vuole apprezzamenti o ringraziamenti per questo. Piuttosto, guarda al prossimo futuro e ipotizza nuovi scenari. Stavolta con una precisa scadenza che ha il sapore di un nuovo ultimatum a Conte.

«Il futuro dell’Italia si deciderà nei prossimi 90 giorni», dice in un’intervista concessa oggi a Il Foglio e riportata dall’Adnkronos. Questa data non è casuale: le elezioni regionali saranno fissate, molto probabilmente, il 20 e 21 settembre. «E da qui alle elezioni regionali capiremo davvero cosa succederà al paese – prosegue Renzi. Capiremo se il Governo riuscirà a essere all’altezza delle sfide e se la maggioranza riuscirà a rafforzarsi seguendo l’unica strada che ha a disposizione: pensare un po’ meno al presente e un po’ più al futuro. Avere una visione che vada oltre le dirette Facebook e i sondaggi».

Dopo questa premessa il leader di Italia Viva scende nel concreto e fornisce indicazioni a Conte su come dovrebbe comportarsi per superare questa sfida: la fiducia di Renzi al Governo, infatti, è sempre provvisoria e condizionata, prova ne è il suo ultimatum di fine aprile, quando sembrava intenzionato a dare il colpo di grazia all’attuale Esecutivo, ma forse era una manovra tattica per far accogliere le sue proposte nel Decreto Rilancio, come in buona parte è avvenuto.

Ecco allora la nuova mossa del leader di Italia Viva: «Il problema non è chi è oggi l’inquilino di Palazzo Chigi, ma chi sarà domani l’inquilino del Quirinale», spiega nell’intervista. Renzi, cioè, guarda lontano e pensa al successore di Mattarella al Colle: il 2022 non è lontano e se le elezioni regionali di settembre dovessero consegnare, come ipotizzano alcuni sondaggi, alcune importanti Regioni italiane al centrodestra (come il Veneto, la Liguria, la Campania, la Toscana, le Marche e la Puglia) il peso dei loro delegati – che contribuiscono, insieme ai parlamentari nazionali, all’elezione del Capo dello Stato – aumenterebbe in modo decisivo.

Qui Renzi avverte: «Stiamo attenti a non commettere uno storico errore commesso negli ultimi anni dalla sinistra, ovverosia nazionalizzare elezioni che, per quanto coinvolgano circa 24 milioni di elettori, non possono che restare regionali. Saranno un appuntamento importante, un test per misurare la forza di tutti i partiti. Ma non debbono essere trasformate in una prova decisiva per il Governo. Il futuro dell’esecutivo non dipende dal voto regionale, ma dalle scelte che farà il Governo da qui ai prossimi mesi».

Appunto, i 90 giorni “intimati” da Renzi al Governo e soprattutto al premier. E allora, come dovrebbe comportarsi in questo periodo Conte, secondo Renzi, per garantirsi il suo sostegno? Il leader di Italia Viva risponde così: «Sono convinto che questo Parlamento debba arrivare fino al 2023, sostenendo e traducendo con i fatti e con una maggioranza all’altezza della sfida lo sforzo europeista messo in campo in Europa Ursula von der Leyen. E in Europa quello schema sta dimostrando di funzionare».

Renzi quindi indica a Conte di seguire il “modello Ursula”, con il suo impegno verso il Recovery Fund e gli altri piani di mutuo sostegno tra i Paesi europei – che dovranno essere decisi dal Consiglio Ue entro luglio – anziché la strada delle contrapposizioni, delle prese di distanza e dell’isolamento che il premier sembra aver intrapreso anche oggi, quando nell’ultimo botta e risposta con la cancelliera tedesca Angela Merkel, che aveva invitato l’Italia a «ricorrere a tutte le risorse Ue» e dunque anche al Mes, ha replicato seccamente «I conti per l’Italia li facciamo noi».

Non è un mistero che Renzi sia favorevole all’utilizzo delle risorse messe a disposizione del Meccanismo europeo di stabilità, i 37 miliardi del “fondo salva stati” che lasciano invece perplesso Conte, il Movimento 5 Stelle e una larga parte del Pd per i timori di condizioni capestro.

Ma non è solo questo, l’uso o meno del Mes, il punto sollevato da Renzi nell’intervista di oggi, ce n’è anche un altro che gli sta ancora più a cuore. Con la “grande fuga” di parlamentari dal Movimento 5 Stelle – la scorsa settimana ne sono usciti due, uno dei quali è passato alla Lega – la tenuta della maggioranza scricchiola, soprattutto al Senato dove la conta dei voti ora è appesa a un filo. E intanto Matteo Salvini annuncia già che altri pentastellati sono pronti al salto e passeranno presto nelle sue file.

Qui Renzi indica la sua soluzione, quando dice: «Non sottovaluto i problemi che vi sono al Senato, ma neanche li sovrastimo. Questa legislatura durerà, molti parlamentari dell’opposizione sono pronti a dare una mano». Ecco allora che si ipotizza la possibilità di un soccorso al Governo da parte di alcuni senatori che attualmente militano nelle file dell’opposizione, specialmente in Forza Italia e Renzi lascia capire che soltanto lui potrà convincerli a dare una mano a Conte per tenere a galla il Governo.

«Perché una soluzione per rimettere a posto gli equilibri c’è, esiste, e coincide con il partito che abbiamo fondato», prosegue Renzi, e subito chiarisce: «voglio dire, chi ha sparato contro Italia Viva, negli ultimi mesi, sostenendo che il nostro partito avrebbe indebolito la maggioranza oggi forse dovrebbe ricredersi, perché se Italia Viva non avesse attratto pedine fondamentali anche da altri partiti lontani dalla maggioranza oggi il governo non avrebbe i numeri per andare avanti».

Più chiaro di così non si può: Renzi dice a Conte che Italia Viva è determinante soprattutto in questo momento, non solo perché la maggioranza si assottiglia e i suoi voti sono decisivi ma anche grazie alla sua “forza attrattiva” di cui gli altri partiti, invece, non dispongono. E infatti aggiunge un suggerimento: «Se io fossi in Conte, in Di Maio, in Zingaretti smetterei di fare la guerra al nostro partito e inizierei a capire in che modo Italia viva può aiutare con i fatti a dare vitalità al governo».

Per evitare fraintendimenti, chiarisce subito: «È un passaggio cruciale, non chiedo poltrone ma offro politica: servono spazi di agibilità politica, non sottosegretari». Invece esclude ogni ipotesi di accordi sottobanco con Salvini, quando dice: «Ci hanno detto, in modo un po’ ignobile, di essere l’altra faccia del salvinismo, dimenticandosi però che se non ci fossimo noi in Parlamento al governo ci sarebbe proprio Salvini».

Infine, la zampata: «E poi, parliamoci chiaro, se si vuole pensare a un modo di allargare il perimetro della maggioranza non c’è un modo migliore se non quello di dare più forza a Italia Viva. Nel centrodestra c’è una miniera di persone che non vuole morire in un polo sovranista. E a tempo debito quel serbatoio offrirà benzina preziosa per combattere contro i nemici dell’Europa». Con queste parole Conte è avvisato: se vuole rimanere alla guida del Governo in modo duraturo, non potrà fare a meno di Renzi e del sostegno determinante che Italia Viva promette di offrirgli.



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