Contanti: con la nuova soglia resta il rischio del «nero»

27 Giugno 2020 | Autore:
Contanti: con la nuova soglia resta il rischio del «nero»

Unimpresa spiega come e perché si può aggirare il tetto ai pagamenti in cash che entra in vigore il 1° luglio. Quale sarà il ruolo delle banche.

«Meno cash in circolazione, nessun limite specifico ai prelievi e ai versamenti del denaro contante in banca. Ma “nero” di fatto ancora libero per i mini acquisti, anche sfruttando il trucco dei pagamenti frazionati: le nuove soglie saranno facilmente aggirate col risultato che il gettito fiscale non subirà vantaggi particolari, ma i consumi potrebbero subire una stretta anche per motivi di tipo psicologico». Ecco il vademecum di Unimpresa in vista dell’entrata in vigore, da mercoledì 1° luglio, del nuovo tetto per i pagamenti con le banconote che cala da 3.000 a 2.000 euro che poi scenderà ancora a 1.000 euro da gennaio 2022.

«È il momento peggiore per introdurre tetti al contante: con la peggiore crisi degli ultimi decenni da affrontare, tutte gli sforzi vanno indirizzati per favorire e stimolare la spesa e non per fiaccare gli acquisti delle famiglie», commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

Come noto, da mercoledì il limite per fare dei pagamenti in contanti passa, per l’esattezza, da 2.999,99 euro a 1.999,99 euro. Da gennaio 2022, si scenderà ulteriormente a 999,99 euro. La norma è stata introdotta con la manovra sui conti pubblici per il 2020.

«Per i pagamenti di importo maggiore – continua il Centro Studi di Unimpresa – diventa obbligatorio l’utilizzo di bonifici, strumenti digitali e denaro di plastica (carte di credito e Bancomat). Il concetto di fondo è la tracciabilità. Le sanzioni partono da 3.000 euro e arrivano fino a 50.000 euro per una singola operazione, secondo la gravità dell’infrazione. La stretta al contante ha un duplice obiettivo: contrastare l’evasione fiscale e combattere il riciclaggio del denaro sporco (traffico di stupefacenti, vendita di armi, ecc.). In linea teorica, la mera circolazione di denaro contante non ha alcun limite poiché le soglie riguardano i pagamenti ”ufficiali”. I tetti imposti per legge mirano a rendere la vita complicata per spendere il cash per l’acquisto di beni e servizi non ”in nero”. Ma fino a importi non rilevanti (alcune migliaia di euro) il ”nero” potrà continuare ad avere gioco facile rispetto ai controlli».

Secondo Unimpresa, dunque «tutto dipende dalla capacità di spesa e dalle esigenze di chi incassa il contante. Senza dimenticare la possibilità di frazionare formalmente i pagamenti con multipli delle soglie introdotte (10.000 euro possono essere divisi in 5 rate da 2.000) né il fatto che chi ha incassato illecitamente denaro contante può a sua volta continuare a pagare senza alcuna tracciabilità, facendo leva anche su motivazioni fiscali del destinatario».

Le banche possono, in qualche modo, contrastare questo fenomeno? «Non esistono limiti specifici per quanto riguarda la movimentazione di denaro in banca – ricorda Unimpresa –, sia per quanto riguarda i prelievi sia per quanto riguarda i versamenti. Ciò perché il versamento o il prelievo non configura un cosiddetto trasferimento tra soggetti diversi. Tuttavia, i conti correnti sono soggetti a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, che ha accesso a tutti i dati bancari per accertamenti di natura tributaria. Stesso discorso per le verifiche da parte dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, per quanto riguarda le norme sull’antiriciclaggio. In questo caso, peraltro, l’operatore bancario può segnalare operazioni sospette in relazione a movimentazioni consistenti di contanti. Nel dettaglio, l’operatore potrebbe richiedere le motivazioni che hanno indotto al prelievo o l’origine di fondi oggetto di versamento (a esempio nel momento in cui il denaro movimentato si discosta di molto dall’operatività abituale del cliente o da quanto indicato nelle dichiarazioni dei redditi). Il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche non eccedenti la soglia normativa, e nello specifico, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio e l’attività del cliente, può costituire elemento di sospetto».



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