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Cosa accade alla casa familiare quando il figlio diventa maggiorenne?

28 Giugno 2020
Cosa accade alla casa familiare quando il figlio diventa maggiorenne?

Assegnazione della casa all’ex moglie o comunque al coniuge con cui vivono i figli: quando l’ex coniuge proprietario ritorna nel possesso del proprio immobile?

Un nostro lettore ci ha chiesto cosa accade alla casa familiare quando il figlio diventa maggiorenne. La domanda ci viene posta perché questi, proprietario di un immobile, ha dovuto far le valigie e andare via non appena separatosi. Il giudice, infatti, ha assegnato l’immobile all’ex moglie con cui sono andati a vivere i suoi due bambini. Ora questi ultimi hanno raggiunto la maggiore età e l’uomo vorrebbe rientrare nel possesso della propria casa, tenuto conto che uno dei due frequenta un’università in un’altra città mentre l’altro svolge saltuariamente dei lavoretti.

L’argomento è sempre attuale, così abbiamo deciso, a vantaggio di tutti, di spiegare appunto, più in generale, cosa accade alla casa familiare quando il figlio diventa maggiorenne. Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul tema.

Quando c’è assegnazione della casa familiare?

Quando la coppia si separa ed ha figli minorenni, il giudice decide sull’affidamento di questi ultimi e sulla loro collocazione. 

Con l’affidamento si determina quale genitore dovrà adottare tutte le scelte per la loro crescita, educazione, istruzione e salute. La regola vuole, a riguardo, che l’affidamento sia condiviso, che cioè spetti tanto al padre quanto alla madre. Solo in caso di grave inidoneità di uno dei due il tribunale opta per l’affidamento esclusivo.

Con la collocazione, invece, si stabilisce con quale genitore i figli andranno a vivere abitualmente, salvo il diritto-dovere dell’altro di far loro visita periodicamente.

In questo quadro, si inserisce la scelta sulla cosiddetta «casa familiare» ossia l’immobile ove la coppia ha abitualmente vissuto. La casa familiare non è, quindi, la seconda casa o la dimora estiva ma quella ove i figli insieme ai genitori si sono raccolti per gran parte dell’anno.

Il giudice assegna la casa – anche se in affitto o in proprietà dell’ex coniuge – al genitore con cui vanno a vivere i figli. Lo scopo dell’assegnazione della casa familiare non è infatti quello di garantire un sostegno al reddito del genitore “collocatario”, bensì consentire ai figli di continuare a vivere nello stesso habitat in cui hanno vissuto finché la famiglia è stata unita al fine di non creare in loro ulteriori traumi. 

Sicché, laddove si tratti di coppia senza figli o con figli già autonomi e indipendenti, il giudice non potrà adottare alcuna scelta sull’attribuzione della casa, che resterà pertanto al suo proprietario.

Tali regole valgono sia per le coppie sposate che per quelle di conviventi. Quindi, l’assegnazione della casa familiare può scattare anche in presenza di figli nati fuori dal matrimonio (cosiddetti figli naturali).

Quando viene assegnata la casa familiare?

Da quanto abbiamo appena detto sopra, l’assegnazione della casa – che scatta solo se c’è un interesse del figlio o dei figli da proteggere – può avvenire solo in presenza di:

  • figli minorenni; la giurisprudenza ha precisato che il figlio o i figli devono essere di entrambi i coniugi; pertanto, se un coniuge convive col proprio figlio minore che non è figlio anche dell’altro coniuge perché avuto da una precedente relazione, non ha diritto all’assegnazione della casa coniugale [1];
  • figli maggiorenni non economicamente autosufficienti. L’interesse di tali figli rileva solo se la mancata autosufficienza economica non è dovuta a pigrizia o inerzia. Se il figlio è appena divenuto maggiorenne e continui a convivere, la casa va assegnata alla madre che con lui convive [2]. Il genitore che chiede l’assegnazione può limitarsi a provare la convivenza con il figlio maggiorenne, perché tale circostanza fa presumere la non autosufficienza economica incolpevole, mentre l’indipendenza economica o la colpa per il mancato conseguimento di tale indipendenza deve essere provata dal genitore che allega tali circostanze;
  • maggiorenni portatori di handicap.

Che succede alla casa familiare se i figli diventano maggiorenni?

Come anticipato, non è con la maggiore età dei figli che scatta la revoca dell’assegnazione della casa familiare ma con la loro indipendenza economica o con l’abbandono della casa stessa. 

Così, se il figlio raggiunge un reddito che gli consente di rendersi autosufficiente, la madre che vive con lui dovrà lasciare la casa all’ex marito, a meno che non abbia anche un altro figlio che non sia ancora autonomo economicamente.

Allo stesso modo, se il figlio, con o senza la madre, decide di andare a vivere in un altro luogo (ad esempio, a casa dei nonni o degli zii) la casa familiare torna all’effettivo proprietario. 

Spesso, è dubbio se sussistano i presupposti per l’assegnazione quando il figlio o i figli convivono saltuariamente col genitore.

Secondo la tesi prevalente, la convivenza rilevante comporta la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di un genitore con eventuali sporadici allontanamenti per brevi periodi e con esclusione, quindi, della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana; in tali casi, esiste un rapporto di ospitalità, con esclusione del diritto del genitore all’assegnazione della casa coniugale. Allo stesso modo, non sussiste il requisito della stabile dimora e viene dunque revocato il diritto della madre di godere della casa familiare, se il figlio, seppur non economicamente autosufficiente, si trasferisce in un’altra città dove sta seguendo l’università [3].


note

[1] Cass. 2 ottobre 2007 n. 20688.

[2] Cass. 13 dicembre 2018 n. 32231, Trib.Torino 25 maggio 2018.

[3] Cass. 17 giugno 2019 n. 16134.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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