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Un avvocato può testimoniare per il proprio cliente?

28 Giugno 2020
Un avvocato può testimoniare per il proprio cliente?

Divieto di testimonianza per avvocati: obbligo di segretezza e privacy. È possibile far firmare l’atto processuale a un suo collega?

Un nostro lettore ci racconta dei numerosi litigi con l’ex moglie e di come questa lo abbia accusato falsamente, in tribunale, di una serie di condotte riprovevoli. 

Conosce bene la loro storia il vicino di pianerottolo che di professione fa l’avvocato. A lui si è rivolto l’uomo per essere difeso nella causa di separazione, visto il rapporto di amicizia e fiducia pluriennale. Ma ora si rende conto che alcuni fatti potrebbero essere raccontati solo dal vicino che ha assistito alle “scenate” della donna. Così ci chiede se un avvocato può testimoniare per il proprio cliente.

Il problema della testimonianza dell’avvocato è vivo sia nel processo civile che in quello penale e si pone sia con riferimento alla richiesta formulata dal proprio cliente che dalla controparte. Si potrebbe, ad esempio, porre la questione se l’avversario possa chiedere la testimonianza dell’altrui avvocato che, proprio in ragione del suo mandato, è venuto a conoscenza di fatti inerenti il giudizio.

La risposta che stiamo per dare sul tema riguarda, in ogni caso, tutte le fattispecie. Sicché, può essere sintetizzata nei seguenti termini.

Per stabilire se un avvocato può testimoniare per il proprio cliente bisogna innanzitutto prendere in mano il Codice deontologico forense. All’articolo 51, si stabiliscono le seguenti regole: 

  • l’avvocato, salvo casi eccezionali, non può deporre, come persona informata sui fatti o come testimone, su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale e ad essa inerenti;
  • l’avvocato deve comunque astenersi dal deporre sul contenuto di quanto appreso nel corso di colloqui riservati con colleghi nonché sul contenuto della corrispondenza riservata intercorsa con questi ultimi;
  • se l’avvocato vuole presentarsi come testimone o persona informata sui fatti non deve assumere il mandato e, se lo ha assunto, deve rinunciarvi e non può riassumerlo in futuro;
  • la violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.

Il divieto di testimonianza dell’avvocato, quando richiesta dalla controparte, discende dal principio di tutela del segreto professionale.

Quanto invece alla possibilità di testimoniare richiesta dal cliente, ci si scontra con un altro principio: quello dell’imparzialità del testimone che è reso più evidente dall’articolo 246 del Codice di procedura civile; la norma vieta la testimonianza a coloro che potrebbero avere un interesse al giudizio. L’avvocato è tra questi: non c’è infatti bisogno di evidenziare i vantaggi – non solo di natura patrimoniale – che potrebbero derivare al difensore qualora il proprio cliente dovesse vincere la causa. Sicché, secondo il pensiero della giurisprudenza e della dottrina, un avvocato non può testimoniare per il proprio cliente. 

La norma che abbiamo appena menzionato induce a ritenere nulli anche gli accordi fraudolenti per eludere la legge senza formalmente infrangerla. Si pensi a chi nomina un avvocato come proprio difensore, poi gli revoca il mandato in occasione della fase istruttoria, per poi infine conferirglielo nuovamente una volta resa la testimonianza. Anche in questo caso, la deposizione dell’avvocato potrebbe non essere tenuta in considerazione dal giudice in quanto soggetto “interessato” al processo.

Si tenga però conto che non sussistono divieti alla possibilità di conferire il mandato processuale a un avvocato dello stesso studio legale a cui partecipa quello a cui viene richiesta la prova testimoniale. Così, succede spesso che l’atto processuale venga “firmato” da un collega di studio, che poi partecipa formalmente a tutte le udienze, in modo da consentire all’avvocato-testimone di deporre serenamente.

Le stesse regole relative agli avvocati si applicano anche ai praticanti avvocati che sono tenuti al rispetto del segreto professionale per quanto riguarda i fatti conosciuti nell’ambito dell’esercizio del proprio tirocinio.

Né è consentito quindi all’avvocato assumere prima la difesa di un cliente e dopo, a seguito della rinuncia al proprio mandato, fare da testimone in favore della controparte. Questo divieto, però, riguarda solo circostanze conosciute per ragione del proprio ministero difensivo o dell’attività professionale, situazione questa che può essere oggetto di verifica da parte del giudice. Sicché, se la testimonianza ha ad oggetto altre questioni potrà essere resa.



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