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Appropriazione indebita: quando si consuma

5 Settembre 2020 | Autore:
Appropriazione indebita: quando si consuma

Momento consumativo dell’appropriazione indebita: quando scatta il reato? Quando il possesso diventa illegittimo?

Rubare è reato, ma lo è anche non voler restituire una cosa al legittimo proprietario. È questa la logica che giustifica il delitto di appropriazione indebita, cioè quel crimine che commette colui che, avendo già il possesso di un bene altrui, decide di non renderlo al legittimo titolare per procurarsi un ingiusto profitto. Tradizionalmente considerato il fratello minore del furto, a seguito delle recenti modifiche legislative l’appropriazione indebita è diventato un reato perfino più grave, in quanto, in linea di massima, la pena è più alta di quella prevista per il furto semplice. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto di questo reato: analizzeremo infatti il momento consumativo dell’appropriazione indebita.

Per consumazione di un reato si intende il momento in cui esso si ritiene concretizzato per la legge. Dunque, la consumazione dell’appropriazione indebita corrisponde al momento in cui l’autore del fatto è perseguibile penalmente, in quanto il reato si considera integrato. Man non solo: dal momento della consumazione decorre anche il termine di prescrizione del delitto. Chiariti questi semplici concetti, vediamo dunque quando si consuma il reato di appropriazione indebita.

Appropriazione indebita: definizione

L’appropriazione indebita è il reato commesso da chi, avendo già il possesso di un bene mobile altrui, decide volontariamente di non restituirlo per trarne un profitto ingiusto [1].

Tizio presta a Caio la sua autovettura. Dopo averla utilizzata, quest’ultimo non la restituisce più al suo proprietario, manifestando inequivocabilmente la volontà di tenerla per sé.

Mevia presta a Sempronia una preziosa collana da indossare per un’importante occasione. Dopo molto tempo, nonostante le insistenze, Mevia non ha ottenuto ancora la restituzione. Sempronia, a un certo punto, non risponde più alle telefonate e si rende irreperibile.

Filano porta l’auto dal meccanico per una riparazione. Dopo diversi giorni, Filano si reca in officina per la restituzione ma il meccanico nega di aver ricevuto il veicolo.

Nei casi esemplificati è chiara l’intenzione di non voler restituire un oggetto non proprio al fine di trattenerlo per sé o, comunque, per ricavarvi un ingiusto vantaggio o provento.

Appropriazione indebita: quando si integra il reato?

Affinché si possa integrare il reato di appropriazione indebita occorre che colui che ha il possesso del bene altrui manifesti, in maniera inequivocabile, l’intenzione di farlo proprio, cioè di non volerlo restituire.

La situazione da cui origina l’appropriazione indebita, infatti, è inizialmente lecita: una persona ha il possesso dell’altrui bene perché gli è stato spontaneamente consegnato, per motivi di lavoro o per qualsiasi altra ragione.

Il problema sorge nel momento in cui il bene mobile altrui non viene più restituito al legittimo proprietario, nonostante non sussistano più i presupposti per conservarne il possesso.

Pensa all’ipotesi del meccanico che, effettuata la riparazione, non voglia più rendere l’auto al proprietario: è evidente che il reato di appropriazione indebita non si realizza nel momento in cui la vettura è consegnata per la riparazione, bensì allorquando il meccanico non intenda più restituirla.

Dunque, il reato di appropriazione indebita si integra nel momento in cui il possessore manifesti chiaramente la volontà di non voler più restituire il bene altrui.

Momento consumativo dell’appropriazione indebita

Il reato di appropriazione indebita si consuma nell’istante in cui il possessore rifiuta la restituzione del bene non proprio.

La consumazione corrisponde al momento in cui il possessore manifesti la volontà di appropriarsi della cosa mobile altrui. Questa volontà può essere esternata in maniera espressa (a parole, con una dichiarazione scritta, ecc.) oppure tacita: pensa a colui che si renda irreperibile alle telefonate ripetute del proprietario che chiede la restituzione di ciò che è suo.

La volontà di appropriarsi indebitamente del bene mobile altrui si può manifestare anche per fatti concludenti: pensa a colui che venda o ceda la cosa di altri senza chiedere il permesso e intascando i proventi della cessione.

Secondo la giurisprudenza prevalente [2], l’appropriazione indebita è un reato che si consuma nel momento stesso in cui il possessore compie, sulla cosa altrui, un atto con cui manifesta in maniera inequivocabile l’intenzione di appropriarsene, a prescindere dal fatto che il legittimo proprietario ne abbia conoscenza.

Il delitto di appropriazione indebita è dunque reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa, ossia nel momento in cui il possessore del bene compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.

Di conseguenza, ai fini della consumazione del reato e della decorrenza del termine previsto per la prescrizione, è irrilevante il momento in cui la persona offesa venga a conoscenza della manifestazione di volontà dell’agente di appropriarsi della cosa, elemento questo che, invece, rileva al diverso fine della decorrenza del termine per la proposizione della querela.


Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa, ossia nel momento in cui il possessore del bene compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.

note

[1] Art. 646 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 17901 del 29 aprile 2014.

Autore immagine: Depositphotos.com


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