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Quanto passa dalla fine delle indagini alla prima udienza

29 Giugno 2020 | Autore:
Quanto passa dalla fine delle indagini alla prima udienza

Tempi processuali previsti dalla legge per la conclusione delle indagini, per la fissazione dell’udienza preliminare e per il rinvio a giudizio.

Che la giustizia italiana non brilli per sveltezza nella definizione dei processi è cosa nota; questo vale tanto per le cause civili che per quelle penali. In riferimento a quest’ultimo aspetto, devi sapere che la durata di un procedimento penale può dipendere anche dall’attività investigativa della Procura della Repubblica, la quale potrebbe durare molti mesi, anche anni. Ma non solo: al termine delle indagini, potrebbe volerci molto tempo prima di essere rinviati a giudizio, cioè prima che il giudizio vero e proprio cominci. Quanto tempo passa dalla fine delle indagini alla prima udienza?

La legge non specifica con esattezza entro quanto tempo una persona sottoposta a indagini preliminari debba essere rinviata a giudizio nel caso in cui si abbia il fondato sospetto della sua responsabilità penale. Tuttavia, l’ordinamento pone un limite alla durata delle indagini preliminari; allo stesso modo, pone termini precisi entri cui notificare i decreti di fissazione delle udienze. Insomma: la legge ci dà alcuni riferimenti che ci permettono di indicare qual è la durata massima delle indagini e quanto tempo passa prima del rinvio a giudizio.

Indagini preliminari: quanto durano?

Secondo il codice di procedura penale [1], il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Il termine è di un anno se si procede per alcuni delitti che la legge reputa particolarmente gravi (associazione per delinquere, sequestro di persona, ecc.).

Il pubblico ministero che svolge le indagini, quando sussistono comprovate esigenze (ad esempio, occorre proseguire nelle investigazioni per via di alcune obiettive difficoltà), può chiedere al giudice per le indagini preliminari una proroga: in questo caso, la legge [2] stabilisce che il termine massimo non può comunque superare i diciotto mesi (salvo ipotesi eccezionali, quali la richiesta di incidente probatorio).

Dunque, come regola la durata delle indagini preliminari non può superare i diciotto mesi, termine che decorre dal momento in cui è stato iscritto il nome dell’indagato all’interno del registro delle notizie di reato.

L’avviso di conclusione delle indagini

I termini visti nel precedente paragrafo subiscono un inevitabile prolungamento a causa dell’avviso di conclusione delle indagini [3], cioè dell’avviso con cui la Procura comunica all’indagato che le indagini sono terminate e che è suo diritto prendere visione del fascicolo ed essere interrogato dal p.m.

Per la precisione, la legge afferma che l’avviso di conclusione delle indagini contiene l’avvertimento che l’indagato ha facoltà, entro il termine di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

In particolare, la richiesta del compimento di nuovi atti d’indagine e quella di interrogatorio comportano un inevitabile allungamento dei tempi processuali, in quanto:

  • se l’indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio, il pubblico ministero deve necessariamente procedervi entro trenta giorni, ovvero entro un termine maggiore di sessanta giorni, se il gip glielo concede;
  • quando il pubblico ministero, a seguito delle richieste dell’indagato, dispone nuove indagini, queste devono essere compiute entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta. Anche in questo caso, il termine può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

Dunque, alla durata iniziale delle indagini preliminari si aggiungono i seguenti tempi:

  • almeno venti giorni, obbligatoriamente concessi all’indagato per legge, entro i quali avanzare le proprie richieste e depositare le proprie memorie;
  • ulteriori trenta giorni, prorogabili di altri sessanta, nell’ipotesi in cui si debba procedere ad interrogatorio oppure a un supplemento di indagini.

Dunque, se ipotizziamo delle indagini preliminari durate un anno, a questo lasso di tempo devono aggiungersi almeno ulteriori venti giorni dal momento della ricezione dell’avviso di conclusione delle indagini, oltre a tutto il tempo necessario per essere sottoposti a interrogatorio o per lo svolgimento di ulteriori indagini.

È quindi facile che, all’iniziale anno di durata delle indagini, si aggiungano diversi altri mesi prima che venga comunicato il rinvio a giudizio.

Quanto tempo occorre per il rinvio a giudizio?

Terminata la fase delle indagini preliminari e gli adempimenti a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini, se il giudice accoglie la richiesta di rinvio a giudizio fissa con decreto la data della prima udienza.

Occorre però distinguere a seconda del tipo di procedimento, e cioè se è prevista o meno l’udienza preliminare. Dobbiamo, quindi, analizzare due differenti ipotesi:

  • il rinvio a giudizio con udienza preliminare;
  • la citazione diretta a giudizio (senza udienza preliminare).

Udienza preliminare e fissazione prima udienza

Concluse le indagini, se il pm ritiene fondati gli elementi di prova raccolti chiede al giudice l’emissione del decreto che dispone l’udienza preliminare.

Secondo la legge [4], tra la data di deposito della richiesta del pm e la data dell’udienza non può intercorrere un termine superiore a trenta giorni.

Celebratasi l’udienza preliminare, se il gup ritiene fondata la responsabilità dell’imputato, dispone con decreto la fissazione della prima udienza dibattimentale: in altre parole, dispone il rinvio a giudizio vero e proprio.

Secondo la legge [5], tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti giorni (eccezionalmente elevato a sessanta per i reati di omicidio stradale e omicidio colposo sul lavoro).

Dunque, ricapitolando:

  • concluse le indagini e tutte le formalità derivanti dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, il pm deposita presso la cancelleria del giudice la richiesta di fissazione della data dell’udienza preliminare;
  • tra la data di deposito della richiesta del pm e la data dell’udienza non può intercorrere un termine superiore a trenta giorni;
  • celebrata l’udienza preliminare, se il giudice ritiene che si debba andare a giudizio, emana un decreto con cui fissa la prima udienza. Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti giorni.

Citazione diretta a giudizio

Per molti reati (per lo più non gravi), la legge non prevede la celebrazione dell’udienza preliminare. In questi casi, terminata la fase delle indagini preliminari e quella successiva scaturente dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, la legge consente al pm di provvedere direttamente alla notifica della citazione a giudizio dell’imputato.

Secondo la legge [6], il decreto di citazione diretta a giudizio deve essere notificato entro questi termini:

  • qualora si proceda per i reati di lesioni personali stradali e di lesioni personali sul posto di lavoro, il decreto di citazione a giudizio deve essere emesso entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari. Inoltre, la data della prima udienza è fissata non oltre novanta giorni dalla emissione del decreto;
  • in tutti gli altri casi, il decreto di citazione è notificato almeno sessanta giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione. Nei casi di urgenza, di cui deve essere data motivazione, il termine è ridotto a quarantacinque giorni.

Prima udienza: quanto tempo passa dalla fine delle indagini?

In definitiva: quanto tempo passa dalla chiusura delle indagini alla fissazione della prima udienza? Dipende dai molteplici fattori che abbiamo illustrato nei paragrafi precedenti.

In linea di massima, ipotizzando un reato per cui non si debba procedere con l’udienza preliminare, possiamo immaginare che tra la fine delle indagini e l’inizio del processo trascorrano almeno sei mesi.


note

[1] Art. 405 cod. proc. pen.

[2] Art. 407 cod. proc. pen.

[3] Art. 415-bis cod. proc. pen.

[4] Art. 418 cod. proc. pen.

[5] Art. 429 cod. proc. pen.

[6] Art. 552 cod. proc. pen.

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2 Commenti

  1. Salve avvocato,
    Ho letto che uno dei reati di cui fa parte la citazione diretta è la ricettazione (ma questa non è punita solamente con contravvenzione e non ha un massimo di 4 anni di reclusione). Come mai ne fa parte? Si tratta quindi di un delitto non grave? Grazie se mi risponderà.

    Saluti.

    1. L’art. 550 c.p.p. indica alcuni reati per i quali si procede a citazione diretta pur superando la soglia dei quattro anni di reclusione: tra questi v’è anche il riciclaggio, pur essendo sanzionato con pene rigide. Si tratta di una scelta del legislatore.

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