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Avvocato in conflitto dì interessi: cosa fare?

4 Luglio 2020
Avvocato in conflitto dì interessi: cosa fare?

Sono stata convenuta in un giudizio per un presunto credito. A quel punto, ho chiamato in causa una terza persona, poiché la ritenevo responsabile al posto mio. Mi sono accorta, però, che l’attore e il terzo sono stati assistiti da due avvocati appartenenti allo stesso studio associato: si tratta di un conflitto di interessi? Cosa posso fare?

Gentile cliente, nella vicenda descritta in quesito, in merito al procedimento che l’ha vista convenuta, segnala un conflitto di interessi tra i procuratori dell’attore e del terzo chiamato in causa con i rispettivi clienti.

Infatti, secondo la sua ricostruzione, i due legali appartengono al medesimo studio associato. Nonostante ciò, essi avrebbero hanno assunto l’incarico di rappresentare le parti, in potenziale conflitto, anche se in due momenti temporalmente distinti.

Si tratterebbe, quindi, di un comportamento assunto in violazione del vigente codice deontologico, secondo il quale:

  • un avvocato deve evitare di assumere incarichi difensivi allorché le parti di un procedimento, aventi interessi contrastanti, si rivolgano a procuratori facenti capo alla stessa associazione professionale [1];
  • un procuratore non può agire contro una parte già precedentemente difesa, se non dopo che siano passati due anni [2]. In questo caso, l’appartenenza al medesimo studio associato dei due legali coinvolti, consentirebbe l’applicazione per analogia del descritto divieto. Ciò potrebbe avvenire, soprattutto, se si tratta di un’organizzazione che ripartisce gli utili tra i vari componenti, con evidente coinvolgimento di tutti gli associati negli interessi dei singoli partecipanti allo studio professionale.

Sulla materia in argomento, si è espressa anche la Suprema Corte di Cassazione, la quale ha precisato:

  • che l’espletamento contemporaneo dell’assistenza giudiziale a favore di due soggetti in conflitto di interessi da parte dello stesso legale, contrasta con il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, comportando l’invalidità degli atti compiuti [3]; In particolare l’invalidità riguarda la procura conferita successivamente alla prima [4]. La parte così rappresentata dovrebbe considerarsi come mai costituita nel procedimento [5] (nel caso in questione, sarebbe il terzo chiamato in causa);
  • che il conflitto potrebbe essere superato e diventare irrilevante, se le parti, in potenziale contrasto, avessero rinunciato alle rispettive pretese in contesa e se ciò dovesse risultare, inequivocabilmente, da quanto emerge dagli atti processuali [6].

In particolare, in merito ad una vicenda analoga a quella esaminata, dove il cliente era stato chiamato in giudizio come terzo da altri, c’è un precedente che potrebbe chiarire la questione. È stato, infatti, evidenziato che il conflitto di interessi non sussisterebbe se la parte in conflitto non formulasse alcuna domanda o conclusione nei confronti del terzo. Solo in caso contrario potrebbero dirsi violati il dovere di astensione e i principi di lealtà e correttezza su cui deve fondarsi l’attività del professionista [7].

Pertanto, alla luce delle precedenti considerazioni, se, unitamente al suo legale, ritiene che il conflitto di interesse non sia stato mai superato in concreto, potrebbe invocare la nullità della costituzione in giudizio del terzo chiamato in causa e la conseguente invalidità di tutti gli atti compiuti dal medesimo.

Inoltre, avendo le prove documentali di quanto è accaduto, avrebbe il diritto di segnalare la vicenda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati cui appartengono i legali coinvolti. Infatti, ove mai venisse riscontrato un illecito disciplinare, questi procuratori rischierebbero la sanzione disciplinare della sospensione da uno a tre anni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Art. 24 co. 5. cod. deont. forense

[2] Art. 68 cod. deont. Forense

[3] Cass. civ. sent. n. 21350/2005

[4] Cass. civ. sent. n. 1860/1984

[5] Cass. civ. sent. n. 14634/2015

[6] Cass. civ. sent. n. 21350/2005

[7] Cnf. sent. n. 58 del 13.09.2006


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