Dl Semplificazioni: cambia il reato di abuso d’ufficio

29 Giugno 2020 | Autore:
Dl Semplificazioni: cambia il reato di abuso d’ufficio

Il restyling della norma penale restringe l’applicazione alla violazione di legge specifica. Modifiche anche alla responsabilità erariale dei dipendenti pubblici.

Il nuovo Decreto Semplificazioni che il premier Conte intende varare nel prossimo Consiglio dei ministri entro questa settimana apporta anche consistenti modifiche alla figura di reato di abuso d’ufficio [1].

Secondo le prime bozze del provvedimento, visionate dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, si punta ad eliminare la figura dell’abuso d’ufficio “innominato”: attualmente, infatti, il reato può essere commesso nelle forme più varie e nei modi più diversi, mentre il Dl Semplificazioni intende attribuire rilevanza solo alla violazione da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, nello svolgimento delle pubbliche funzioni, di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge.

L’intento è, dunque, quello di circoscrivere l’applicazione di questa figura delittuosa: lo conferma anche l’inserimento di una previsione normativa che richiede che da tali regole legislative o equiparate non residuino margini di discrezionalità per il pubblico ufficiale chiamato ad applicarle, mentre la norma vigente fa generico riferimento ad una avvenuta violazione di norme di legge o di regolamento, senza però specificarne la portata e l’incidenza sulla condotta delittuosa tenuta nel caso concreto.

Ad esempio, oggi il requisito della violazione di legge può essere integrato anche da un’inosservanza del precetto dell’art. 97 della Costituzione, che tende ad assicurare «il buon andamento e l’imparzialità» degli uffici della pubblica amministrazione, e la Cassazione [2] ha precisato che ciò si traduce nel dovere per il funzionario «di non usare il potere che la legge gli conferisce per compiere deliberati favoritismi e procurare ingiusti vantaggi, ovvero per realizzare intenzionali vessazioni o discriminazioni e procurare ingiusti danni» . Con la nuova norma, invece, occorrerà sempre individuare una precisa violazione di una puntuale norma legislativa che prescriva in maniera stringente la condotta che il pubblico ufficiale deve tenere.

Di recente, l’ex procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ha affermato che la maggior parte dei procedimenti per abuso d’ufficio (che sono più della metà delle denunce per reati contro la Pa) vengono archiviati e solo il 22% dei processi si conclude con una sentenza di condanna ed ha rimarcato che l’attuale norma «concorre a creare sacche di immobilismo produttivo che bloccano l’intero Paese», soprattutto per effetto del fenomeno del «rifiuto di firma da parte dei funzionari pubblici, che per paura di finire invischiati in qualche inchiesta evitano responsabilità».

«Bisogna affrancare l’attività della pubblica amministrazione dal terrore di mettere una firma, autorizzare un atto e poi vedersi arrivare i Carabinieri a casa – ammonisce il presidente delle Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, fautore di un’abolizione integrale della fattispecie delittuosa di abuso d’ufficio: «non c’è motivo di prevedere una punizione autonoma, indefinita, di una condotta abusiva che finisce per tradursi in un controllo da parte della magistratura penale di condotte che sono tutt’al più illegittime. Se sono condotte illecite devono integrare reati specifici, corruzione, concussione, peculato. Se non lo sono – chiarisce il leader dei penalisti – diventa un controllo di legittimità dell’atto del pubblico ufficiale che deve essere fatto dal giudice amministrativo, non da quello penale».

Il premier Conte ha accolto solo in parte queste sollecitazioni ed ha invece avviato una soluzione mediana, pur riconoscendo che «i reati devono essere collegati alla certezza della previsione della norma incriminatrice oltre che della pena. Con l’abuso d’ufficio nel corso del tempo si è un po’ dilatato il primo aspetto: noi dobbiamo collegare l’abuso d’ufficio alla violazione di regole di condotta previste da testi di legge e non a principi costituzionali come potrebbe essere l’articolo 97. Quindi si tratta non di abolire questa figura di reato ma di circoscriverla meglio, in modo che se parte un’indagine abbia una prospettiva più chiara e certa per quanto riguarda il suo esito», ha affermato in una recente intervista a ‘Il Fatto Quotidiano‘ e al Tg1 ha aggiunto che il Decreto Semplificazioni «sarà molto dibattuto, c’è molta attenzione quando si toccano l’abuso d’ufficio e le responsabilità erariali».

A quanto apprende l’Adnkronos, il Dl in arrivo interviene anche sulla responsabilità per danno erariale dei dipendenti pubblici, chiarendo che il dolo va riferito all’evento dannoso in chiave penalistica e non in chiave civilistica. Inoltre, fino al 31 luglio 2021, si limita la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica per l’azione di responsabilità al solo profilo del dolo per le azioni e non anche per le omissioni, in modo che i pubblici dipendenti abbiano maggiori rischi di incorrere in responsabilità in caso di “non fare” – come le omissioni e le inerzie nel provvedere – rispetto al fare, dove la responsabilità viene limitata al dolo. Anche per questa via si tende, quindi, a realizzare l’obiettivo di un maggiore impulso all’attività amministrativa, che rappresenta la finalità precipua del Dl Semplificazioni.


note

[1] Art. 323 Cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 37373/14 del  24 giugno 2014.


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