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Reiterazione contratti a termine pubblico impiego

29 Giugno 2020
Reiterazione contratti a termine pubblico impiego

Contratto a temine nella pubblica amministrazione, rinnovo e risarcimento del danno: è possibile la stabilizzazione del lavoratore precario?

In questo breve articolo ci occuperemo della reiterazione contratti a termine pubblico impiego e dei diritti che vanta il lavoratore utilizzato dalla PA in modo illecito. In particolare, ci si chiede spesso se a questi spetti la stabilizzazione del contratto (ossia la conversione del contratto a termine in uno a tempo indeterminato) o solo il risarcimento del danno. Ma partiamo dal principio e dal tipo di rapporto che si può instaurare tra pubblica amministrazione e lavoratore.

La pubblica amministrazione può assumere personale dipendente solo nel rispetto delle procedure previste dalla Costituzione e dalla legge [1], procedure che impongono un concorso pubblico (previo bando). Ciò al fine di garantire l’imparzialità di trattamento nei confronti di tutti i cittadini e il buon andamento della PA (il posto, infatti, viene assegnato solo ai vincitori, coloro cioè che sono stati più bravi nella procedura selettiva). Si tratta di una proiezione del principio di eguaglianza che vuole che tutti, secondo capacità e merito valutati per il tramite di una procedura di concorso, possano accedere all’impiego pubblico e che all’opposto non consente l’accesso in modo stabile per altra via, tanto più se segnata da illegalità.

Tuttavia, per far fronte ad «esigenze temporanee ed eccezionali», le amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal Codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa [2]. In questi termini, è lecita la sottoscrizione di contratti a termine (anche chiamati «contratti a tempo determinato»). 

Una recente sentenza [3] della Cassazione ha spiegato – ancora una volta, visto che già in passato è successo spesso – cosa succede in caso di reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego. Cerchiamo di spiegarlo qui di seguito in modo chiaro e semplice. 

Pubblico impiego: quando è consentito il contratto a tempo determinato

La legge fissa dei requisiti «quantitativi» e «temporali» all’uso del contratto a tempo determinato nel pubblico impiego. Li analizzeremo qui di seguito.

Limiti quantitativi contratti a termine nel pubblico impiego

La legge [4] ammette i contratti a termine nel pubblico impiego solo per «esigenze temporanee ed eccezionali». Il che significa che non vi si può ricorrere per coprire una posizione “fissa” e sempre indispensabile in un pubblico ufficio.

È quindi necessario che si tratti di esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale. In tal caso, le amministrazioni sono obbligate ad utilizzare le graduatorie vigenti per concorsi a tempo indeterminato, anziché indire nuove procedure concorsuali a tempo determinato.

Le graduatorie dei concorsi a tempo determinato possono essere utilizzate solo per l’assunzione dei vincitori, rimanendo precluso lo scorrimento per gli idonei.

Limiti temporali contratti a termine nel pubblico impiego

La reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego non può spingersi oltre 36 mesi. Superato tale limite, il contratto è illegittimo e il lavoratore costretto al precariato ha diritto a rivolgersi al tribunale ordinario (sezione Lavoro) per far valere i propri diritti (vedremo a breve di quali diritti si tratta).

L’amministrazione può superare il limite dei 36 mesi (azzerando tale termine) se un dipendente pubblico, che ha già avuto un contratto a termine, supera un nuovo concorso pubblico a tempo determinato.

La legge [5], infine, ammette la proroga solo per i contratti a termine con durata iniziale inferiore ai tre anni ad una duplice condizione: per cinque volte, e comunque senza mai superare una durata massima complessiva di 36 mesi, e con il consenso del dipendente.

Leggi “Proroga contratti a tempo determinato pubblica amministrazione“.

Che succede in caso di illegittima reiterazione del contratto a termine nel pubblico impiego

Vediamo ora che succede se l’ente pubblico reitera un contratto a termine senza rispettare i limiti quantitativi e temporali appena visti. La recente sentenza della Cassazione [3] esclude la possibilità di una stabilizzazione del lavoratore precario.

Già nel 2016 [6], le sezioni unite della Cassazione avevano chiarito che, nel pubblico impiego, un rapporto di lavoro a tempo determinato in violazione di legge non è suscettibile di conversione in rapporto a tempo indeterminato. Questo significa che il dipendente ha diritto solo al risarcimento del danno.

In materia di pubblico impiego privatizzato, l’eventuale violazione delle norme sul contratto a termine non può mai tradursi nella conversione del rapporto: lo dice la stessa legge [2]. L’unica tutela per il dipendente è quella risarcitoria [7]. Il dipendente avrà diritto al risarcimento del danno nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Il risarcimento è dovuto in automatico: il dipendente cioè non deve dimostrare di aver subito un danno. In altri termini, la legge esonera il pubblico dipendente dal cosiddetto «onere della prova». Ma non gli è precluso di provare che le chance di lavoro che ha perso perché impiegato in reiterati contratti a termine in violazione di legge si traducano in un danno patrimoniale più elevato.


note

[1] Art. 35 D.lgs. n. 165/2001. 

[2] Art. 36 D.lgs. n. 165/2001. 

[3] Cass. ord. n. 12718/20 del 25.06.2020.

[4] Artt. 19-29 del d.lgs. n. 81 del 2015.

[5] Art. 21 del d.lgs. n. 81 del 2015. 

[6] Cass., SS.UU. 15 marzo 2016, n. 5072.

[7] Art. 36, comma 5, d.lg. n. 165/2001.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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