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Cos’è l’assegno perequativo

30 Giugno 2020 | Autore:
Cos’è l’assegno perequativo

Padre ricco e madre povera, o viceversa: cosa succede con i figli minori? Occorre eliminare le disparità economiche e garantirgli una crescita senza traumi.

Quando ti rivolgi ad un avvocato per una separazione o per un divorzio una delle prime domande che ti rivolgerà sarà quanto guadagni tu e quanto guadagna tuo marito, o tua moglie. Infatti, separazioni e divorzi hanno quasi sempre un contenuto economico, specialmente se ci sono figli in crescita e occorre stabilire chi deve mantenerli e come. Così il legale deve tener conto di questi aspetti.

L’obbligo di mantenimento dei figli sussiste non in astratto, ma concretamente, in proporzione ai propri redditi ed alle altre disponibilità economiche. Per i figli la fine della convivenza coniugale dei loro genitori è traumatica e l’assegno perequativo è uno strumento nato proprio per cercare di ridurre le conseguenze negative, una sorta di “ammortizzatore” che vuole garantire loro uno stile di vita il più possibile simile a quello di cui hanno goduto fin quando è durato il matrimonio.

Ci possono essere casi di padre ricco e madre povera o viceversa, ma dopo la separazione o il divorzio i figli non devono risentire di questa disparità. L’assegno perequativo serve proprio a questo, per evitare che quando i figli vanno a vivere con un genitore collocatario, mentre l’altro eserciterà i diritti di visita, incontro e permanenza nei periodi stabiliti, si creino squilibri economici ed altri tipi di disagio.

Il genitore meno abbiente non deve essere penalizzato ed esiste lo strumento per eliminare o almeno attenuare questa sproporzione. Ora vedremo cos’è l’assegno perequativo e come può eliminare questi inconvenienti, rapportando le rispettive situazioni dei due genitori in modo appunto da “perequarne” il livello rendendolo più omogeneo proprio nei casi in cui c’è disparità, dislivello tra le loro rispettive condizioni reddituali e patrimoniali.

L’obbligo di mantenimento dei figli 

Il Codice civile [1] stabilisce il principio della bigenitorialità: il figlio minore ha diritto di «mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori» e di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza morale da entrambi, a prescindere dalla fine della loro esperienza coniugale e dal modo in cui essa è avvenuta.

Sotto il profilo dell’assistenza economica, il principio generale è che »ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito», salvi accordi diversi raggiunti liberamente tra le parti. Il giudice stabilisce, quando è necessario, «un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità».

L’assegno periodico di mantenimento

A quanto dovrà ammontare questo assegno periodico di mantenimento e, prima ancora, quando il giudice ne dispone l’erogazione da parte di uno dei coniugi in favore dell’altro? La legge non stabilisce nel dettaglio questi aspetti e lascia alla giurisprudenza il compito di determinarli nei casi concreti.

La norma del Codice civile si limita a stabilire alcuni criteri, che consistono nelle attuali esigenze del figlio, nel tenore di vita di cui il figlio godeva durante la convivenza con entrambi i genitori, nei tempi di permanenza stabiliti presso ciascun genitore con il provvedimento di separazione o divorzio, nelle risorse economiche di entrambi i genitori e nel tipo dei compiti domestici e di cura che ciascun genitore si assume verso il figlio.

Ecco allora che nasce una serie di problemi concreti: si dovrà valutare il tenore di vita familiare, sia prima sia dopo la fine del vincolo coniugale, in relazione alle esigenze dei figli sotto molteplici aspetti: dall’abitazione al nutrimento, dall’abbigliamento alle spese scolastiche, sanitarie e sportive.  Che ovviamente variano nella composizione e nell’entità e spesso crescono nel corso del tempo, in relazione all’età: dai pannolini e omogeneizzati si passa agli smartphone e alle pizze con gli amici, dal triciclo alla bici o al monopattino elettrico, senza contare eventuali spese mediche e altre necessità.

Proprio qui possono emergere gli squilibri tra i redditi ed i patrimoni dei due coniugi ora divisi, che si ripercuotono sullo stile di vita del figlio durante i periodi di trascorsi presso l’uno o presso l’altro genitore in base alle regole di collocamento stabilite nel provvedimento di separazione o di divorzio.

L’assegno perequativo: cos’è e a cosa serve

Per evitare “scalini” improvvisi nel tenore di vita di un figlio quando si sposta da un genitore all’altro, come frequentemente avviene (si pensi ai weekend, ai periodi natalizi o delle ferie estive, ecc.) il giudice dovrà adottare gli accorgimenti opportuni per garantire al minore che la situazione per lui sia il più possibile simile a quella precedente alla separazione dei suoi genitori.

Così, quando i loro rispettivi redditi risultino notevolmente sproporzionati – come nel caso di un ex marito medico e di una ex moglie casalinga, o della donna imprenditrice di successo e del marito con un impiego modesto – il tribunale disporrà il pagamento di un assegno perequativo: la sua funzione sarà proprio quella di eliminare questa diseguaglianza economica, ma solo nella prospettiva del figlio e limitatamente al suo punto di vista.

L’importo dell’assegno perequativo verrà fissato per rendere congrua la cifra stabilita per il mantenimento del figlio e terrà conto di quanto tempo egli trascorrerà con ciascun genitore e di quali saranno i rispettivi compiti che essi si assumono per la sua cura, assistenza, educazione e crescita.

L’assegno perequativo è un'”invenzione” della giurisprudenza meneghina: è stato introdotto alcuni anni fa dal tribunale di Milano e il metodo ha avuto ampia diffusione in tutta Italia, fino ad essere accolto anche dalla Corte di Cassazione [2] quando ha affermato la funzione perequativa e compensativa dell’assegno divorzile.

Assegno perequativo: a chi spetta e a quanto ammonta

Da quanto abbiamo detto risulta evidente che il giudice fisserà l’assegno perequativo in favore del coniuge patrimonialmente più svantaggiato, quello dei due che ha i redditi sensibilmente più bassi rispetto all’altro.

Proprio perché l’assegno perequativo ha la funzione di ristabilire la proporzionalità economica nei riguardi del figlio, la sua misura sarà determinata dal giudice in modo da evitare che il coniuge economicamente più debole sostenga, per il mantenimento del figlio, spese che avrebbero un’incidenza eccessiva in relazione ai rispettivi stipendi, ricavi o altre fonti di guadagno.

Il marito ha un lavoro fisso a tempo indeterminato con uno stipendio di 2.000 euro mensili; la moglie lavora part time e guadagna 700 euro al mese. Il figlio tredicenne è collocato dalla madre, che dunque si deve far carico delle spese di vitto, alloggio e cure per almeno 5 giorni alla settimana: il padre lo incontra e tiene con sé solo nei week end, una settimana tra Natale e Capodanno e 15 giorni d’estate. Tenuto conto di queste disparità, il giudice potrà stabilire un assegno perequativo di 600 euro mensili.

Come avrai notato dall’esempio, il giudice cerca di garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita sia con il padre sia con la madre e considera anche il tempo in cui si trova insieme al genitore non collocatario.

Assegno perequativo: il risultato

Così l’assegno perequativo riesce a rendere effettivo il diritto alla bigenitorialità: entrambi i genitori potranno essere presenti nella vita dei figli, sia pure in maniera alternata, ma senza che nessuno dei due risulti penalizzato dalla sua capacità contributiva, quando essa è notevolmente inferiore a quella dell’ex partner.

Il bambino o ragazzo non soffrirà di cambiamenti di trattamento e si eviterà l’odioso fenomeno che accadrebbe nel caso in cui uno dei due gli consentisse, grazie ai suoi maggiori redditi, tutte le agiatezze mentre quando si trova presso l’altro avrebbe solo lo stretto necessario. Se così fosse, il minore sarebbe indotto a preferire il genitore economicamente più forte, quello che lo tratta meglio e magari lo vizia. Dunque, grazie all’assegno perequativo la parità dei genitori rispetto al figlio viene raggiunta eliminando lo squilibrio economico alla base e soprattutto cerca di garantire al minore una crescita il più possibile equilibrata.


note

[1] Art. 155 Cod. civ. e art. 337 ter Cod. civ.

[2] Cass. Sez. Un. sent. n.18287 del 11 luglio 2018.


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