Diritto e Fisco | Articoli

Assegno di mantenimento: si basa sul reddito del marito?

29 Giugno 2020
Assegno di mantenimento: si basa sul reddito del marito?

Come viene quantificato l’assegno di divorzio e quanto peso ha la ricchezza dell’ex coniuge nella quantificazione di tale contributo.

C’è un errore che si commette spesso quando si vuol quantificare l’assegno di mantenimento: la misura del contributo dovuto all’ex coniuge in caso di divorzio non dipende dalla differenza dei redditi tra moglie e marito. Ben potrebbe essere infatti che, a fronte di un uomo benestante, la donna non abbia diritto ad alcun assegno (o viceversa). 

Perché mai? Perché scopo dell’assegno divorzile non è quello di garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita che aveva durante la convivenza matrimoniale, ma solo l’autosufficienza. A spiegare meglio questi concetti è una recente pronuncia della Cassazione [1] che riprende quanto già affermato dalle Sezioni Unite nel 2018 [2]. 

Di tanto parleremo meglio in questo articolo. In particolare, spiegheremo se l’assegno di mantenimento si basa sul reddito del marito o su altro.

Perché l’assegno divorzile?

Prima di entrare nel vivo del discorso, dobbiamo chiarire i differenti criteri di quantificazione dell’assegno di mantenimento e di quello divorzile. 

Scopo dell’assegno che il giudice liquida dopo la separazione (il cosiddetto «assegno di mantenimento») è garantire un sostegno economico all’ex coniuge titolare del reddito più basso (o addirittura senza reddito). Per quanto possibile e compatibilmente con le maggiori spese che i coniugi incontreranno a seguito del distacco, tale sostegno deve consentire lo stesso tenore di vita che l’ex aveva quando ancora era sposato. 

Il che significa che tanto più la famiglia – nel suo complesso – era benestante, tanto maggiore sarà l’importo dell’assegno di mantenimento. Risultato: una donna disoccupata che sposi un uomo benestante avrà un assegno di mantenimento più elevato rispetto a una donna disoccupata che sposi un dipendente con un part-time.

Luisa si sposa con Ugo, ricco imprenditore. Luisa è disoccupata mentre il marito guadagna 30mila euro al mese. I due conducono una vita agiata. Alla separazione, il marito dovrà versare all’ex moglie un assegno di mantenimento piuttosto alto (all’incirca 8mila euro, poco meno di un terzo).

Scopo invece dell’assegno che il giudice liquida dopo il divorzio (il cosiddetto «assegno divorzile») è solo quello di assicurare l’autosufficienza economica al coniuge senza reddito o con il reddito più basso. Serve in pratica per mantenersi da sé e avere una vita dignitosa. Pertanto, una volta raggiunta tale autosufficienza, sia che essa dipenda dal proprio lavoro o dal contributo dell’ex coniuge, il maggior reddito di cui quest’ultimo è titolare non influirà sulla misura dell’assegno divorzile.  

Matilde si sposa con Matteo. Matilde ha un contratto di lavoro di 1.200 euro al mese. Matteo, invece, guadagna 50mila euro al mese. Matilde è già autosufficiente, per cui non avrà diritto ad alcun assegno divorzile.

Gennaro sposa Amanda. Gennaro ha uno stipendio di 20mila euro al mese. Amanda è giovane ma disoccupata. Il giudice le riconosce il diritto a un mantenimento pari a 1.500 euro al mese perché tanto basta ad Amanda per vivere dignitosamente da sola. Il maggior reddito dell’ex marito non influirà quindi sulla misura dell’assegno della moglie.

L’assegno di divorzio non si basa sul reddito dell’ex marito

Abbiamo fatto l’esempio di una donna disoccupata o con uno stipendio inferiore a quello dell’uomo solo perché, statisticamente, si tratta dell’ipotesi più frequente; nulla però vieta che i ruoli possano invertirsi. Si pensi a una donna con un contratto di lavoro e a un uomo disoccupato o in cassa integrazione. 

Se l’assegno di mantenimento viene quantificato sulla base del reddito più alto, per cui si mira a eguagliare la condizione economica dei due coniugi, l’assegno di divorzio mira solo a garantire l’indipendenza economica di quello più “povero”. Per cui, adempiuto a tale scopo, non c’è ragione di aumentare la misura dell’assegno all’aumentare del reddito dell’ex. 

L’assegno di divorzio presuppone l’accertamento dell’inadeguatezza dei redditi dell’ex coniuge e dell’«impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive». Detto in termini pratici, è il coniuge stesso a dover dimostrare di non potersi mantenere per cause a lui non imputabili. Ciò succede, ad esempio, quando questi ha raggiunto i 40 anni di età o ha una condizione di salute che non gli consente di lavorare o infine quando, dopo aver tentato di tutto per trovare un’occupazione, non vi sia riuscito.

L’onere della prova della meritevolezza dell’assegno spetta al coniuge richiedente l’assegno di divorzio. Questi dovrà cioè dimostrare di essere troppo vecchio per lavorare, o di essere malato, o di aver cercato un lavoro iscrivendosi alle liste di collocamento, inviando curricula e partecipando a bandi di concorso pubblico. 

In ultima istanza, l’assegno di divorzio viene riconosciuto in base al contributo prestato dal coniuge richiedente alla ricchezza familiare. Anche questa espressione apparentemente tecnica della Cassazione merita di essere tradotta in linguaggio comune. La Corte vuol semplicemente dire che, se un coniuge ha rinunciato alla carriera per occuparsi della famiglia, badando alla casa e ai figli, così indirettamente consentendo all’ex di incrementare il proprio reddito, avrà sempre diritto a un mantenimento proporzionale alla ricchezza di quest’ultimo. Il riferimento è palesemente rivolto alle donne che hanno fatto per tutta la durata del matrimonio le casalinghe, così perdendo ogni contatto con il mondo del lavoro.


note

[1] Cass. sent. n. 12058/20 del 22.06.2020. 

[2] Cass. sent. n. 18287/18 dell’11.07.2018.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube