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Mes: la risposta di Conte che gela il Pd

30 Giugno 2020 | Autore:
Mes: la risposta di Conte che gela il Pd

Il premier chiede tempo fino a settembre. Ma in realtà tenta di tenere in piedi il Governo: il M5S minaccia la scissione. Zingaretti: irresponsabili.

Prigioniero della sua stessa maggioranza. Così appare Giuseppe Conte quando si vede costretto a dare una risposta sul Mes, il Meccanismo di stabilità che garantirebbe all’Italia 37 miliardi di euro da investire nella Sanità, fortemente voluto dal Partito Democratico, fortemente respinto dall’ala integralista del Movimento 5 Stelle. Risultato: del Mes non se ne parla fino a settembre. Conte lo dirà oggi al telefono ad Angela Merkel, che domani, 1° luglio, prenderà il timone dell’Europa nel ruolo di presidente di turno dell’Unione.

Chiede tempo, Conte. La versione ufficiale, la sua, dice che serve a completare il quadro europeo e a chiudere l’accordo con l’Ue al prossimo Consiglio. La versione ufficiosa, quella che riserva alla sua maggioranza, è un’altra: se in questo momento accetta il Mes, il Governo cade. Lo ha detto chiaro e tondo ai vertici del Pd, dopo la lettera di ieri al Corriere della Sera con cui Nicola Zingaretti ha fatto pressione per accettare quei soldi da Bruxelles. Il premier è stato minacciato dal suo partito di riferimento, il M5S: se dice sì al Mes, il Movimento si spacca. Almeno cinque o sei senatori hanno la valigia pronta per lasciare il gruppo pentastellato al Senato ed emigrare altrove, destinazione Lega o Gruppo Misto. Un rischio che Conte non si sente di correre in questo momento, visti i numeri già precari a Palazzo Madama: in questo gioco alla roulette russa, non vuole essere lui a premere il grilletto e a trovarsi costretto a pregare il Signore che sia Forza Italia a fermare la pallottola votando il Mes in Parlamento.

Per salvare il Movimento, però, il presidente del Consiglio rischia di perdere, comunque, il suo Governo. Perché il Pd ha già fatto sapere che nulla dura in eterno, tanto meno la pazienza. E tra i più irrequieti, oltre al segretario Zingaretti e al battagliero Dario Franceschini, c’è il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che insiste: accettare il Mes significa risparmiare 5 miliardi di euro in 10 anni. Rinunciare al Meccanismo di stabilità e adottare come alternativa un aumento del debito pubblico sarebbe come tirarsi la zappa sui piedi. Non si può perdere un’occasione del genere, insiste il Nazareno. Zingaretti, con l’appoggio di Matteo Renzi, definisce gli alleati «miopi e irresponsabilmente ideologici». I governatori del centrosinistra continuano a premere per avere quei soldi che per loro sono una manna dal cielo. Spinge da Bruxelles anche il commissario Paolo Gentiloni: questi continui rinvii non fanno bene al negoziato, dice il responsabile Ue degli Affari economici. Tutto fa pensare che qualsiasi decisione prenda Giuseppe Conte, il Governo sembra destinato a subire il colpo di grazia.



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