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Il caso Berlusconi e la nuova bufera sulla giustizia

30 Giugno 2020
Il caso Berlusconi e la nuova bufera sulla giustizia

L’audio che getta ombre sulla sentenza che condannò in via definitiva l’ex premier, poi espulso dal Senato in virtù della legge Severino.

Da stamattina, non si parla d’altro che dell’ultima vicenda giudiziaria che ha interessato Silvio Berlusconi: la condanna a quattro anni nel 2013 per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita. Quella, per intenderci, che portò il fondatore di Forza Italia a svolgere lavori di pubblica utilità, nell’ambito dell’affidamento in prova ai servizi sociali con i malati di Alzheimer a Cesano Boscone. Perché l’argomento è tornato d’attualità? Lo spiegano oggi alcuni quotidiani italiani tra cui Il Riformista, diretto da Piero Sansonetti, con un’anticipazione di ieri sera del programma tv di Rete 4 Quarta Repubblica.

Il processo Mediaset in breve

La trasmissione Mediaset ha fatto ascoltare l’audio di una registrazione di un magistrato, relatore in Cassazione nel processo in cui Berlusconi fu condannato in via definitiva. Prima di entrare nello specifico della registrazione, è bene riavvolgere il nastro per spendere un minuto sul cosiddetto «processo Mediaset», in modo da rinfrescare la memoria sui contenuti. Berlusconi, patron dell’azienda televisiva, era accusato di aver comprato film americani con la mediazione di un certo Farouk Agrama e di aver gonfiato le fatture, dove si riporterebbe un prezzo maggiorato rispetto a quello realmente pagato.

La differenza tra l’importo effettivo dell’acquisto e la cifra che risultava dai documenti contabili – quella che i giornali chiamano «cresta» – sarebbe stata spartita tra Berlusconi e Agrama. Questo, in sostanza, il cuore del processo che ebbe le conseguenze politiche che conosciamo. Il 27 novembre 2013, quattro mesi dopo che la sentenza era diventata definitiva, Berlusconi fu espulso dal Senato, in conformità alla legge Severino.

L’audio shock

Due sono gli elementi nuovi che hanno riportato il caso in auge e che fanno parlare Forza Italia di complotto e persecuzione. Il primo, è l’audio cui abbiamo accennato; il secondo la sentenza del tribunale civile di Milano che, secondo i legali di Berlusconi, sconfessa la condanna.

Quanto all’audio, si tratta della registrazione di quanto disse a Berlusconi, in presenza di altri testimoni, nell’agosto 2013, il magistrato Amedeo Franco, che è morto di recente. Franco diceva che Berlusconi «deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà. A mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia – si sente nella registrazione -, l’impressione è che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto. In effetti, hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso, ci continuo a pensare. Non mi libero. Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo».

Gli avvocati di Berlusconi dicono che fu Franco a insistere più volte per incontrarlo. La conversazione sarebbe avvenuta in presenza di altri testimoni, uno dei quali azionò il registratore. Tra i presenti, anche un altro magistrato – oltre ad Amedeo Franco – che secondo il Corriere della Sera sarebbe pronto a confermare i contenuti di quel dialogo.

La nuova sentenza

Il secondo elemento che fa riesplodere il caso, gettando nuove ombre sulla giustizia in un momento storico in cui la magistratura non è ai suoi massimi livelli di credibilità, è una nuova sentenza del tribunale civile di Milano.

Secondo i giudici, da quanto si legge sul Riformista, non ci sarebbe stata «nessuna intermediazione fittizia, nessuna fattura gonfiata. Anzi, i film furono comprati a buon prezzo». Il che, per il quotidiano di Sansonetti, significa che «il tribunale civile di Milano ha smontato e fatto a pezzettini la sentenza della Cassazione».

L’interrogativo

Una domanda sorge spontanea: come mai questo audio, che esiste dal 2013, esce solo adesso, tra l’altro in una fase così critica per la magistratura italiana (vedi caso Palamara)?

Sui giornali si legge che la registrazione non è mai stata divulgata dagli avvocati di Berlusconi per volere del Cavaliere e per rispetto nei confronti di Amedeo Franco. Ora però il giudice è morto. Il collegio difensivo del leader di Forza Italia, composto da Franco Coppi, Niccolò Ghedini, Bruno Nascimbene e Andrea Saccucci ha quindi voluto allegare la registrazione a un supplemento di ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo contro la Cassazione, insieme alla sentenza del tribunale civile di Milano, per ottenere la completa riabilitazione.

Come riporta il CorrSera, «secondo la difesa, fu Berlusconi a non volerla utilizzare per “non mettere in croce” i magistrati. Dei tentativi di Franco di farsi ascoltare anche dal consigliere giuridico dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ne parla lo stesso audio, mandato in onda martedì sera da Quarta Repubblica. Resta tutta avvolta nel mistero però la reazione dell’altro presunto testimone togato. Perché non avrebbe riferito nulla al Consiglio superiore della magistratura? Secondo i legali di Berlusconi avrebbe avuto paura di compromettersi la carriera. Era in attesa di una nomina in Cassazione, che poi ottenne. Sarebbe ancora in servizio».

Le reazioni 

Forza Italia ha chiesto una commissione d’inchiesta per accertare le disfunzioni giudiziarie italiane: «Ogni cittadino dev’essere uguale di fronte alla legge», ha commentato il vicepresidente del partito Antonio Tajani, nel corso di una conferenza stampa al Senato.

La registrazione, la cui esistenza era stata già resa nota da Berlusconi l’anno scorso a Porta a Porta ma senza farla ascoltare, per la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini è «la conferma di quanto purtroppo sapevamo da tempo: c’è stato un sistematico uso politico della giustizia per eliminare il leader del centrodestra dalla scena politica. La sentenza del tribunale civile di Milano ristabilisce la verità ma il danno è fatto. Anche se Berlusconi è un gigante ed è riuscito a restare in piedi, il vulnus causato alla democrazia resta purtroppo irreparabile. Le notizie di oggi fanno impallidire perfino lo scandalo Palamara e confermano che è necessaria un’immediata, drastica riforma della giustizia».

Anche il leader della Lega Matteo Salvini parla di necessità di una riforma profonda: «Dopo le intercettazioni di Palamara contro il sottoscritto, spunta un altro audio di un magistrato che ammette l’uso politico della giustizia: solidarietà a Silvio Berlusconi per il processo farsa di cui è stato vittima. È l’ennesimo episodio che ci ricorda la necessità di una riforma profonda».

Per il leader di Italia Viva Matteo Renzi bisogna capire cos’è successo. «Un magistrato della Cassazione che ha firmato quella sentenza espone dubbi molto forti sulla fondatezza giuridica di quella decisione. Non so dove sia la verità ma so che un Paese serio su una vicenda del genere – legata a un ex Presidente del Consiglio – non può far finta di nulla – dice l’ex premier nella sua enews -. Non ho mai appoggiato i governi Berlusconi e Berlusconi non ha mai votato la fiducia al governo Renzi (a differenza di altri governi anche di centrosinistra): quindi, per me Berlusconi è un avversario politico. Ma, proprio per questo, è doveroso fare chiarezza su ciò che esce dagli audio di quella trasmissione e nessuno può permettersi il lusso di far finta di niente».

La replica della Cassazione

Anche la Cassazione è intervenuta con una nota, nel tardo pomeriggio, per specificare che «la motivazione della sentenza è stata sottoscritta da tutti e cinque i magistrati componenti del collegio, quali co-estensori della decisione. Non risulta, altresì, che il consigliere Amedeo Franco abbia formalizzato alcuna nota di dissenso ai sensi dell’art. 16 della legge n. 117 del 1988 (art. 125, comma 5, c.p.p.)».

L’ufficio stampa della Cassazione spiega che «i ricorsi vennero iscritti presso la cancelleria centrale della Corte il 9.7.2013, dopo l’arrivo del relativo carteggio dalla Corte di appello di Milano che in data 8.5.2013 aveva pronunciato la sentenza oggetto di impugnazione. In ragione della rilevata urgenza dovuta all’imminente scadenza del termine di prescrizione dei reati durante il periodo feriale, il processo, in ossequio alle previsioni di cui alla legge n. 742 del 1969 ed alle relative previsioni tabellari, venne assegnato alla Sezione feriale, e quindi ad un collegio già costituito in data anteriore all’arrivo del fascicolo alla Corte di Cassazione, dunque nel pieno rispetto del giudice naturale precostituito per legge».



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