Limite uso contanti: il trucco dei pagamenti frazionati

30 Giugno 2020 | Autore:
Limite uso contanti: il trucco dei pagamenti frazionati

Aggirare la legge legge con trasferimenti di somme di denaro ciascuno di importo inferiore alle nuove soglie di 2mila euro funziona? 

A prima vista, sembra il gioco più facile del mondo: per aggirare i nuovi limiti ai pagamenti in contantidal 1° luglio la soglia ammessa scende a 2mila euro rispetto ai precedenti 3mila – alcuni pensano di ricorrere al trucco dei pagamenti frazionati. Così un conto di 10mila euro potrebbe essere saldato in 5 “comode rate” da 1.999,99 euro l’una; ovviamente, in nero, altrimenti l’operazione così realizzata in contanti non avrebbe senso e si dovrebbe ricorrere agli strumenti di pagamenti digitali, come le carte di credito o i bancomat, o comunque tracciabili, come i bonifici bancari e gli assegni.

Il concetto di fondo, che quest’anno ha indotto il Governo alla stretta sull’uso dei contanti – ed è già previsto che dal 1° gennaio 2022 la soglia ammessa scenderà ulteriormente, a soli mille euro – è proprio la tracciabilità, che consente all’Agenzia delle Entrate di riscontrare i movimenti bancari avvenuti e di controllare facilmente se l’operazione è stata contabilizzata dall’imprenditore, commerciante, artigiano o professionista e se è stato emesso oppure no il documento fiscale, come la fattura o lo scontrino elettronico.

Per rafforzare il sistema, sono state previste anche delle pesanti sanzioni, che partono da 2mila euro e possono arrivare fino a 50mila euro a seconda della gravità dell’infrazione, proprio in base all’importo illecitamente pagato in contanti.

La legge, infatti, vieta il trasferimento di somme in contanti superiori al limite imposto «anche quando è effettuato con più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiono artificiosamente frazionati», che, però, come vedremo tra poco, è cosa ben diversa da un legittimo accordo commerciale concluso con il creditore per il pagamento rateale. Intanto già da qui emerge che dividere i pagamenti per rimanere sottosoglia non consente di eludere la legge ma anzi costituisce un illecito, se non c’è una precisa giustificazione economica per questa scelta.

Ma il contrasto all’evasione fiscale non è l’unico obiettivo perseguito dal Governo: c’è anche l’intento di combattere il riciclaggio del denaro sporco, l’uso dei proventi derivanti da attività illecite come il traffico di sostanze stupefacenti, la vendita di armi, lo sfruttamento della prostituzione, in attività lecite attraverso il loro reimpiego. E qui la maggior disponibilità di denaro liquido e pronto da offrire cash può fare la differenza tra le organizzazioni criminali e gli imprenditori che operano nella legalità e si trovano svantaggiati quando si tratta, ad esempio, di contrattare l’acquisto di un’attività commerciale o una fornitura di beni e servizi.

Così i “tetti” imposti per legge all’uso del contante per i pagamenti mirano a rendere la vita complicata a chi intende spendere il cash per l’acquisto “senza problemi”, ponendo ostacoli sia per l’acquirente sia per il venditore, di beni e prodotti di ogni genere il cui importo superi la soglia ammessa ed anche per le forniture o le dazioni (apparentemente) realizzate a titolo gratuito.

Secondo un’analisi di Unimpresa, riportata dall’agenzia stampa Adnkronos, però, «le nuove soglie saranno facilmente aggirate col risultato che il gettito fiscale non subirà vantaggi particolari, ma i consumi potrebbero subire una stretta anche per motivi di tipo psicologico», come abbiamo spiegato nell’articolo contanti: con la nuova soglia resta il rischio del nero. L’associazione nazionale delle imprese italiane ritiene che, almeno «fino a importi non rilevanti – alcune migliaia di euro – il ”nero” potrà continuare ad avere gioco facile rispetto ai controlli» ma sottolinea che «tutto dipende dalla capacità di spesa e dalle esigenze di chi incassa il contante».

Proprio qui viene in rilievo la possibilità di frazionare i pagamenti, che di fatto, per quanto riguarda la disponibilità della provvista di contante necessaria, è favorita dall’assenza di limiti specifici per la movimentazione del denaro in banca, sia per i prelievi che per i versamenti. In altre parole, la stretta sta riguardando l’uso dei contanti, mentre sembra che non ci siano preclusioni alla possibilità di munirsi della provvista necessaria per effettuare i pagamenti.

Ma non bisogna mai dimenticare due cose fondamentali. Innanzitutto, che tutti i conti correnti e in genere tutti i rapporti finanziari privati sono monitorati dall’Agenzia delle Entrate, che potrà sempre rilevare la sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità economiche manifestate: in tali casi, chi ad esempio ha versato somme consistenti in contanti sul proprio conto dovrà dimostrare la loro provenienza e la loro sottoposizione a tassazione, oppure l’esenzione dalle imposte, come nel caso delle vincite al gioco che sono già tassate in partenza.

Inoltre, al di sopra dei 10mila euro prelevati in un solo mese si verrà segnalati dalla propria banca all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia ai sensi della normativa antiriciclaggio, come abbiamo spiegato nell’articolo “contanti: segnalato chi preleva 10mila euro in un mese“. E la segnalazione scatterà anche nel caso di prelievi frazionati, purché superino i mille euro ciascuno in contanti: saranno considerate operazioni potenzialmente sospette e partiranno gli accertamenti per approfondire l’impiego e la destinazione di queste somme.

In questi casi, sarà difficile giustificare un consistente prelievo o un grosso versamento in contanti quando il denaro movimentato con quelle operazioni, anche se artificiosamente frazionate, si discosta molto dall’abituale operatività del cliente sul conto corrente bancario o postale e da quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi. Negli articoli “massimo prelievo contanti privati” e “limite versamenti contanti su conto corrente” ti spieghiamo il meccanismo di questi controlli antiriciclaggio ed antievasione fiscale.

«Il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche non eccedenti la soglia normativa, e nello specifico, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio e l’attività del cliente, può costituire elemento di sospetto», ricorda anche Unimpresa.

Il pagamento in contanti anche per importi frazionati è invece legittimo ed ammesso quando si tratta di versamenti rateali: ad esempio, l’acquisto di un’autovettura, una ristrutturazione edilizia, il conto del dentista e in genere tutti i casi in cui è obiettivamente difficile riuscire a pagare l’intero importo in un’unica soluzione. Anche qui, però, occorrerà la regolare emissione di un documento fiscale da parte dell’imprenditore o del professionista e inoltre bisognerà sempre rispettare sempre la nuova soglia massima ammessa per poter pagare in contanti, che, ti ricordiamo, dal 1° luglio 2020 è di 1.999,99 euro. Leggi anche limiti contanti per pagamento fatture.



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