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Lavori usuranti: ultime sentenze

13 Agosto 2020
Lavori usuranti: ultime sentenze

Attività lavorative che affrettano ed accentuano il logoramento dell’organismo; possibilità di continuazione delle mansioni in concreto svolte nell’ambito dell’organizzazione aziendale; iscrizione al fondo di previdenza di settore al momento del compimento dell’età anagrafica.

La nozione di lavoro usurante

Lavoro usurante è quello sproporzionato alle possibilità psicofisiche dell’individuo, tale da determinare l’instaurarsi o l’aggravarsi di uno stato patologico, cioè quel lavoro nel quale l’organismo logora le proprie energie in un periodo di tempo più breve ed in misura superiore al normale.Un complesso morboso che possa, secondo un criterio di fondata previsione, determinare un grave pregiudizio per la residua efficienza fisica del soggetto, in conseguenza del perdurare dell’attività lavorativa, è da ritenersi invalidante, poiché non vi è capacità di guadagno quando il lavoro venga svolto con anormale usura; un tale pregiudizio, che si proietta nel futuro sotto il profilo biologico, ma è attuale sotto l’aspetto economico e lavorativo, poiché incide immediatamente sulla capacità di guadagno, di cui costituisce fattore di ulteriore riduzione, non va, perciò, confuso con il peggioramento potenziale e futuro dipendente dalla naturale evoluzione dell’infermità, di cui invece non può tenersi alcun conto ai fini del giudizio sull’invalidità pensionabile.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 3/07/1984, n. 3899

La nozione di invalidità pensionabile 

La nozione di invalidità pensionabile è ancorata non alla generica riduzione della pura e semplice capacità di lavoro quale dato meramente biologico, ma alla riduzione di tale specifica capacità in occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato, sempre che non si tratti di lavori usuranti che affrettino ed accentuino il logoramento dell’organismo per essere sproporzionati alla residua efficienza psicofisica.

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2019, n.11709

Assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti

Il ‘bonus’ previsto dall’art. 1, comma 12, della l. n. 243 del 2004 – consistente nella possibilità, per le categorie di lavoratori ivi indicate, in possesso dei requisiti per la pensione di anzianità, di ottenere in busta paga la somma corrispondente alla complessiva contribuzione per l’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, che il datore di lavoro è tenuto a versare agli enti previdenziali, previa rinuncia all’ordinario accredito dei contributi stessi – non può essere attribuito a coloro che abbiano conseguito i requisiti per il pensionamento di vecchiaia, inclusi i lavoratori soggetti a lavori usuranti che, avendo maturato tali requisiti a 58 anni, abbiano tuttavia posticipato il pensionamento fino al 65° anno di età, valevole per tutti i lavoratori dipendenti, esercitando l’opzione di cui all’art. 6 della l. n. 407 del 1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, del d. lgs. n. 503 del 1992. La ‘ratio’ del beneficio è, infatti, quella di contenere la spesa pubblica scongiurando il ricorso alle pensioni di anzianità, con la conseguenza che, qualora il lavoratore prosegua nel rapporto di lavoro oltre il termine previsto dalla legge per l’accesso alla pensione di vecchiaia, viene meno la possibilità dell’evento che la norma intendeva evitare e non si giustifica l’erogazione del ‘bonus’.

Cassazione civile sez. lav., 27/07/2017, n.18663

Misure contro il lavoro sommerso

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli art. 15 nonies, comma 1, d.lg. 30 dicembre 1992 n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 l. 23 ottobre 1992 n. 421), e 16, comma 1, primo periodo, d.lg. 30 dicembre 1992 n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell’art. 3 l. 23 ottobre 1992 n. 421) – nel testo di essi quale vigente fino all’entrata in vigore dell’art. 22 l. 4 novembre 2010 n. 183 (Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro) – nella parte in cui non consente al personale ivi contemplato che al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo non abbia compiuto il numero degli anni richiesti per ottenere il minimo della pensione, di rimanere, su richiesta, in servizio fino al conseguimento di tale anzianità minima e, comunque, non oltre il settantesimo anno di età. Il combinato disposto risulta in contrasto con l’art. 38, secondo comma, cost. poiché non consente la permanenza in servizio fino al settantesimo anno di età, utile a conseguire il minimo pensionistico mentre la modifica introdotta con il richiamato art. 22 l. n. 183 del 2010 è contenuta – sotto i profili evocati – entro i limiti della discrezionalità del legislatore “in subiecta materia” .

Corte Costituzionale, 06/03/2013, n.33

Disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro

Non sono fondate le q.l.c. dell’art. 32, commi 5, 6 e 7, l. 4 novembre 2010 n. 183 (Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro), sollevate con riferimento agli art. 3, 4, 11, 24, 101, 102, 111 e 117, comma 1, cost.

Corte Costituzionale, 11/11/2011, n.303

Conseguimento del diritto all’assegno ordinario di invalidità

Anche con riferimento agli assunti al lavoro perché rientranti nelle categorie protette, il requisito della riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle loro attitudini, previsto dall’art. 1 della l. n. 222 del 1984 ai fini del conseguimento del diritto all’assegno ordinario di invalidità, impone di valutare la possibilità di continuazione delle mansioni in concreto svolte nell’ambito dell’organizzazione aziendale (e non invece di quelle specificate nell’iniziale mansionario di collocamento al lavoro), nonché la possibilità di svolgere attività diverse (ma tuttavia confacenti alle attitudini dei soggetti considerati) da quella in concreto espletata, sempre che non si tratti di lavori usuranti, cioè di lavori che affrettino ed accentuino il logoramento del loro organismo per essere sproporzionati alla loro residua efficienza fisiopsichica, non potendosi di contro identificare l’usura in questione con quella normale, dipendente cioè dalla naturale evoluzione in senso peggiorativo delle infermità.

Cassazione civile sez. lav., 15/12/1999, n.14108

Lavoro usurante svolto all’estero in ambito UE

Ai fini della totalizzazione dei contributi per la fruizione della pensione di anzianità anticipata in Italia, il lavoratore appartenente a Stato dell’Unione Europea (nella specie, Romania), ove abbia svolto lavoro usurante, deve avere ivi lavorato almeno sette anni negli ultimi dieci ai sensi dell’art. 1, comma 2, lett. a), del d.lgs. n. 67 del 2011, atteso che l’art. 11 del Regolamento CEE n. 883 del 2004, nel prevedere che gli Stati membri sono competenti per determinare le condizioni previste dalla loro legislazione nazionale per le prestazioni di sicurezza sociale, assoggetta la persona che esercita attività subordinata o autonoma in uno Stato membro alla legislazione di detto Stato.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 26/07/2016, n. 15432

Personale viaggiante addetto ai servizi pubblici di trasporto

L’art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 503 del 1992, che conserva i più favorevoli limiti di età per il pensionamento di vecchiaia previsti dalla legislazione previgente a favore del “personale viaggiante addetto ai servizi pubblici di trasporto” attesa la natura di lavoro usurante, richiede, ai fini dell’applicabilità della deroga, l’attualità dell’iscrizione al Fondo di previdenza per il personale addetto ai pubblici servizi di trasporto al momento del compimento dell’età anagrafica.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 19/09/2011, n. 19090

Lavori usuranti: conservazione dei limiti di età di maggior favore

L’art. 5 comma 2, del d.lgs. n. 503 del 1992, che conserva i più favorevoli limiti di età per il pensionamento di vecchiaia previsti dalla legislazione previgente a favore del “personale viaggiante addetto ai servizi pubblici di trasporto” attesa la natura di lavoro usurante, si applica ove detta mansione, avuto riguardo all’intero corso del rapporto lavorativo, sia stata svolta con assoluta prevalenza, dovendosi intendere la locuzione “personale viaggiante” nel senso di “personale che viaggi normalmente” (nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto corretta la sentenza di merito che aveva valutato la sussistenza del requisito rispetto allo svolgimento delle funzioni di bigliettaio o verificatore di titoli di viaggio per oltre 26 anni su 32 di attività lavorativa, compiti che il lavoratore aveva ricoperto anche nell’ultimo periodo di servizio).

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 23/07/2008, n. 20321

Lavoro usurante: riconoscimento della pensione d’invalidità

Ai fini del riconoscimento della pensione d’invalidità, è lavoro usurante quello sproporzionato alle possibilità psico-fisiche dello individuo e tale da determinare l’instaurarsi o l’aggravarsi di uno stato patologico; cioè quel lavoro nel quale l’organismo logora le proprie energie in un periodo di tempo più breve ed in misura superiore al normale, sicché un complesso morboso che possa, secondo un criterio di fondata previsione, determinare un grave pregiudizio per la residua efficienza fisica del soggetto, in conseguenza del perdurare dell’attività lavorativa, è da ritenersi invalidante, in quanto sostanzialmente non vi è capacità di guadagno quando il lavoro venga svolto con anomala usura.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 16/12/1985, n. 6404



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