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Voltura catastale eredi: cosa comporta

30 Giugno 2020
Voltura catastale eredi: cosa comporta

Accettazione tacita dell’eredità e responsabilità per i debiti del defunto: si può desumere dalla denuncia di successione e dalla voltura al catasto?

Un nostro lettore ci riferisce di essere stato nominato erede, insieme al fratello, di una casa di proprietà del padre. Quest’ultimo, venuto a mancare di recente, ha lasciato un patrimonio modesto; non sono invece ancora noti tutti i debiti. Il fratello preme per effettuare la denuncia di successione e la voltura catastale dell’immobile per poterlo vendere al più presto ed evitare di affrontare ulteriori spese. Il nostro lettore è, invece, in dubbio: non vorrebbe infatti che, da questo atto, derivasse poi l’obbligo di dover pagare eventuali creditori. Per ciò ci chiede cosa comporta per gli eredi la voltura catastale.

Sul punto, si è più volte espressa la giurisprudenza. Cercheremo di chiarire come stanno le cose in questo breve articolo. Ma procediamo con ordine.

Pratiche di successione: quali sono?

Spesso, si parla genericamente di “pratiche di successione” per indicare tutti gli adempimenti che gli eredi sono tenuti a fare non appena decede un familiare. 

Queste pratiche possono essere così sintetizzate:

  • dichiarazione di successione (o «denuncia di successione»): si tratta di un adempimento di carattere fiscale, obbligatorio per legge, che deve compiere chi intende accettare l’eredità (anche se esso non implica l’accettazione dell’eredità e quindi l’acquisto della qualifica di erede). Va compiuto entro 1 anno dal decesso. Serve per comunicare all’Agenzia delle Entrate la consistenza del patrimonio del defunto passato in successione; è su questo valore infatti che verrà poi liquidata l’imposta di successione;
  • accettazione dell’eredità: è l’atto che fa acquisire formalmente la qualità di erede. Qualità che non si acquista – come abbiamo appena detto – con la semplice dichiarazione di successione. Da questo momento in poi, l’erede acquisisce una quota del patrimonio del defunto e si obbliga, per la corrispondente quota, a pagare anche i relativi debiti da questi lasciati. L’accettazione va fatta entro 10 anni, salvo che un controinteressato (ad esempio un creditore o un altro erede) chieda al giudice di intimare al futuro erede una decisione in termini più brevi. Chi è nel possesso dei beni ereditari deve fare l’accettazione in tempi più stretti: egli ha infatti 40 giorni per fare l’inventario dei suddetti beni nel suo possesso e altri 3 mesi per comunicare se intende accettare o meno l’eredità. L’accettazione di eredità è un atto non necessario, potendo l’eredità essere accettata anche in modo tacito, ossia con comportamenti concludenti che denotino la volontà di accettare. Chi non intende accettare l’eredità è tenuto a fare la rinuncia all’eredità nel medesimo termine (ossia 10 anni), altrimenti si considera erede;
  • voltura catastale: è un adempimento necessario, tutte le volte in cui nell’eredità ci sono degli immobili, a trasferire la proprietà di questi dal defunto agli eredi o a un erede specifico (in caso di legato).

Cosa comporta la voltura catastale? 

Mentre la denuncia di successione non implica alcuna accettazione di eredità (in quanto ha effetti solo di natura fiscale), la voltura catastale conta anche ai fini civili oltre che fiscali: pertanto, essa si considera come una accettazione tacita dell’eredità. Soltanto chi vuole accettare l’eredita effettua la voltura degli immobili, attuando così il passaggio della proprietà del bene dal defunto a se stesso. È questo l’indirizzo ormai costante della giurisprudenza. 

Risultato: chi fa la voltura catastale diventa erede a tutti gli effetti e, quindi, risponde anche dei debiti del defunto. Egli, infatti, nel fare la voltura, acquisisce la proprietà dell’immobile e, così, si obbliga anche nei confronti dei creditori del de cuius dovendone pagare i debiti in proporzione alla propria quota. 

La voltura catastale è quell’adempimento che trasferisce la proprietà di un bene immobile. Non la si deve confondere con la visura catastale la quale, invece, è un semplice documento – estratto dai pubblici registri immobiliari – da cui risulta il nome del titolare dell’immobile.  

Voltura catastale e accettazione tacita dell’eredità: ultime sentenze

Dicevamo che la giurisprudenza ha più volte qualificato la voltura catastale come un atto di accettazione tacita dell’eredità. 

Ad esempio, la Cassazione [1] ha detto che, «in materia successoria, per accertare se c’è stata o meno accettazione tacita di un’eredità, occorre valutare il comportamento complessivo del presunto erede, dando rilevanza agli atti compiuti dal chiamato all’eredità che  presuppongono necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede. Nel caso di specie, la Suprema corte ha ritenuto che vi fosse stata accettazione tacita, in quanto il chiamato non solo aveva richiesto l’esecuzione della voltura catastale di taluni immobili caduti in successione – adempimento che costituiva già di per sé un comportamento idoneo e sufficiente ai fini dell’accettazione (a differenza della sola denunzia di successione, che costituisce mero adempimento fiscale) – ma aveva anche posseduto e abitato l’immobile ove dimorava anche sua madre e da questa lasciato aveva provveduto ad assolvere gli oneri condominiali a esso afferenti».

Il tribunale di Monza [2] ha spiegato che «L’accettazione tacita dell’eredità può essere desunta dal comportamento complessivo del chiamato all’eredità che ponga in essere anche atti che travalicano il semplice mantenimento dello stato di fatto quale esistente all’atto di apertura della successione e la mera gestione conservativa dei beni compresi nell’asse ereditario; in particolare, costituisce accettazione tacita di eredità, ai sensi dell’art. 477 c.c., la vendita di un bene ereditario, trattandosi di un atto che il chiamato erede non avrebbe diritto di compiere se non volesse accettare l’eredità; parimenti, la accettazione tacita di eredità può essere desunta dalla voltura catastale dei beni immobili costituenti l’asse ereditario, trattandosi di un atto rilevante, non solo dal punto di vista tributario per il pagamento dell’imposta, ma anche dal punto di vista civile, per l’accertamento, legale o semplicemente materiale, della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi, atteso che soltanto chi intenda accettare l’eredità assume l’onere di effettuare tale atto e di attuare il passaggio della proprietà dal de cuius a se stesso».

Sempre la Cassazione, con una pronuncia più risalente [3], ha sottolineato che «L’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare; ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile».


note

[1] Cass. sent. n. 1438/2020.

[2] Trib. Monza, sent. n. 312/2020. 

[3] Cass. sent. n. 10796/2009. 


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