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Interruzione volontaria di gravidanza: ultime sentenze

12 Agosto 2020
Interruzione volontaria di gravidanza: ultime sentenze

Primi novanta giorni di gestazione; gravità della patologia genetica; omesso o mal riuscito intervento di sterilizzazione; speculazione sui tempi della procedura legale di interruzione volontaria di gravidanza per prospettare inesistenti difficoltà e lungaggini.

Responsabilità sanitari

In caso di insuccesso dell’operazione di interruzione volontaria di gravidanza imputabile ai sanitari, questi ultimi sono responsabili per i danni sopportati dai genitori del bambino in ragione della prosecuzione della gestazione.

Cassazione civile sez. III, 21/05/2012, n.8024

Criteri per stabilire la gravità della patologia genetica 

La gravità della patologia genetica che rappresenta uno dei requisiti per la liceità dell’accesso delle coppie fertili alla procreazione medicalmente assistita previa diagnosi preimpianto deve essere valutata alla stregua del criterio di gravità di cui all’art. 6, l. n. 194/1978.

In particolare, tale disposizione, per giustificare l’interruzione volontaria di gravidanza dopo i primi novanta giorni di gestazione, richiede che le patologie del nascituro siano state accertate, nonché siano rilevanti, e che il pericolo per la salute fisica o psichica della donna sia “grave”, così da giustificare l’aborto (nel caso di specie, è stato ritenuto che, nell’ipotesi in cui l’embrione fosse effetto dalla patologia osteocondromi multipli ereditari, cd. HMO, ereditata dal padre, sussisterebbe il serio pericolo per la salute psichica della madre, tale da giustificare l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, previa diagnosi prempianto).

Tribunale Milano sez. I, 18/04/2017

Reato di concussione: la condotta del medico nell’ambulatorio

Integra il reato di concussione di cui all’art. 317 c.p. la condotta del dirigente medico in servizio presso un reparto di ginecologia di un ospedale pubblico che, speculando sui tempi della procedura legale di interruzione volontaria di gravidanza per prospettare inesistenti difficoltà e lungaggini, abbia spinto le donne gravide, che avevano necessità di abortire in tempi contenuti, ad un aborto illegale a pagamento presso il proprio studio privato, realizzando una radicale compressione della volontà negoziale delle vittime, esposte al presunto rischio di un disvelamento dello stato di gravidanza con conseguente compromissione del rapporto con il partner, di reazioni da parte dei parenti e di impossibilità di abortire nel termine legale di novanta giorni a Corte ha riconosciuto la qualità pubblicistica posta a base della concussione nella strumentalizzazione della pubblica funzione del medico nell’ambulatorio, a nulla rilevando la circostanza che gli aborti clandestini fossero realizzati da professionisti in uno studio privato).

Cassazione penale sez. VI, 15/11/2016, n.1082

Risarcimento del danno per nascita indesiderata

In tema di risarcimento del danno per la nascita indesiderata di un figlio a seguito di omesso o mal riuscito intervento di sterilizzazione, correttamente richiesto dalla partoriente, ai fini dell’art. 1227, comma 2, c.c. l’ordinaria diligenza è da intendersi nell’ambito di attività o scelte che non abbiano carattere di eccezionalità o comportino rischi o sacrifici, pertanto al fine di evitare i danni conseguenti alla mancata esecuzione della sterilizzazione, non esiste alcun obbligo della donna a sottoporsi a interruzione volontaria di gravidanza comportando l’aborto un sacrificio alla salute e alla libertà di autodeterminarsi della madre.

Tribunale Reggio Emilia sez. II, 07/10/2015, n.1298

Violazione del diritto alla salute della donna

Gli art. 1, commi 1 e 2, e 4 comma 1, l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) sono incostituzionali, per violazione degli art. 3 e 32 cost., nella parte in cui non consentono l’accesso alla procreazione medicalmente assistita e, dunque, alla diagnosi e selezione preimpianto a coppie fertili che possono invece ricorrere all’aborto — intervento più pericoloso per la salute della donna, e comunque comportante la soppressione del concepito — in quanto portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, comma 1, lett. b), l. 22 maggio 1978 n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza), accertate da apposite strutture pubbliche.

Corte Costituzionale, 05/06/2015, n.96

Assunzione di un noto farmaco abortivo

Integra il reato di illecita interruzione volontaria di gravidanza di cui all’art. 19 l. n. 194 del 1978 la condotta della gestante che abbia assunto con modalità off-label un noto farmaco abortivo (Cytotec) in assenza di patologie in atto tali da giustificarne l’utilizzo e in situazione di ricovero presso una struttura ospedaliera, quindi senza motivo di assumere iniziative autonome di tipo farmacologico omettendo l’avallo dei sanitari.

Cassazione penale sez. V, 25/02/2015, n.14218

L’accesso alla cartella clinica della moglie

Il soggetto, che ha intrapreso innanzi al Tribunale ecclesiastico regionale azione di nullità del matrimonio canonico contratto con il coniuge, ha diritto di accesso alla cartella clinica relativa all’interruzione volontaria di gravidanza di quest’ultimo senza che sia necessaria alcuna penetrante indagine in merito all’essenzialità o non della documentazione richiesta.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 30/01/2013, n.59

Medico in servizio di guardia e reato di rifiuto di atti di ufficio

Integra il delitto di rifiuto di atti di ufficio la condotta del medico in servizio di guardia che, richiesto di assistere una paziente sottoposta ad intervento di interruzione volontaria di gravidanza, si astenga dal prestare la propria attività nelle fasi antecedenti o successive a quelle specificamente e necessariamente dirette a determinare l’aborto, invocando il diritto di obiezione di coscienza, attesi i limiti previsti dall’art. 9 legge 22 maggio 1978 n. 194, all’esercizio di tale facoltà.

(In applicazione del principio, la Corte, in relazione ad una interruzione di gravidanza indotta per via farmacologica, ha affermato che l’esonero da obiezione di coscienza è limitato alle sole pratiche di predisposizione e somministrazione dei farmaci abortivi, ma non si estende alle fasi “conseguenti”).

Cassazione penale sez. VI, 27/11/2012, n.14979

Interruzione volontaria della gravidanza nei primi novanta giorni dal concepimento

È manifestamente inammissibile – per irrilevanza – la q.l.c. dell’art. 4 l. 22 maggio 1978 n. 194, recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, nella parte in cui prevede la facoltà della donna, in presenza delle condizioni ivi stabilite, di procedere volontariamente alla interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni dal concepimento, sollevata dal Giudice tutelare del tribunale ordinario di Spoleto, in riferimento agli art. 2, 32 comma 1, 11 e 117 comma 1 cost.

Corte Costituzionale, 19/07/2012, n.196

Delitti di falsità materiale e ideologica per omissione

In tema di falso documentale, integra i delitti di falsità materiale e ideologica per omissione, commessa dal pubblico ufficiale, la condotta di colui che in qualità di medico ospedaliero, ometta di attestare in sede di cartella clinica – atto pubblico assistito da fede privilegiata – che l’intervento chirurgico ivi descritto e subìto dalla paziente non è avvenuto in ospedale ma nella abitazione di quest’ultima, trattandosi di omissione concernente un enunciato significativo, considerato che l’abitazione privata non costituisce di norma sede deputata al compimento di interventi chirurgici (nella specie interruzione volontaria di gravidanza).

Cassazione penale sez. V, 01/12/2011, n.12132

Trattamento di interruzione volontaria di gravidanza non riuscito

Nel caso di partoriente di nascituro indesiderato, sottopostasi a trattamento di interruzione volontaria di gravidanza, non riuscito, non è provato il danno biologico lamentato ove il parto sia avvenuto senza complicanze, atteso che la gestazione non è considerabile uno stato di malattia. I ricoveri successivi di pochi giorni rientrano nei disagi tollerabili e non risarcibili. Parimenti, in difetto di idonea documentazione di supporto, va escluso il danno psichico. Va, peraltro, escluso il danno morale, atteso che l’intervento in sé (il parto) non può cagionare lesioni, sicché nell’operato del medico non sono ravvisabili gli eremi del reato (art. 185 c.p.).

Quanto ai diritti inviolabili della persona, salvaguardati dalla costituzione, rilevano in ambito sanitario quale ulteriore danno non patrimoniale la lesione del diritto inviolabile all’autodeterminazione, da cui discende il divieto di sottoposizione a trattamenti sanitari obbligatori e l’obbligo di acquisizione del consenso informato, beni salvaguardati dal comma 2 dell’art. 32 cost. Poiché, il danno si identifica con l’evento dannoso, il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza, che va allegato e provato, e deve essere grave. Infine, il danno patrimoniale risarcibile, nel caso di intervento fallace, è costituito, non già dagli oneri del mantenimento del figlio sino al raggiungimento dell’autosufficienza da parte di questi, gravando tale obbligo ai sensi dell’art. 147 c.c. esclusivamente sui genitori, bensì dall’apporto economico necessario per rimuovere le difficoltà economiche e quindi eliminare la causa del pregiudizio per la salute fisio-psichica della donna.

Sicché, un danno patrimoniale può dedursi ed ottenersi nel caso di nascita indesiderata solo allorquando sia provata l’insorgenza di stati depressivi od altre forme di alterazione della condizione mentale o fisica, integranti vera e propria malattia, che non possono presumersi quale conseguenza certa ed automatica della nascita indesiderata.

Tribunale Bari sez. II, 13/10/2009, n.3032

Problemi di salute della donna

Il giudice di Firenze ritiene che la legge 40 del 2004, come interpretata col canone dell’interpretazione conforme a Costituzione, non contenga un divieto di diagnosi genetica preimpianto. Nel sostenere la percorribilità dell’interpretazione conforme, il giudice richiama la sentenza del 24 settembre del Tribunale di Cagliari, cui rinvia per relationem.

Inoltre, aggiunge che l’esclusione della diagnosi genetica preimpianto dovrebbe essere considerata irragionevole in riferimento alla l. n. 194 del 1978: infatti la previsione di un obbligo di impianto degli embrioni malformati sarebbe del tutto irrazionale, laddove la legge 194 del 1978 consente l’interruzione volontaria di gravidanza per problemi di salute della donna derivanti anche da previsioni di anomalie o malformazioni del feto. Alla luce di tali ragioni, viene ordinata la esecuzione della diagnosi pro-impianto, con trasferimento in utero dei soli embrioni sani, o portatori sani, secondo le tecniche della migliore scienza medica o con crioconservazione degli ulteriori embrioni.

Tribunale Firenze, 17/12/2007



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22 Commenti

  1. Una mia compagna di classe delle superiori ha scoperto di essere incinta. Ora, non sa come dirlo alla famiglia. Vorrebbe abortire senza dire niente a nessuno, a parte il ragazzo. Tuttavia, lei è ancora minorenne. Se va al pronto soccorso o se si rivolge ad un medico, può essere consentito l’aborto?

    1. La legge prevede una precisa procedura per interrompere una gravidanza. Se ne deduce che l’aborto al pronto soccorso è vietato.
      La legge dice che se la donna non ha raggiunto i diciotto anni d’età, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o, in assenza, la tutela. In poche parole, quindi, la minorenne non può decidere da sola senza il consenso dei genitori. Attenzione, però: il consenso è richiesto solamente se la donna ha già intenzione di abortire. Questo significa che, se la donna non vuole interrompere la gravidanza e i genitori, al contrario, sono favorevoli all’aborto, la gestazione proseguirà normalmente, secondo il volere della futura madre. Alla regola sopra enunciata, secondo la quale è necessario il consenso dei genitori della minorenne per praticare l’aborto voluto dalla donna, fanno seguito delle eccezioni: innanzitutto, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione dei genitori, oppure questi, interpellati, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia presso cui si è rivolta la donna interpella il giudice tutelare territorialmente competente affinché prenda una decisione. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli dal consultorio o dalla struttura medica, può autorizzarla, a decidere per l’interruzione della gravidanza. In poche parole, se la madre ritenga non opportuno mettere a conoscenza dei propri genitori del suo stato di gravidanza, oppure se questi ultimi prendono decisioni contrastanti, sarà il giudice tutelare a decidere se accogliere o meno la richiesta di aborto.

      Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso dei genitori e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.

      Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, alla minore degli anni diciotto può essere praticata l’interruzione di gravidanza quando vi sia un imminente pericolo di vita per la stessa.
      Di conseguenza, nel caso di donna minorenne, avremo queste situazioni:
      se i genitori (o, in loro assenza, colui che esercita la tutela sulla minore) sono d’accordo, allora si potrà procedere all’aborto;
      se i genitori non prestano il consenso oppure non vengono nemmeno informati per volontà della minore, allora il medico deve avvertire il giudice tutelare affinché decida;
      se l’aborto è giustificato da gravi motivi di salute, si procede indipendentemente dall’assenso dei genitori o del giudice tutelare;
      stessa cosa nel caso di aborto terapeutico, cioè aborto giustificato dalla salvaguardia della salute della donna incinta: si procede d’urgenza anche senza il consenso dei genitori o del giudice tutelare.

  2. Come funziona il trattamento dell’aborto nel primo trimestre di gravidanza? Cioè che differenza c’è tra l’aborto spontaneo o volontario.

    1. In relazione alla modalità di presentazione clinica dell’aborto spontaneo, è necessario un intervento tempestivo. Nel caso di interruzione volontaria di gravidanza, l’aborto viene programmato.
      L’interruzione volontaria di gravidanza può essere effettuata attraverso:
      trattamento chirurgico: in anestesia generale o locale si procede alla dilatazione del collo dell’utero, all’isterosuzione e revisione della cavità uterina;
      trattamento farmacologico: somministrazione di mifepristone (RU486) e/o misoprostolo. Questo trattamento richiede la collaborazione attiva della paziente sia per l’esecuzione della procedura che per la gestione dei sintomi che accompagnano l’aborto: emorragia, dolori, febbre, nausea e diarrea.
      Le indicazioni all’aborto farmacologico sono:
      test di gravidanza positivo e amenorrea da quarantanove giorni o epoca concezionale fino a trentacinque giorni;
      data gestazionale (fino a quarantanove giorni) definita mediante ecografia;
      possibilità per la paziente di raggiungere un presidio ospedaliero entro un’ora.
      L’aborto farmacologico è controindicato in presenza di:
      sospetta gravidanza extrauterina;
      gravi coagulopatie;
      insufficienza surrenalica;
      asma grave scompensata;
      anemia con valori di emoglobina <7g/dl;
      diabete mellito complicato, insufficienza renale cronica, insufficienza epatica, HIV.
      Il protocollo prevede la somministrazione di una dose di mifepristone (RU486) il primo giorno e la somministrazione di misoprostolo il secondo giorno. Nel caso non si verifichi l’espulsione è prevista una seconda somministrazione di misoprostolo dopo tre ore. Il trattamento farmacologico può essere interrotto in qualunque momento e si può proseguire la gravidanza o abortire con altri metodi.
      Il tipo di intervento medico in presenza di aborto spontaneo dipende dalla manifestazione clinica dell’aborto:
      aborto in atto: è necessario eseguire l’ecografia. L’assenza della camera gestazionale certifica la completa espulsione del materiale abortivo: non è necessario nessun intervento. La presenza, nella cavità uterina, di materiali abortivi rende necessaria la revisione della cavità uterina.
      aborto ritenuto: l’ecografia evidenzia la presenza della camera gestazionale ma l’assenza di segnali vitali del feto. Si procede all’aborto mediante: la dilatazione del canale cervicale dell’utero attraverso delle sonde o tramite somministrazione di prostaglandine (candelette vaginali) dovrebbe spontaneamente indurre l’aborto; la revisione chirurgica della cavità uterina in caso di mancato svuotamento spontaneo o persistenza di materiale abortivo.
      Una complicanza dell’aborto spontaneo è rappresentata dall’infezione che si presenta con:
      febbre con brividi;
      astenia, tachicardia e tachipnea;
      dolore al basso ventre;
      perdite vaginali ematiche e purulente.
      L’infezione può rimanere localizzata all’utero o diffondersi con salpingite, peritonite fino allo shock settico o alla CID (coagulazione intravascolare disseminata).

  3. Io e il mio compagno stiamo insieme da poco tempo e siamo ancora molto giovani. Nei nostri progetti, sinceramente, non avevamo pensato ad un bambino. Siamo studenti, nessuno dei due ha un lavoro, viviamo con le nostre rispettive famiglie che purtroppo non sono molto benestanti e abbiamo situazioni complicate a casa. Ora, con immenso dispiacere, considerando che non siamo proprio pronti a diventare genitori, abbiamo deciso che è il caso di ricorrere all’aborto. Potete darmi maggiori delucidazioni a riguardo? Come viene fatto l’aborto?

    1. Secondo la legge, quando una donna decide di abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento deve, innanzitutto, fare una visita ginecologica per accertare la gravidanza ed ottenere il relativo certificato.Fatto questo, è necessario fare un colloquio con un medico o recarsi in un consultorio familiare per valutare i motivi per cui si vuole interrompere la gravidanza. Infatti, la legge cita il ruolo del consultorio allo scopo di:
      informare la donna sui suoi diritti riguardo la normativa statale e regionale e sui servizi sociali, sanitari ed assistenziali offerti dalle strutture che operano nel territorio;
      informare la donna sulle modalità per essere tutelata da tali normative;
      attuare direttamente o proponendo ai Comuni o alle strutture sociali competenti degli interventi particolari se fossero necessari;
      contribuire a superare le problematiche che portano a decidere di interrompere la gravidanza, aiutando la donna in una maternità difficile dopo la nascita.
      Se secondo il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, ci sono delle condizioni tali da rendere urgente l’intervento, la donna riceve immediatamente il certificato che attesta l’urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi in una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. In caso contrario, la invita a riflettere per sette giorni. Trascorso questo periodo, la donna può presentarsi in un centro sanitario autorizzato affinché venga avviata la procedura per praticare l’aborto. Quando la donna si presenta in ospedale o nella clinica convenzionata per l’interruzione della gravidanza, viene stabilita la data dell’intervento. Dovrà sottoporti alle visite ed agli esami preliminari (il cosiddetto pre-ricovero). Il tutto nel più scrupoloso rispetto della privacy. L’intervento è gratuito: la donna dovrà sostenere solo i costi di eventuali medicinali da prendere dopo aver abortito.

    2. L’aborto può essere praticato in ospedali, case di cura, cliniche e poliambulatori autorizzati, siano essi pubblici, convenzionati o privati. L’intervento è effettuato da un medico del servizio ostetrico-ginecologico che, alla fine della procedura, comunica al medico provinciale del territorio l’esito, documentando l’intervento, senza menzionare in alcun modo i tuoi dati anagrafici, tutelati dalla privacy.Rivolgersi sempre al medico di famiglia, al ginecologo o al consultorio. E’ molto importante che tu abbia, fin da subito, informazioni sulla struttura sanitaria nella quale vuoi farti seguire, perché le procedure per l’accesso all’interruzione di gravidanza, possono cambiare in base ai regolamenti interni o alle tecniche utilizzate. Una valutazione sbagliata potrebbe portarti a fare l’intervento in un posto non idoneo alle tue esigenze o al tuo percorso. Ci sono, ad esempio, ospedali che accettano pazienti provenienti solo dai Consultori ed altri che non somministrano la pillola abortiva; saperlo prima ti aiuterà a fare le giuste scelte.Puoi informarti anche attraverso le ASL (Aziende Sanitarie Locali), che sono tenute a garantirti il contatto con la struttura vicina più conforme alle tue esigenze. Se hai intenzione di fare ricorso alla pillola abortiva fallo presente, sia durante la richiesta di informazioni, che durante i colloqui e fatti rilasciare una lista con le strutture più vicine a te che la utilizzano.

  4. Io e il mio fidanzato stiamo insieme da ben 10 anni. Ci siamo messi insieme ai tempi delle superiori e fortunatamente la storia va avanti, ma ora che ho scoperto di essere incinta iniziano le discussioni. Ora, io so bene che non si cresce un figlio solo con l’amore di mamma e papà e servono i soldi, ma se questo è il problema, i soldi in qualche modo si trovano. Cioè possiamo cercare qualche lavoretto umile e poi i nostri genitori penso che ci appoggino. Ora, ho paura che questa per lui sia solo una scusa per non prendersi le sue responsabilità. Ma in ogni caso se lui non lo vuole, io vorrei portare avanti lo stesso la gravidanza. Posso farlo per legge? Se lui si oppone ed io voglio tenere il bambino, visto che è figlio di entrambi, posso farlo?

    1. La legge è molto chiara nell’attribuire il diritto all’aborto alla sola donna. Dunque, pur essendo due i genitori del nascituro, è la madre ad avere l’ultima parola a riguardo, nel senso che è la madre a decidere se abortire o meno. La legge sul punto non lascia spazio a dubbi: il padre ha un ruolo del tutto marginale quando si parla di interruzione di gravidanza. La legge sull’aborto dice che il consultorio o la struttura socio-sanitaria presso il quale la donna si rivolge per praticare l’aborto deve coinvolgere anche il padre del concepito, sempre che la donna lo consenta.Dunque, la struttura medica ha il dovere di esaminare con la donna e con il padre, nel rispetto della dignità e della riservatezza di entrambi, le possibili soluzioni dei problemi proposti, al fine di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.Secondo la legge sull’aborto, l’uomo può stare accanto alla donna nel percorso che la porterà, eventualmente, ad interrompere la gravidanza, ma soltanto se ella è d’accordo. In buona sostanza, la legge consente alla donna di estromettere l’uomo dal processo decisionale.Lo stesso accade quando la donna si reca dal proprio medico di famiglia: la legge dice che, quando si rivolge al medico di sua fiducia, questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta altresì con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza. È chiaro ancora una volta, dunque, che è la donna a decidere se abortire, in quanto può chiedere a consultori e strutture sanitarie che l’uomo venga estromesso da ogni decisione a riguardo.

  5. Salve. La mia ragazza è incinta. Ora, nessuno dei due vuole che questa gravidanza prosegua perché ci sono vari problemi. Ne abbiamo parlato in famiglia e siamo tutti d’accordo. L’unica cosa che vorremmo capire è dove fare tutta la procedura. Si può abortire al pronto soccorso?

    1. L’aborto al pronto soccorso è vietato. A scanso di equivoci, la normativa precisa che, nei primi 90 giorni dal concepimento, l’interruzione della gravidanza «è praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale […] o presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti indicati dalla legge» o case di cura autorizzate dalla Regione, fornite di requisiti igienico-sanitari e di adeguati servizi ostetricoginecologici. Il ministro della Sanità può limitare la facoltà delle case di cura autorizzate a praticare l’aborto, stabilendo: la percentuale degli interventi che potranno avere luogo, in rapporto al totale degli interventi chirurgici eseguiti nell’anno precedente presso la stessa casa di cura; la percentuale dei giorni di degenza consentiti per gli interventi di interruzione della gravidanza, rispetto al totale dei giorni di degenza che nell’anno precedente si sono avuti in relazione alle convenzioni con la regione. Tali percentuali dovranno essere non inferiori al 20 per cento e uguali per tutte le case di cura. Nei primi 90 giorni, inoltre, l’aborto può essere praticato, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla Regione. Nulla è detto, quindi, a proposito del pronto soccorso. Significa, come detto all’inizio, che una donna non può presentarsi in quel reparto pretendendo che le venga praticato l’aborto per il solo desiderio di interrompere una gravidanza, ma dovrà seguire la procedura che abbiamo spiegato e che ha stabilito la legge.

    2. Quando la donna si presenta in ospedale o nella clinica convenzionata per l’interruzione della gravidanza, viene stabilita la data dell’intervento. Dovrà sottoporti alle visite ed agli esami preliminari (il cosiddetto pre-ricovero). Il tutto nel più scrupoloso rispetto della privacy. L’intervento è gratuito: la donna dovrà sostenere solo i costi di eventuali medicinali da prendere dopo aver abortito.

  6. Qui, leggo commenti e sento spesso in giro in cui è l’uomo che non vuole tenere il figlio. Io purtroppo mi trovo nella situazione opposta. Io vorrei tenere questo bambino, mentre la mia compagna vuole abortire. Che succede se lui vuol tenere il figlio e lei no? A chi spetta la decisione sul parto? Solo a lei soltanto perché deve portare avanti la gravidanza? Io ho voce in capitolo? Spero possiate rispondere alle mie domande grazie mille

    1. La scelta dell’aborto compete unicamente alla donna. L’uomo non ha alcuna voce in capitolo. Lo prevede l’articolo 4 della legge n. 194/1978 (appunto, la legge sull’aborto). La norma stabilisce, infatti, che, per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna può rivolgersi ad un consultorio pubblico o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla Regione, o a un medico di sua fiducia.  Le ragioni per cui è concesso alla donna di abortire sono molto ampie e, come si vedrà nell’elenco qui di seguito, ancorate alla sua discrezionale volontà. In particolare, l’aborto è concesso:quando la donna ritiene che la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento;quando vi sono previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.Peraltro, il medico incaricato di effettuare l’aborto non è tenuto a verificare che i motivi addotti dalla donna per l’aborto siano fondati se la richiesta avviene appunto nei primi tre mesi dal concepimento. Il consultorio o il medico, prima di avviare l’aborto, hanno comunque l’obbligo di prestare un sostegno psicologico alla donna, «di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Insomma, la struttura deve tentare, nei limiti del possibile e garantendo il rispetto della dignità e della riservatezza della donna, di fare in modo di salvare il bambino.

    2. Prevale la volontà della donna che, pertanto, potrebbe interrompere la gravidanza nonostante il contrario parere dell’uomo. C’è tuttavia una soluzione, prevista dalla legge, che potrebbe consentire un bilanciamento tra gli interessi contrapposti. La donna potrebbe, dopo il parto, lasciare il figlio in ospedale, dichiarando di voler restare anonima. In quel momento, il padre naturale dovrebbe iniziare le pratiche di adozione.

  7. Salve, la mia ragazza ed io abbiamo deciso di arrivare ad una triste conclusione. L’aborto. Le nostre vite al momento non ci consentono di permetterci la crescita di un figlio e a malincuore abbiamo optato per questa decisione. Purtroppo, non abbiamo il sostegno delle nostre famiglie alle spalle e per noi la situazione è molto complicata. Ci auguriamo in futuro di crescere un figlio insieme. Insomma, mai dire mai. Tuttavia, adesso è questa la situazione che siamo costretti ad affrontare, nonostante abbiamo cercato di stare attenti durante i nostri rapporti. Ora, potreste darci maggiori informazioni sulle possibilità di abortire e sui tempi? Grazie mille

    1. Questo tipo di interruzione della gravidanza prevede due possibilità, che la donna può scegliere in base alle sue considerazioni, allo stato di salute ed al parere medico. Scopriamo quali sono le opzioni possibili e come vengono messe in pratica.
      aborto chirurgico: può essere eseguito in anestesia locale o generale e viene effettuato attraverso la dilatazione del collo dell’utero (se necessaria) e l’inserimento di una sonda che ne aspira il contenuto. Una volta finito, il medico verifica la presenza di residui e ripulisce l’utero. La durata dell’intervento è di circa 20 minuti e non è previsto il ricovero prolungato, ma solo alcune ore di osservazione per scongiurare complicazioni. Può essere eseguito entro la fine della 12ª settimana di gestazione (14 settimane partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione), presentando il certificato che dichiara lo stato di gravidanza, l’attestato dell’avvenuto colloquio e una tua dichiarazione sulla volontà di interrompere la gestazione.
      aborto farmacologico: il trattamento viene effettuato somministrando due pillole, la prima è la pillola abortiva (la RU486) che distacca l’embrione dalle pareti uterine e, dopo due giorni, viene completato da una seconda pillola che agevola le contrazioni, utili all’espulsione fisiologica delle membrane interessate. L’utilizzo di questo metodo, in Italia, prevede il ricovero ospedaliero fino alla fine della procedura, di circa tre giorni, anche se l’espulsione dell’embrione avviene in tempi diversi da donna a donna. Il trattamento può essere effettuato entro la 7ª settimana dall’ultima mestruazione (5 settimane di gestazione). I documenti che ti verranno richiesti sono gli stessi dell’aborto chirurgico, ma a questi si aggiungono il consenso al ricovero ed i controlli dopo le dimissioni.
      E giusto sapere che, nel nostro paese, una minima parte degli aborti viene eseguita con il metodo del “raschiamento”, una pratica che, dopo l’aspirazione, prevede l’inserimento di uno strumento a “cucchiaio” per eliminare ogni residuo all’interno dell’utero. Questo può aumentare il rischio di complicazioni per la donna ed è importante che tu sia informata per poter decidere a chi rivolgerti, sentendoti a tuo agio ed al sicuro.

  8. Ragazzi giovani che chiedono come abortire… Questi commenti mi fanno rabbrividire perché ci sono donne che non possono avere figli e li vorrebbero tanto. Ma trovate altre soluzioni diamine. Mia cugina sta aspettando tanto l’arrivo di un bebè, ma per vari problemi non riesce proprio… Chissà che darebbe per avere un figlio suo…e qui leggo di aborto… aborto per cosa poi? Perché non si hanno soldi? Ma i soldi si trovano. Aborto perché lui non si prende le sue responsabilità? Lasciatevi e porta avanti la gravidanza, perché sarà il più bel regalo che la vita possa farti. Non precludetevi l’arrivo di un figlio per motivi futili. I figli sono una benedizione

  9. Purtroppo c’è chi deve invece subire l’aborto perché le sue condizioni di salute non consentirebbero di sopravvivere al parto… La vita è strana. Prima ti regala un dono e poi ti porta a decidere se cosa dover fare… La mia ragazza purtroppo sta male, molto male. Quindi ha dovuto abortire

    1. Stando a chi si occupa di sostenere la donna nella fase di elaborazione del lutto nel post-aborto, la risposta non potrà che essere negativa. Se infatti più o meno tutti abbiamo almeno una volta sentito parlare della “sindrome del nido vuoto” nella quale incorre la madre quando i figli, ormai cresciuti, abbandonano il tetto familiare, lasciandolo appunto vuoto, forse non è così scontata la conoscenza della sindrome del grembo vuoto. Un malessere quest’ultimo che affonda le sue radici nell’amigdala, sede delle emozioni. Per cui lo stress che si origina nella madre per la perdita di un figlio sarebbe in grado, secondo gli studiosi del settore, di alterare i neurotrasmettitori al punto da far registrare alla donna un vuoto che dal suo corpo si estenderà alla mente e al cuore, quale centro emozionale. Con tali premesse, sembra quasi scontato asserire che la ricerca di una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo, non sarebbe la via maestra da seguire, essendo necessario un periodo di tempo per elaborare la perdita subita. Di altro avviso invece i ginecologi, spesso allineati nel consigliare la donna, con abortività alle spalle, di concepire subito un altro figlio.

  10. E pensate a chi avrebbe tanto voluto avere un figlio e invece si ritrovare a dover fare i conti con un aborto spontaneo. Una tragedia che ti uccide psicologicamente. Una situazione che ti porti dietro per il resto della tua vita. Magari in futuro ci sarà la possibilità di avere altri figli, ma l’aborto spontaneo è un dolore grandissimo che non può capire nessuno appieno se non la mamma.

  11. Io qui voglio portare un messaggio di speranza. Mia moglie ha avuto anni fa un aborto per cause di salute. Ha avuto alcuni problemi gravi. Eravamo entrambi distrutti e molto scoraggiati. Avevamo pensato che ormai fosse troppo tardi per avere il nostro primo figlio che abbiamo tanto desiderato. Nonostante questo, un giorno ci siamo ritrovati a parlare con una coppia in sala d’attesa dal medico. Si trovava nelle nostre stesse condizioni e ci ha detto che dopo un po’ di tempo, il bambino è arrivato. Mai dire mai nella vita. Quella coppia eravamo noi che dicevamo ai noi del futuro di non scoraggiarci e così è stato. Ora, abbiamo un figlio e siamo felicissimi.

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