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Minaccia di morte: ultime sentenze

12 Maggio 2021
Minaccia di morte: ultime sentenze

Entità del turbamento psichico determinato dall’atto intimidatorio sulla vittima; criteri per l’accertamento della capacità intimidatoria della condotta; espressioni minacciose pronunciate in assenza della persona offesa.

Minaccia: contestazione dell’aggravante

In tema di delitto di minaccia, non può considerarsi legittimamente contestata in fatto e ritenuta in sentenza la fattispecie aggravata di cui all’art. 612, comma 2, c.p., qualora nell’imputazione non sia esposta la natura grave della minaccia, o direttamente, o mediante l’impiego di formule equivalenti, ovvero attraverso l’indicazione della relativa norma.

(Fattispecie relativa ad una minaccia di morte, in cui la Corte ha ritenuto che, in assenza di precisa indicazione nella contestazione dell’aggravante, che include componenti valutative, la gravità della minaccia non potesse essere desunta in via automatica dalle parole rivolte alla persona offesa).

Cassazione penale sez. V, 14/07/2020, n.25222

Minaccia: valutazione della gravità

In ordine alla gravità della minaccia, ciò che rileva è l’entità del turbamento psichico determinato dall’atto intimidatorio sulla vittima, che va accertata avendo riguardo non soltanto al tenore delle espressioni verbali proferite, ma anche al contesto in cui le stesse si collocano. Non occorre, altresì, che la minaccia di morte sia circostanziata, ben potendo, nonostante sia stata pronunciata in modo generico, produrre un grave turbamento psichico, tenuto conto delle personalità del soggetto agente e passivo del reato.

Corte appello Taranto, 22/01/2020, n.60

Minaccia di morte al fratello e revoca della licenza del porto di fucile

Risulta del tutto ragionevole l’adozione di misure volte ad impedire l’utilizzo di armi a soggetti che si siano resi responsabili di comportamenti violenti o anche, pur in mancanza di episodi di violenza specifici, in presenza di circostanze che testimonino di un carattere poco tranquillo ed aggressivo.

Nella fattispecie, dai complessivi elementi informativi emergeva un quadro di relazioni familiari indicante il concreto rischio di un abuso nell’utilizzo delle armi, a seguito della segnalazione dell’intervenuta denuncia/querela dell’interessato da parte di un fratello per il delitto di minacce (in particolare per la minaccia di morte); un soggetto capace di minacciare il fratello, quale che ne sia il mezzo e il grado, potrebbe, anche in via del tutto ipotetica, abusare delle armi, a fronte di ulteriori episodi di violenza alla persona.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 17/06/2019, n.408

Percosse e minaccia di morte con un coltello

Uno stalker va collocato nella categoria dei soggetti contemplati dall’art. 4, comma 1, lettera i) ter del d.lgs. 159/2011 come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera d) della l. 161/2017 in relazione alla presenza di una pericolosità sociale intensa ed attuale che mette in pericolo, a causa della manifestazioni di violenza, la sicurezza pubblica e primariamente quella della sua ex compagna (nella specie parte offesa del procedimento di atti persecutori), ne consegue che allo stesso va  applicata la misura di sorveglianza speciale per pericolosità sociale di cui all’art. 6 d.lgs. 159/2011 anche in assenza di condanna in primo grado, posto che in diverse occasioni ha mostrato un’indole violenta e prevaricatrice nei confronti dell’ex compagna (sia durante la convivenza che dopo la rottura della stessa) caratterizzata da un crescendo di brutalità partendo dalle percosse fino ad arrivare alla minaccia di morte con un coltello, nonché aggressioni sessuali (nella specie: si trattava di un filippino di 24 anni agli arresti domiciliari dopo un periodo in carcere per violenza sessuale e poi accusato di atti persecutori sempre nei confronti dell’ex compagna).

Tribunale Milano, 09/10/2018

Minaccia grave: capacità intimidatoria della condotta

In tema di minaccia grave, la capacità intimidatoria della condotta deve essere accertata in maniera rigorosa sulla base di un metro di valutazione di carattere medio con la valutazione di tutte le circostanze oggettive e soggettive del fatto. (Nel caso di specie, si trattava della minaccia nei confronti del fratello per questioni ereditarie che generavano il comportamento minaccioso nei confronti di chi secondo l’imputato gli stava rubando l’eredità e pertanto seppure nelle espressioni vi era una minaccia di morte e di andar via non era tale da potersi considerare minaccia grave).

Tribunale Napoli sez. I, 27/06/2018, n.5087

Reato di minaccia: configurabilità

Ai fini della configurabilità del delitto di minaccia, non è necessario che le espressioni intimidatorie siano pronunciate in presenza della persona offesa, potendo quest’ultima venirne a conoscenza anche attraverso altri, in un contesto dal quale possa desumersi la volontà dell’agente di produrre l’effetto intimidatorio.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la minaccia di morte proferita dall’imputato dinanzi agli agenti penitenziari ai danni di un altro detenuto, non presente, abbia comunque prodotto in quest’ultimo, alla luce degli eventi successivi e delle misure di protezione adottate a sua tutela, uno stato di turbamento psichico idoneo a configurare il reato).

Cassazione penale sez. V, 01/03/2017, n.38387

Quando è esclusa gravità di una minaccia di morte

Il mezzo utilizzato (nella specie, il telefono) e la distanza non sono elementi in grado di escludere l’aggravante della gravità di una minaccia di morte.

Cassazione penale sez. V, 10/02/2017, n.32368

Revoca della licenza di porto d’armi a chi minaccia di morte

È legittima la revoca della licenza di porto d’armi disposta nei confronti di persona che, oltre ad aver proferito minacce di morte, si accompagnava assiduamente con soggetti sottoposti a misure di prevenzione e deteneva abusivamente munizioni presso la sua abitazione.

Consiglio di Stato sez. III, 10/08/2016, n.3602

Quadro indiziario sulla pericolosità

Ai fini del diniego della licenza di porto d’armi, ai sensi dell’art. 11 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, non si richiede un oggettivo ed un accertato abuso delle armi, ma è sufficiente che il soggetto, in considerazione della sua complessiva condotta, non dia affidamento di non abusarne, con la conseguenza che dovrà ritenersi legittimo, anche se non ricorra alcuna delle ipotesi direttamente descritte dalla legge, il diniego di rilascio del porto di fucile in base al motivato convincimento amministrativo circa la prevedibilità dell’abuso, anche in mancanza di accertamento in sede penale, trattandosi di cautela posta a presidio delle superiori esigenze dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché della prevenzione del danno a terzi da indebito uso.

(Nella fattispecie, il Collegio valutava ragionevole il provvedimento di revoca impugnato, stante la gravità della minaccia di morte, per quanto risultante da una querela presentata contro il ricorrente poi rimessa, giudicata, da una parte, motivazione sufficiente a sostenere la ritenuta mancanza dell’affidamento circa il non abuso delle armi, dall’altra, circostanza tale da escludere in radice che l’Amministrazione abbia fatto un uso distorto della discrezionalità riservatale).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. II, 04/04/2016, n.361

La minaccia di morte con un coltello

La minaccia di morte con l’uso di un coltello integra la minaccia grave. (Nel caso di specie, l’imputata aveva minacciato con un coltello una volontaria di un’associazione “Lega Cane” per riottenere il cane che aveva dato in affidamento).

Tribunale Torre Annunziata sez. I, 02/03/2016, n.411

Lite violenta e minaccia di morte

La minaccia di morte profferta a seguito di una lite violenta è da ritenersi grave integrando il reato previsto dal comma secondo dell’art. 612.

Tribunale Napoli sez. I, 04/05/2015, n.6495

Minaccia di morte proferita da un pluripregiudicato

In tema di reati contro la persona, ai fini della configurabilità del reato di minaccia grave, ex art 612, comma secondo, cod. pen., rileva l’entità del turbamento psichico che l’atto intimidatorio può determinare sul soggetto passivo; pertanto, non è necessario che la minaccia di morte sia circostanziata, potendo benissimo, ancorché pronunciata in modo generico, produrre un grave turbamento psichico, avuto riguardo alle personalità dei soggetti (attivo e passivo) del reato.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto integrato il reato di cui all’art. 612, comma secondo, cod. pen. in relazione a minaccia di morte proferita da un pluripregiudicato nei confronti di due militari).

Cassazione penale sez. V, 29/05/2015, n.44382

Buste contenenti proiettili: esplicita minaccia di morte

Integra l’ipotesi di minaccia la condotta dell’imputato che recapiti due buste contenenti dei proiettili, rappresentando un’esplicita minaccia di morte, a nulla rilevando l’assenza di indicazione del destinatario delle due buste recapitate a mano che arrivarono, comunque, ai destinatari.

Cassazione penale sez. V, 22/04/2014, n.46472

Minacciare di morte con una pistola

Risponde del reato di minaccia aggravata ai sensi dell’art. 612, comma 2, c.p., l’imputato che, nel minacciare di morte per mezzo di una pistola la persona offesa, pur non mostrando l’arma, detenga comunque in casa delle armi e tale circostanza sia nota alla vittima.

Tribunale La Spezia, 31/10/2014, n.1015



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15 Commenti

  1. Quante volte si discute con alcuni amici o parenti e in preda alla rabbia qualcuno se ne esce: vorrei ammazzarti. Dipende sempre dal modo in cui si dicono certe cose e dipende dal contesto. Suvvia. Chi non ha mai detto ai propri figli: ti ammazzo di palate. Oppure: con uno schiaffo ti lascio il segno.

    1. Come fare a capire se una frase si può considerare una minaccia o meno? Bisogna innanzitutto avere a riferimento non tanto l’espressione o il tono ma se le conseguenze prospettate alla vittima possono essere considerate gravi e illecite. Non sono gravi le conseguenze di una frase come «Ti calpesto un piede quando cammini»; non sono illecite le conseguenze di una frase come «Se non fai come ho detto, ti denuncerò e ti trascinerò in causa»·Diverso è ovviamente il discorso quando l’espressione è «Prima o poi ti ammazzo»; qui non c’è dubbio che la conseguenza minacciata – ossia la morte – è grave. Per usare una terminologia più tecnica, si può dire che elemento essenziale del reato è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato alla vittima.

      In secondo luogo, per capire se una frase è minacciosa o meno bisogna, come detto, mettersi nei panni dell’uomo medio e tenere conto del costume sociale dell’ambiente in cui è calata. Quindi non valgono considerazioni soggettive sulla personale fragilità. Ma se questa “fragilità” trova un riscontro oggettivo – come ad esempio nella situazione di inferiorità fisica o psichica di una persona – allora anche un comportamento apparentemente inoffensivo per una persona media lo diventa per un’altra. Ad esempio, dire a un vecchietto “Ti spingo a terra” ha una maggiore valenza rispetto a un ragazzo.Infine, per incorrere nel reato di minaccia non è necessario prospettare uno specifico male alla vittima (ad esempio: «ti taglio una mano», oppure «ti sparo alle spalle»), potendo trattarsi anche una minaccia velata e generica (ad esempio «Tu non hai idea di ciò che sto per farti…»… «Ora vedrai come te la farò pagare…»). Insomma, si può rimanere sul vago e commettere ugualmente il reato di minaccia.

    2. La minaccia deve incutere timore e far temere la vittima che essa venga realizzata. Quindi, una frase come «Ti butto giù la casa» non può essere considerata minaccia, specie se proferita da una persona anziana, che non ha alcun rapporto con la delinquenza organizzata e, quindi, sarebbe incapace di mettere una bomba su un palazzo.Se la frase è priva di effettiva idoneità intimidatoria, tale cioè da non essere credibile o da non incutere timore, non si può querelare. Questo non vuol dire che si verrà controquerela per calunnia, atteso che il fatto è vero, ma il processo penale si chiuderà con l’assoluzione perché la frase non è considerata reato. Dire invece «Se non mi paghi, ti spacco tutte le ossa» fa di certo scattare il penale, poiché – anche se è inverosimile rompere a una a una tutte le ossa della vittima – è verosimile che si realizzi un male ingiusto.La capacità intimidatoria deve essere valutata rispetto a una persona media dello stesso sesso ed età della vittima. Per cui dire «Ti picchio» a una donna può avere maggiore valore intimidatorio rispetto a un uomo di stazza massiccia.La capacità intimidatoria non deve necessariamente risiedere in una frase ma può consistere in un semplice atteggiamento o comportamento. È quella che, in gergo comune, viene detta velata minaccia. Si pensi a una persona che si reca dal vicino di casa con una spranga di ferro in mano e gli dica «La notte non devi fiatare, altrimenti…». Brandire un’arma o un qualsiasi altro oggetto contundente, facendo capire che lo si potrà usare contro la vittima, è reato.Ultimo elemento: il male ingiusto, prospettato da chi minaccia, deve dipendere dalla sua volontà e non da elementi accidentali, dal caso o dal tempo. Dire «Se non paghi i tuoi debiti ti farò fallire» non è reato perché il fallimento dipende piuttosto da altre circostanze e un privato, a meno che non abbia un credito superiore a 30mila euro e non ricorrano una serie di altri elementi, non può determinarlo da solo. Dire «Se non mi paghi ti verrà una brutta malattia» non è reato perché la superstizione, gli anatemi e le macumbe non rientrano nella realtà considerata dal diritto. Dire «Se non mi dai ciò che ti chiedo, invecchierai e resterai per sempre da solo, e nessuno vorrà più stare con te; morirai povero e in solitudine» non è neanche reato perché anche qui l’evento minacciato non dipende dalla volontà dell’agente. Per la stessa ragione la minaccia irrealizzabile non è reato. Dire a una persona che vive all’estero, in un posto lontano: «Ti vengo a prendere e te la faccio pagare» ha certamente poche possibilità di far scattare un procedimento penale.

  2. Minacciare di morte una persona e dirle «Ti ammazzo» o «ti devo ammazzare» rappresenta un reato? Cioè è sempre così? Io potrei denunciare un mio nemico che per un pezzo di terra mi rivolge tali parole e certe espressioni squallide?

    1. Il colpevole potrebbe non essere mai punito se il fatto non è stato già ripetuto in passato. Questo perché, con una recente riforma, tutti i reati sanzionati con la pena pecuniaria o con la reclusione fino a 5 anni, vengono automaticamente archiviati e non si procede più alla punizione del colpevole. Ebbene, il reato di minaccia è punito con una multa fino a 1.032 euro; se la minaccia è grave, la pena è la reclusione fino a un anno. Esso dunque rientra a pieno titolo tra quei crimini a cui si applica tale nuovo trattamento di favore (detto «tenuità del fatto»), anche se di competenza del giudice di Pace, come chiarito dalla Cassazione. Tali principi sono stati di recente affermati da una sentenza del giudice di Pace di Afragola. Quando il giudice decide di applicare la tenuità del fatto archivia il procedimento salvo che il presunto colpevole voglia andare avanti per affermare la propria innocenza. Se il procedimento viene archiviato, non si applica la pena, ma la fedina penale resta “sporca”.
      La tenuità del fatto non si può applicare se l’indagato/imputato:
      – ha già commesso altri fatti che risultano simili per condotta, scopo od oggetto di offesa;
      – ha commesso un reato che riguarda comportamenti abituali, plurimi o reiterati: è ad esempio il caso dello stalking, per il quale il colpevole non potrà ottenere la non punibilità, neanche per una volta;
      – è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

  3. Il mio avvocato mi ha spiegato che se avessi rivolto alla mia ex moglie parole come “ti ammazzo”, durante un litigio o in altre occasione avrei commesso il reato di minaccia, anche se si tratta di un semplice modo di dire e non avessi avuto alcuna intenzione di passare alle vie di fatto. Cioè uno in preda alla rabbia magari dice delle cose ma non le pensa veramente. Quindi, bisogna stare attenti a quello che si dice

    1. Esatto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente sentenza, sottolineando che il valore dell’espressione usata ha una rilevanza penale tale da integrare comunque, nella minaccia, un reato di pericolo.Per suddetti reati, infatti, non è richiesto che il bene (la vita del minacciato) sia realmente leso, ma è sufficiente che il male prospettato possa semplicemente incutere timore al destinatario. E non c’è dubbio che, di fronte alla minaccia di una morte (sebbene la minaccia sia solo verbale), la reazione di una persona comune sia quella di sentirsi potenzialmente limitata nella propria sfera di libertà morale.Nel caso di specie, la Suprema Corte ha condannato un cinquantenne che era stato accusato dalla moglie di percosse e minacce gravi.Alla base della condanna, dunque, oltre alle lesioni gravi, anche un generico “ti ammazzo” rivolto alla signora, nel corso di un litigio. Peraltro, a provare il fatto della minaccia è stata sufficiente la testimonianza della donna, ritenuta dai giudici valida, nonostante la stessa fosse parte nel processo (la donna si era costituita parte civile).Difatti, la testimonianza delle parti in causa è vietata solo nel processo civile e non in quello penale. La ragione di tale diversità sta nel fatto che, se non fosse possibile dare alle dichiarazioni della vittima il valore di prova, molti reati che si consumano in ambienti isolati (per es. la violenza sessuale) non verrebbero mai puniti per mancanza di prova.

  4. Scusatemi, ma allora non si può davvero dire più nulla? Cioè capisco che se ne sentono tante in tv e ai telegiornali, però anche meno. Cioè non è che sono tutti criminali coloro che se ne escono con certe battute. Allora vi chiedo, quali frasi si considerano minaccia?

    1. Frasi come «Ti ammazzo» costituiscono una minaccia aggravata che, a differenza di quella semplice, comporta la procedibilità d’ufficio. Significa che, anche ritirando la denuncia, la Procura porterà ugualmente a termine il procedimento penale nei confronti del colpevole.Altre espressioni ritenute in passato dalla giurisprudenza aventi carattere minatorio e quindi sanzionabili penalmente sono:
      Te la faccio pagare;
      Tu non sai cosa ti faccio;
      Stai molto attento da oggi in poi;
      Guardati le spalle;
      Te ne pentirai amaramente;
      Il mio scopo nella vita è farti piangere.
      In tutti questi casi la punizione consiste in una multa fino a euro 1.032 oppure, se la minaccia è grave o è fatta da più di 5 persone con armi o da più di 10 anche senza armi, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio.

  5. Io e il mio ex ci siamo lasciati qualche anno fa, ma lui ancora cerca di contattarmi. Io leggo i suoi messaggi e non rispondo proprio perché mi infastidisce. Un giorno mi ha scritto ripetutamente: se non rispondi a questi messaggi sai che è l’ultima volta che potrai leggerli. E ancora: se non ti fai viva, trovo io il modo di renderti cenere. Oppure: voglio incontrarti. Dobbiamo parlare e voglio dirti di persona quanto ti resta su questo mondo. Insomma, mi sono realmente spaventata così mi sono subito rivolta alle autorità

  6. La mia amante si è presentata sotto casa ed ha iniziato ad urlare come una matta dicendo tutto a mia moglie. Poi, mia moglie è venuta da me e con gli occhi pieni di odio ha preso un ombrello rincorrendomi e dicendomi che mi avrebbe ammazzato. Io mi sono chiuso in camera ed ho chiamato i carabinieri perché non riuscivo a farla calmare. Era impazzita. Poi, sotto l’altra pazza che continuava a dirmi che le ho rovinato la vita. Insomma, non vi dico la vergogna con tutto il vicinato

  7. Ho denunciato il mio ex per stalking perché mi mandava mille messaggi al giorno, mi tartassava di telefonate, mi pedinava fino in ufficio. Era diventato insostenibile, quindi ho preso coraggio e l’ho querelato. Appena lui l’ha saputo, ha smesso di cercarmi. Da un profilo social senza foto e niente mi ha inviato un messaggio con su scritto: te la farò pagare. Ti ammazzo quando meno te l’aspetti. Insomma, da quel momento ho iniziato a vivere nel terrore. Ora, per fortuna lui sta scontando la sua pena ed io ho cambiato vita trasferendomi lontano da lui

  8. Io e gli altri eredi stiamo avendo fortissime discussioni per la suddivisione dell’eredità. In particolare, io vorrei acquistare parte del terreno per crearci un agriturismo, mentre gli altri due preferiscono farci crescere erbaccia piuttosto che darmi la possibilità di creare qualcosa di innovativo che potrebbe dare dei vantaggi a tutti. Uno dei due mi ha minacciato di incendiare tutta la casa con me e con i miei familiari dentro se avessi provato ad andare avanti con questi progetti.

    1. Chiunque prospetta ad altri un danno ingiusto è punito dalla legge con una multa oppure, qualora la minaccia sia grave (come la minaccia di morte) con la reclusione fino a un anno. Suggeriamo di sporgere denuncia e di chiedere al giudice di disporre le misure dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Inoltre, è consigliabile sollecitare il pubblico ministero, depositando memorie integrative.

  9. Può contemplare minaccia in stile mafioso pubblicare la fotografia della vittima indicandola destinataria di un proiettile che la colpisce in fronte? Può, altresì, considerarsi minaccia grave se la stessa dinamica è stata messa in atto anche precedentemente nei confronti della stessa vittima da parte dello stesso autore?

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