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Assegnazione temporanea ad altra sede: ultime sentenze

13 Agosto 2020
Assegnazione temporanea ad altra sede: ultime sentenze

Personale militare e delle Forze di Polizia; esigenze genitoriali e quelle dell’Amministrazione di appartenenza; motivi ostativi al riconoscimento del beneficio e obbligo di motivazione del rigetto della domanda.

Temporanea assegnazione ad altra sede: applicabilità

I principi espressi nell’art. 42 bis, d.lgs. n. 151 del 2001, per la loro valenza e carattere, hanno natura e funzione di generale applicazione a tutto il pubblico impiego, per cui il beneficio della temporanea assegnazione ad altra sede, di cui all’art. 42 bis citato, non può ritenersi riservato al solo personale civile dipendente dalle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, con figli di età inferiore a tre anni, ma è applicabile anche al personale militare e delle Forze di Polizia con identico carico familiare.

La disposizione, nell’utilizzare l’ampia nozione di “dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165″, porta a ritenere compresi nel campo di applicazione della norma anche il personale in regime di diritto pubblico, siccome anch’esso titolare di un rapporto di lavoro alle dipendenze di una di dette Amministrazioni, per quanto, ovviamente, organizzato in modo peculiare.

Diversamente opinando, si perverrebbe ad una ingiustificata disparità di trattamento tra personale comunque dipendente della P.A., in relazione ad un istituto che vede, a monte, nella temporaneità dell’assegnazione, il contemperamento tra esigenze genitoriali e quelle dell’Amministrazione di appartenenza. Pertanto, deve ritenersi che l’art. 42 bis citato sia applicabile anche al personale militare e delle Forze di Polizia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 07/01/2020, n.28

Casi ed esigenze di servizio eccezionali

La modifica all’art. 42 bis, d.lgs. n. 151/2001, apportata dall’art. 14, comma 7 della l. n. 124/2015, che ha aggiunto alla previsione dell’obbligo di motivazione del rigetto della domanda di temporanea assegnazione ad altra sede, l’ulteriore condizione che sia “limitato a casi ed esigenze eccezionali”, dimostra la volontà del legislatore di rendere il diritto al congedo parentale preminente rispetto alle ordinarie esigenze di servizio – peraltro fisiologiche – potendo lo stesso recedere solo in presenza di casi o esigenze eccezionali, di cui l’Amministrazione deve dare puntualmente conto nel provvedimento. La disposizione è, infatti, rivolta a dare protezione a valori di rilievo costituzionale e il dissenso delle Amministrazioni di provenienza e di destinazione deve essere limitato a casi o a esigenze eccezionali e congruamente motivato.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/10/2019, n.2067

Personale militare e delle Forze di Polizia

I principi espressi dall’art. 42 bis, d.lgs. n. 151/2001, per la loro valenza e carattere, hanno natura e funzione di generale applicazione a tutto il pubblico impiego, per cui il beneficio della temporanea assegnazione ad altra sede, di cui all’art. 42 bis citato, non può ritenersi riservato al solo personale civile dipendente dalle P.A. di cui all’art. 1 comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, con figli di età inferiore ai tre anni, ma è applicabile anche al personale militare e delle Forze di Polizia, con identico carico familiare.

La disposizione, nell’utilizzare l’ampia nozione di “dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165” induce a ritenere compresi nel campo di applicazione della norma anche il personale in regime di diritto pubblico, siccome anch’esso titolare di un rapporto di lavoro alle dipendenze di una di dette Amministrazioni, per quanto, ovviamente, organizzato in modo peculiare.

Diversamente opinando, si perverrebbe ad una ingiustificata disparità di trattamento tra personale comunque dipendente dalla P.A., in relazione ad un istituto che vede a monte, nella temporaneità dell’assegnazione, il contemperamento tra le esigenze genitoriali e quelle dell’Amministrazione di appartenenza. In conclusione, deve ritenersi che l’art. 42 bis del d.lgs. n. 151/2001 sia applicabile anche al personale militare e delle Forze di Polizia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 04/01/2019, n.9

Normativa vigente per il personale delle PA in materia di paternità e maternità

L’art. 1496 del Codice dell’Ordinamento Militare prevede che al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle P.A. in materia di maternità e paternità.

Esiste, dunque, un rinvio espresso contenuto nella disciplina generale del personale militare; circostanza questa che comporta che il beneficio della temporanea assegnazione ad altra sede, di cui all’art. 42 bis del d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151, non può ritenersi riservato al solo personale civile dipendente dalle P.A. di cui all’art. 1 comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, con figli di età inferiore a tre anni, ma è applicabile anche al personale militare e delle Forze di Polizia con identico carico familiare.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 31/12/2018, n.2916

Presenza di figlio minore fino a tre anni di età

L’art. 42 bis, d.lg. n. 151 del 2001, concernente l’assegnazione temporanea ad altra sede di servizio in presenza di figlio minore fino a tre anni di età, trova applicazione anche al personale delle Forze di Polizia e ai Carabinieri. Tale disposizione è rivolta a dare protezione a valori di rilievo costituzionale e, pertanto, un’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali, come chiarito testualmente dalla suddetta disposizione, a seguito della recente modifica normativa per effetto dell’art. 14, comma 7, l. n. 124 del 2015.

Conseguentemente, le ordinarie esigenze di servizio, per quanto importanti, evidenziate dall’Amministrazione nel provvedimento negativo adottato, non possono costituire motivi ostativi al riconoscimento del beneficio previsto dalla suddetta disposizione normativa, introdotta dal legislatore a tutela dei minori, tra l’altro in presenza di un parere favorevole del comandante del reparto di appartenenza.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 10/04/2018, n.962

Personale civile dipendente dalle PA

Il beneficio della temporanea assegnazione ad altra sede, di cui all’art. 42-bis, d.lg. 26 marzo 2001 n. 151, non è riservato al solo personale civile dipendente dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, con figli di età inferiore a tre anni, ma è applicabile anche al personale militare e delle Forze di polizia con identico carico familiare.

Ciò perché, salvo specifiche, espresse, eccezioni, non recate dall’art. 42-bis citato, detta disposizione, nell’utilizzare l’ampia nozione di “dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”, induce a ritenere compresi nel campo di applicazione della norma anche il personale in regime di diritto pubblico, siccome anch’esso titolare di un rapporto di lavoro alle dipendenze di una di dette amministrazioni, per quanto, ovviamente, organizzato in modo peculiare.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 22/04/2016, n.1166

Temporanea assegnazione ad una sede diversa da quella ordinaria di servizio

Nel caso in cui i ricorrenti siano stati distaccati presso altra sede di servizio senza alcun onere per la P.A. con decorrenza immediata e fino a nuovo ordine, a causa di indagini in ambito penale, non trova applicazione il principio secondo cui il diritto al trattamento economico di missione di cui all’art. 1, l. 18 dicembre 1973 n. 836, risulta costituito in capo al dipendente per il solo fatto della sua temporanea assegnazione ad una sede diversa da quella ordinaria di servizio, purché distante almeno 30 chilometri da quest’ultima.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 26/09/2013, n.772

Distacco temporaneo dalla sede di servizio

L’assegnazione temporanea del pubblico dipendente ad altra sede di servizio, per gravissime esigenze familiari, può essere accordata per un periodo non superiore a sessanta giorni, con la conseguenza che l’interessato non può dolersi del negato rinnovo, non potendo contare per un lungo periodo su un beneficio di cui, per le sue caratteristiche, può fruire solo per un tempo circoscritto.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 27/07/2012, n.409

Trasferimento del lavoratore e assegnazione posto vacante 

Il beneficio di cui all’art. 42 bis del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, non costituisce un diritto incondizionato del dipendente ma è rimesso ad una valutazione discrezionale dell’amministrazione che deve accertare l’esistenza di due condizioni: i) la prima è che nella sede di destinazione vi sia un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva; questa condizione è tassativa nel senso che in caso contrario il beneficio non può essere concesso»; ii) la seconda condizione è che vi sia l’assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione: vale a dire che, pur quando ricorra il requisito della vacanza e disponibilità del posto, il beneficio può essere tuttavia negato in considerazione delle esigenze di servizio della struttura di provenienza e di quella di destinazione.

Consiglio di Stato sez. VI, 02/11/2017, n.5063

L’istanza di un agente di polizia penitenziaria

Nell’esaminare l’istanza di un agente di polizia penitenziaria volta ad ottenere l’assegnazione presso altra sede di servizio al fine di poter compiutamente svolgere le proprie funzioni di tutore di un minore, è illegittimo il richiamo operato dall’amministrazione solo ed esclusivamente alla normativa di cui all’art. 7 d.P.R. n. 254 del 1999 (recante recepimento di accordo sindacale per le Forze di Polizia), siccome limitativo rispetto alle esigenze connesse alla situazione del minore, all’evidenza non governabile con l’istituto dell’assegnazione temporanea prevista dal citato articolo (massimo 60 gg, rinnovabili) in quanto tali situazioni devono e possono trovare, invero, appropriata disciplina in provvedimenti, se del caso “atipici”, ma comunque dovuti in applicazione delle disposizioni dettate nella convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, disposizioni costituenti a tutti gli effetti norme dell’ordinamento interno in virtù della legge di ratifica ed esecuzione del 27 maggio 1991 n. 176.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 23/02/2005, n.742



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