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Impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità: ultime sentenze

12 Agosto 2020
Impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità: ultime sentenze

Procedimento di espropriazione per pubblico interesse; ricorso avverso gli atti di una procedura espropriativi; inammissibilità di tutte le censure relative alle scelte progettuali operate; condanna a restituire l’area abusivamente occupata.

Dichiarazione di pubblica utilità

L’atto comportante la dichiarazione di pubblica utilità, sia pure implicita, di un’opera pubblica, non è – secondo orientamento ormai unanime – un atto meramente preparatorio (da impugnare quindi unitamente all’atto conclusivo del procedimento), ma costituisce un provvedimento dotato di effetti direttamente e concretamente lesivi della sfera giuridica dei destinatari e quindi autonomamente ed immediatamente impugnabile, con la conseguenza che la mancata tempestiva impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità determina la preclusione a dedurre in sede di ricorso, contro gli atti successivi, motivi attinenti ad asseriti vizi della dichiarazione stessa.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 20/03/2015, n.683

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità 

In materia urbanistica, la mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non comporta alcuna preclusione in ordine alla impugnabilità dei successivi atti esecutivi e derivati, presupponenti la dichiarazione di pubblica utilità medesima, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 22/11/2018, n.306

Censure relative alle scelte progettuali riferite ai successivi atti esecutivi

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non comporta alcuna preclusione in ordine alla impugnabilità dei successivi atti esecutivi e derivati, presupponenti la dichiarazione di p.u. medesima, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e, quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 29/08/2018, n.1557

Espropriazione per pubblico interesse

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non impedisce di per sé l’impugnazione degli atti successivi presupponenti la stessa, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e, quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 11/02/2014, n.154

Effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di uno dei soggetti interessati da una procedura espropriativa, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle situazioni giuridiche di altri soggetti, con la conseguenza che il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 02/08/2011, n.859

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità

La dichiarazione di pubblica utilità non rientra nella categoria degli atti collettivi (costituenti espressione di una volontà unica della p.a. che provvede unitariamente ed inscindibilmente nei confronti di un complesso di interessi considerati non singolarmente, bensì come componenti di un gruppo unitario ed indivisibile), ma va inquadrata in quella degli atti cd. plurimi, riguardanti cioè una pluralità di soggetti, individuabili in relazione all’appartenenza dei vari beni vincolati e considerati “uti singuli”; pertanto, l’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di ognuno di tali soggetti, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle altre situazioni giuridiche e il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 30/12/2010, n.2906

Motivi d’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità

In sede di ricorso avverso gli atti di una procedura espropriativi, l’irricevibilità, per tardività, dei motivi d’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità e del decreto di occupazione d’urgenza basati sulla violazione delle garanzie di partecipazione procedimentale previste dall’art. 7, l. n. 241 del 7 agosto 1990 (avviso di inizio del procedimento) e dagli artt. 10 e 11, l. n. 865 del 22 ottobre 1971 (deposito degli atti nella Segreteria del Comune, avviso agli espropriandi dell’avvenuto deposito con termine per la presentazione di osservazioni scritte), implica anche l’irricevibilità delle stesse censure, nella parte in cui sono dedotte nei confronti del decreto di espropriazione in via di illegittima derivata.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 07/09/2010, n.2168

Effetti caducanti e vizianti del decreto di espropriazione

Atteso che l’annullamento giurisdizionale della dichiarazione di pubblica utilità di un’opera di pubblico interesse ha effetti caducanti e non soltanto vizianti del decreto di espropriazione adottato quale atto terminale della procedura espropriativa, non può essere dichiarata l’inammissibilità dell’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità, per sopravvenuta carenza di interesse, nell’ipotesi in cui l’interessato abbia omesso di interporre gravame anche nei confronti del decreto di esproprio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 08/01/2007, n.47

Le conseguenze risarcitorie proprie dell’occupazione usurpativa

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità (determinando, in caso di esito favorevole, le conseguenze risarcitorie proprie dell’occupazione usurpativa) non può in alcun modo giudicarsi improcedibile per il solo fatto sopravvenuto dell’ultimazione dell’opera pubblica (posto che, anche in questo caso, l’accoglimento del ricorso assegna all’istante opportunità di tutela più satisfattive di quelle conseguenti sia all’occupazione acquisitiva sia ovviamente all’espropriazione legittima).

Consiglio di Stato sez. IV, 22/09/2005, n.4984

Scadenza dei termini previsti dalla procedura espropriativa

La dichiarazione di pubblica utilità non può farsi rientrare nella categoria degli atti collettivi (costituenti espressione di una volontà unica della p.a. che provvede unitariamente ed inscindibilmente nei confronti di un complesso di interessi considerati non singolarmente, bensì come componenti di un gruppo unitario ed indivisibile) ma va inquadrata in quella degli atti c.d. plurimi, riguardanti cioè una pluralità di soggetti, individuabili in relazione all’appartenenza dei vari beni vincolati e considerati “uti singuli”.

Ne deriva che l’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di ognuno di tali soggetti, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle altre situazioni giuridiche, con la conseguenza che il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

Consiglio di Stato sez. IV, 08/07/2003, n.4040

Le carenze del piano particellare di esproprio

Non influiscono sulla legittimità della dichiarazione di pubblica utilità le carenze del piano particellare di esproprio, le quali sono preordinate al decreto di espropriazione e, pertanto, le censure relative a dette carenze sono inammissibili in sede di impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità che, nel caso concreto, scaturisce “ex lege” dall’approvazione del progetto.

Tribunale sup. acque, 23/05/1996, n.45

Decreto di espropriazione e impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera 

In caso di procedimento di espropriazione per pubblico interesse, la tempestiva impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e della eventuale occupazione d’urgenza esime il ricorrente dal seguire il prosieguo dell’iter procedurale, avendo l’eventuale annullamento degli atti presupposti un effetto non già meramente viziante, ma caducante sul decreto di espropriazione eventualmente adottato.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. III, 04/11/2009, n.1726



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