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Impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità: ultime sentenze

11 Febbraio 2022
Impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità: ultime sentenze

Procedimento di espropriazione per pubblico interesse; ricorso avverso gli atti di una procedura espropriativi; inammissibilità di tutte le censure relative alle scelte progettuali operate; condanna a restituire l’area abusivamente occupata.

Impugnazione dell’avvio del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità

È inammissibile, per carenza di interesse, l’impugnazione dell’avvio del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità, trattandosi di atto di per sé non lesivo, volto a garantire la partecipazione procedimentale del privato.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 02/07/2021, n.1630

Il decreto di esproprio tardivo

Il decreto di esproprio tardivo — perché pronunciato al di là dei termini finali fissati nella dichiarazione di pubblica utilità — non può essere considerato nullo ovvero inesistente, con la conseguenza di rendere obbligatoria la sua impugnazione da parte dell’interessato nei termini di legge, perché, in assenza di regolare impugnazione, da una parte, il decreto produce regolarmente i suoi effetti essendo pur sempre un provvedimento adottato nell’esercizio di potestà amministrative, ancorché illegittimo per mancato rispetto dei termini fissati dalla legge per la sua emanazione, dall’altra, si affermerà la sussistenza, in capo alla proprietà del fondo interessato, del solo diritto di percepire somme a titolo di indennità, con esclusione di ogni diritto di ricevere il risarcimento del danno per lesione del diritto domenicale.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 25/01/2021, n.150

Impugnabilità degli atti di espropriazione

Nelle procedure espropriative, se la dichiarazione di pubblica utilità è implicita nell’approvazione del progetto definitivo, ai sensi dell’art. 12, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, il successivo livello di progettazione esecutiva costituisce una fase accessoria e irrilevante ai fini della lesività per l’espropriando, che ha già subito il vincolo espropriativo e nei cui confronti il decreto di esproprio già può essere emesso sulla base del solo progetto definitivo; da ciò discende, come ovvia conseguenza, che non può pretendersi, nelle suddette ipotesi, un onere di impugnativa anche del progetto esecutivo a pena di improcedibilità dell’impugnazione già proposta dell’atto comportante la dichiarazione di pubblica utilità.

Consiglio di Stato sez. IV, 26/10/2020, n.6514

Termine d’impugnazione dell’approvazione del progetto di un’opera pubblica

Affinché decorra il termine d’impugnazione dell’approvazione del progetto di un’opera pubblica, avente valore di dichiarazione di pubblica utilità, non è sufficiente la mera pubblicazione dell’atto, essendo necessaria la notifica o, almeno, la piena conoscenza dello stesso.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 24/06/2020, n.2573

Atti immediatamente lesivi

Nelle gare pubbliche possono formare oggetto di impugnazione soltanto gli atti immediatamente lesivi; ad esempio l’atto di approvazione del progetto definitivo, che rechi con sé la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera non avendo, invece, l’atto di approvazione del progetto preliminare autonoma lesività.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. III, 14/05/2020, n.661

Approvazione del progetto definitivo

Nelle procedure espropriative, se la dichiarazione di pubblica utilità è implicita nell’approvazione del progetto definitivo, ai sensi dell’art. 12, d.P.R. n. 327/2001, come nel caso di specie, il successivo livello di progettazione esecutiva costituisce una fase accessoria e irrilevante ai fini della lesività per l’espropriando, che ha già subito il vincolo espropriativo e nei cui confronti il decreto di esproprio già può essere emesso sulla base del solo progetto definitivo; da ciò discende, come ovvia conseguenza, che non può pretendersi, nelle suddette ipotesi, un onere di impugnativa anche del progetto esecutivo a pena di improcedibilità dell’impugnazione già proposta dell’atto comportante la dichiarazione di pubblica utilità.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 08/05/2020, n.1694

Nullità sopravvenuta e inefficacia del decreto di esproprio

Il decreto di esproprio, qualora sia emesso oltre la scadenza del termine finale per il completamento della procedura espropriativa e sia tempestivamente impugnato, deve essere dichiarato tardivo e tamquam non esset, in base sia all’art. 13, l. 25 giugno 1865 n. 2359 sia all’art. 13, d.P.R. n. 327 del 2001. Infatti, rispetto al diritto reale vantato dal proprietario, nel caso in cui il decreto di esproprio sia mancante o tardivo in quanto emesso dopo la scadenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità, si è in presenza di un potere che, pur validamente sorto, in relazione alla sua durata è colpito da nullità sopravvenuta, la quale va a sanzionare ex nunc una disfunzione dell’andamento amministrativo per il suo cattivo esercizio.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 08/10/2019, n.590

Il decreto di esproprio tardivo

Il decreto di esproprio tardivo — perché pronunciato al di là dei termini finali fissati nella dichiarazione di pubblica utilità — non può essere considerato nullo ovvero inesistente, con la conseguenza di rendere obbligatoria la sua impugnazione da parte dell’interessato nei termini di legge, perché, in assenza di regolare impugnazione, da una parte, il decreto produce regolarmente i suoi effetti essendo pur sempre un provvedimento adottato nell’esercizio di potestà amministrative, ancorchè illegittimo per mancato rispetto dei termini fissati dalla legge per la sua emanazione, dall’altra, si affermerà la sussistenza, in capo alla proprietà del fondo interessato, del solo diritto di percepire somme a titolo di indennità, con esclusione di ogni diritto di ricevere il risarcimento del danno per lesione del diritto domenicale.

(Nella fattispecie, il Collegio osservava che i ricorrenti, nonostante avessero mostrato di ben conoscere l’esistenza del decreto di esproprio, avendone peraltro ricevuto regolare notificazione, non solo non lo avevano impugnato considerandolo tamquam non esset, in quanto tardivo, ma avevano omesso anche di impugnare la deliberazione della Giunta comunale con la quale era stata pronunciata l’imposizione della servitù permanente avente ad oggetto parte della rete fognaria comunale sui terreni di loro proprietà, donde la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo non essendo stato censurato l’esercizio discrezionale del potere autoritativo).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 13/05/2019, n.421

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità 

In materia urbanistica, la mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non comporta alcuna preclusione in ordine alla impugnabilità dei successivi atti esecutivi e derivati, presupponenti la dichiarazione di pubblica utilità medesima, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 22/11/2018, n.306

Censure relative alle scelte progettuali riferite ai successivi atti esecutivi

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non comporta alcuna preclusione in ordine alla impugnabilità dei successivi atti esecutivi e derivati, presupponenti la dichiarazione di p.u. medesima, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e, quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 29/08/2018, n.1557

Dichiarazione di pubblica utilità

L’atto comportante la dichiarazione di pubblica utilità, sia pure implicita, di un’opera pubblica, non è – secondo orientamento ormai unanime – un atto meramente preparatorio (da impugnare quindi unitamente all’atto conclusivo del procedimento), ma costituisce un provvedimento dotato di effetti direttamente e concretamente lesivi della sfera giuridica dei destinatari e quindi autonomamente ed immediatamente impugnabile, con la conseguenza che la mancata tempestiva impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità determina la preclusione a dedurre in sede di ricorso, contro gli atti successivi, motivi attinenti ad asseriti vizi della dichiarazione stessa.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 20/03/2015, n.683

Espropriazione per pubblico interesse

La mancata impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità non impedisce di per sé l’impugnazione degli atti successivi presupponenti la stessa, ma rende inammissibili tutte le censure relative alle scelte progettuali operate e, quindi correlate alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera così come progettata, con la conseguenza che l’approvazione del progetto, divenuta inoppugnabile, rende automaticamente legittimi tutti gli atti successivi, attuativi delle scelte progettuali contenute nel progetto dichiarato di pubblica utilità.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 11/02/2014, n.154

Effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di uno dei soggetti interessati da una procedura espropriativa, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle situazioni giuridiche di altri soggetti, con la conseguenza che il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 02/08/2011, n.859

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità

La dichiarazione di pubblica utilità non rientra nella categoria degli atti collettivi (costituenti espressione di una volontà unica della p.a. che provvede unitariamente ed inscindibilmente nei confronti di un complesso di interessi considerati non singolarmente, bensì come componenti di un gruppo unitario ed indivisibile), ma va inquadrata in quella degli atti cd. plurimi, riguardanti cioè una pluralità di soggetti, individuabili in relazione all’appartenenza dei vari beni vincolati e considerati “uti singuli”; pertanto, l’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di ognuno di tali soggetti, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle altre situazioni giuridiche e il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 30/12/2010, n.2906

Motivi d’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità

In sede di ricorso avverso gli atti di una procedura espropriativi, l’irricevibilità, per tardività, dei motivi d’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità e del decreto di occupazione d’urgenza basati sulla violazione delle garanzie di partecipazione procedimentale previste dall’art. 7, l. n. 241 del 7 agosto 1990 (avviso di inizio del procedimento) e dagli artt. 10 e 11, l. n. 865 del 22 ottobre 1971 (deposito degli atti nella Segreteria del Comune, avviso agli espropriandi dell’avvenuto deposito con termine per la presentazione di osservazioni scritte), implica anche l’irricevibilità delle stesse censure, nella parte in cui sono dedotte nei confronti del decreto di espropriazione in via di illegittima derivata.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 07/09/2010, n.2168

Decreto di espropriazione e impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera 

In caso di procedimento di espropriazione per pubblico interesse, la tempestiva impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e della eventuale occupazione d’urgenza esime il ricorrente dal seguire il prosieguo dell’iter procedurale, avendo l’eventuale annullamento degli atti presupposti un effetto non già meramente viziante, ma caducante sul decreto di espropriazione eventualmente adottato.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. III, 04/11/2009, n.1726

Effetti caducanti e vizianti del decreto di espropriazione

Atteso che l’annullamento giurisdizionale della dichiarazione di pubblica utilità di un’opera di pubblico interesse ha effetti caducanti e non soltanto vizianti del decreto di espropriazione adottato quale atto terminale della procedura espropriativa, non può essere dichiarata l’inammissibilità dell’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità, per sopravvenuta carenza di interesse, nell’ipotesi in cui l’interessato abbia omesso di interporre gravame anche nei confronti del decreto di esproprio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 08/01/2007, n.47

Le conseguenze risarcitorie proprie dell’occupazione usurpativa

L’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità (determinando, in caso di esito favorevole, le conseguenze risarcitorie proprie dell’occupazione usurpativa) non può in alcun modo giudicarsi improcedibile per il solo fatto sopravvenuto dell’ultimazione dell’opera pubblica (posto che, anche in questo caso, l’accoglimento del ricorso assegna all’istante opportunità di tutela più satisfattive di quelle conseguenti sia all’occupazione acquisitiva sia ovviamente all’espropriazione legittima).

Consiglio di Stato sez. IV, 22/09/2005, n.4984

Scadenza dei termini previsti dalla procedura espropriativa

La dichiarazione di pubblica utilità non può farsi rientrare nella categoria degli atti collettivi (costituenti espressione di una volontà unica della p.a. che provvede unitariamente ed inscindibilmente nei confronti di un complesso di interessi considerati non singolarmente, bensì come componenti di un gruppo unitario ed indivisibile) ma va inquadrata in quella degli atti c.d. plurimi, riguardanti cioè una pluralità di soggetti, individuabili in relazione all’appartenenza dei vari beni vincolati e considerati “uti singuli”.

Ne deriva che l’impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità da parte di ognuno di tali soggetti, titolare, in relazione al singolo bene, di un distinto diritto ed interesse (diritto di proprietà, interesse alla regolarità della procedura ecc.), non può spiegare effetto rispetto alle altre situazioni giuridiche, con la conseguenza che il giudicato di annullamento produce effetti ripristinatori della pienezza del diritto già affievolito solo per il ricorrente e per la specifica posizione da questo dedotta nel giudizio amministrativo.

Consiglio di Stato sez. IV, 08/07/2003, n.4040

Le carenze del piano particellare di esproprio

Non influiscono sulla legittimità della dichiarazione di pubblica utilità le carenze del piano particellare di esproprio, le quali sono preordinate al decreto di espropriazione e, pertanto, le censure relative a dette carenze sono inammissibili in sede di impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità che, nel caso concreto, scaturisce “ex lege” dall’approvazione del progetto.

Tribunale sup. acque, 23/05/1996, n.45



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