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Impugnazione della rinuncia all’eredità: ultime sentenze

11 Agosto 2020
Impugnazione della rinuncia all’eredità: ultime sentenze

Beni personali del rinunziante all’eredità insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori; inefficacia della rinuncia all’eredità intervenuta successivamente all’accettazione.

Successione e rinunzia all’eredità

Per l’impugnazione della rinuncia ereditaria ai sensi dell’art. 524 c.c. il presupposto oggettivo è costituito unicamente dal prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell’esercizio dell’azione, i beni personali del rinunziante appaiono insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori; ove dimostrata da parte del creditore impugnante l’idoneità della rinuncia a recare pregiudizio alle sue ragioni, grava sul debitore provare che, nonostante la rinuncia, il suo residuo patrimonio è in grado di soddisfare il credito dell’attore.

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2020, n.5994

Impugnazione della rinuncia ad un’eredità: presupposti

Per l’esercizio dell’impugnazione della rinuncia ad un’eredità da parte dei creditori è richiesto un unico presupposto di carattere oggettivo, ossia che la rinuncia all’eredità da parte del debitore importi un danno per i suoi creditori, in quanto il suo patrimonio personale non basti a soddisfarli e l’eredità presenti un attivo.

Non è necessario che siano consapevoli di tale danno i successivi chiamati all’eredità, i quali, a seguito della rinunzia del primo, l’abbiano accettata; né è necessario che la rinuncia all’eredità sia stata preordinata allo specifico scopo di impedire ai creditori di soddisfarsi e neppure occorre da parte del debitore la consapevolezza del pregiudizio loro arrecato.

Tribunale Terni, 30/10/2019, n.828

Impugnazione rinunzia ereditaria: il patrimonio del debitore

Per poter agire ex art. 524 c.c. è necessario che la rinuncia rappresenti un pregiudizio per i creditori, che saranno legittimati ad impugnarla a condizione che l’eredità rappresenti un attivo e che, per altro verso, la garanzia rappresentata dal patrimonio del debitore risulti insufficiente. In sostanza, per l’impugnazione della rinunzia ereditaria di cui all’art. 524 c.c. è richiesto il solo presupposto oggettivo del prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell’esercizio dell’azione, fondate ragioni facciano apparire i beni personali del rinunziante insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori. Stante la mera funzione strumentale dell’azione, diretta al soddisfacimento del credito, legittimati ad agire sono soltanto i creditori che possono vantare una ragione di credito.

Non è indispensabile che la somma sia stata accertata nel suo preciso ammontare, non risultando necessario che il credito sia liquido ed esigibile, purché il credito, seppur condizionato, sia già sorto prima della rinunzia del chiamato all’eredità.

Tribunale Ancona sez. I, 11/07/2019, n.1306

Rinuncia all’eredità: quando è inefficace?

In materia di rinuncia all’eredità, per il principio di diritto sancito nel noto brocardo “semel heres semper heres”, la rinuncia intervenuta successivamente all’accettazione dell’eredità è inefficace. Nel caso di specie è inefficace la rinuncia effettuata dall’erede dopo la sua costituzione in giudizio per l’impugnazione del testamento, dal momento che, trovandosi egli nel possesso dei beni ereditari fin dal momento della morte del de cuius, non ha provveduto a redigere l’inventario entro i tre mesi dall’apertura della successione e pertanto, ai sensi dell’art. 485 c.c., deve considerarsi erede puro e semplice.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 18/05/2018, n.1711

L’impugnazione per errore della rinuncia all’eredità

In tema di successioni ereditarie, benché l’art. 526 c.c. escluda l’impugnazione per errore della rinuncia all’eredità, ciò non impedisce che tale impugnazione sia ammessa in presenza di errore ostativo; detta fattispecie, peraltro, non ricorre quando la rinuncia sia avvenuta in base all’erronea convinzione di essere stato chiamato alla successione in qualità di erede legittimo anziché di erede testamentario, rimanendo tale ipotesi estranea a quella dell’errore sulla dichiarazione.

Cassazione civile sez. II, 12/06/2009, n.13735

Richiesta di sequestro conservativo dei beni oggetto della delazione ereditaria

In caso di rinuncia all’eredità o di inutile decorso del termine all’uopo fissato, per impugnare la rinuncia e renderla inefficace i creditori debbono esperire l’azione prevista dall’art. 524 c.c., proponendo e trascrivendo la domanda anche nei confronti di chi si affermi quale avente causa degli altri chiamati all’eredità rispetto al medesimo immobile.

Poiché tale azione produce in rapporto ai creditori del chiamato rinunciante i sostanziali effetti dell’azione revocatoria, al sequestro richiesto per assicurare gli effetti dell’accoglimento della domanda prevista dall’art. 524 è applicabile la disciplina dettata dall’art. 2905 c.c., potendosi trascrivere il sequestro tanto nei confronti del dante causa del debitore che nei confronti di quest’ultimo al solo scopo di far accertare l’esistenza del credito vantato verso di lui; non è invece idonea al medesimo fine la semplice richiesta di sequestro conservativo dei beni oggetto della delazione ereditaria, atteso che verrebbe altrimenti elusa la disciplina degli effetti della trascrizione, la quale ha riguardo a situazioni tipiche, e considerato che detti beni non appartengono a chi è chiamato all’eredità. (Fattispecie anteriore all’entrata in vigore delle norme sul procedimento cautelare uniforme).

Cassazione civile sez. III, 29/03/2007, n.7735

Rinuncia all’eredità: l’azione esercitabile dal creditore

Qualora il debitore rinunci all’eredità l’azione esercitabile dal creditore è l’impugnazione della rinuncia ai sensi dell’art. 524 c.c.

Tribunale Cuneo, 30/06/2004

Impugnazione della rinuncia dell’eredità: scopo e natura

L’impugnazione della rinuncia dell’eredità, prevista dall’art. 524 c.c., ha scopo e natura diversi rispetto all’azione revocatoria fallimentare; ne consegue che, nel caso di fallimento dell’erede rinunciante, la suddetta impugnazione va proposta contro quest’ultimo o, nel caso di morte anche del rinunciante, nei confronti dei di lui eredi, e non nei confronti del curatore fallimentare.

Corte appello Potenza, 17/06/2003

Rinuncia all’eredità e soddisfacimento del credito

L’azione apprestata a favore dei creditori del rinunziante all’eredità ha una mera funzione strumentale per il soddisfacimento del credito ed è diretta a rendere inopponibile ai creditori la rinunzia all’eredità del debitore ed a consentire ai creditori di agire sul patrimonio ereditario come se la rinuncia non ci fosse stata.

Cassazione civile sez. II, 25/03/1995, n.3548



9 Commenti

  1. C’è un caso che vorrei sottoporvi. Diciamo che Lucio è il chiamato all’eredità e ci rinuncia, danneggiando i suoi creditori. Questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità al suo posto?

    1. Sì, ma al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. La norma non impone la frode del debitore: non è cioè necessario che il debitore abbia rinunciato all’eredità al fine di frodare i creditori ed evitare che questi potessero soddisfarsi sui beni ereditati. Ai fini dell’impugnazione della rinuncia all’eredità occorrono i seguenti presupposti (la cui prova è a carico del creditore):
      rinuncia del debitore alla eredità;
      qualità di creditore del rinunciante
      danno per il creditore, nteso come pregiudizio provocato dalla perdita dei beni ereditati a causa della rinuncia.
      Il creditore, una volta provati i suddetti presupposti, può farsi autorizzare dalla autorità giudiziaria ad accettare la eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza del proprio credito. In realtà, dunque, l’azione del creditore danneggiato dalla rinuncia, non costituisce una vera e propria impugnazione. Il creditore non contesta la rinuncia dell’erede in fatto o in diritto, ma si fa autorizzare all’accettazione al posto di questi (una sorta di azione surrogatoria). I creditori possono impugnare la rinuncia entro 5 anni.

  2. Il mio debitore ha rinunciato all’eredità. Pensa di volermi fregare, ma non sa che io sono più furbo di lui e gliela faccio pagare cara e amara. Ora, voi legali, potete spiegarmi un paio di cose? Cosa comporta l’impugnazione della rinuncia all’eredità? Entro quanto tempo posso impugnare la rinuncia all’eredità?

    1. La conseguenza dell’impugnazione della rinuncia all’eredità, però, non fa sì né che i creditori divengano eredi del defunto, né che lo diventi invece l’erede rinunciatario. Ad essere erede sarà il chiamato in subordine, colui che ha accettato al posto del rinunciante o in cui favore s’è verificato l’accrescimento dell’eredità. I creditori che hanno impugnato l’eredità possono ugualmente pignorare i beni del patrimonio del defunto seppur trasferiti in capo a un soggetto che non è il loro debitore. Gli eventuali eredi che abbiano accettato in luogo del rinunziante possano sottrarsi all’azione esecutiva con il rilascio dei beni ereditari oppure offrendo ai creditori l’equivalente di quanto si sarebbe potuto ricavare dalla vendita dei beni stessi. In ogni caso, peraltro, essi avranno azione di regresso nei confronti del rinunziante, che è il vero debitore.Il diritto dei creditori ad impugnare la rinunzia si prescrive in cinque anni dalla rinunzia medesima. I creditori possono impugnare la rinuncia all’eredità a prescindere che essa sia stata fatta proprio allo scopo di frodarli o solo per ragioni di opportunità economica.

  3. Buonasera, sono stato chiamata ad acquistare l’eredità… ma io vorrei rinunciare. Ora, voi che siete sempre disponibili e chiari nelle spiegazioni, potreste farmi capire come si fa la rinuncia all’eredità?Da quando ha effetto la rinuncia all’eredità?E se dovessi ripensarci? Posso rimangiarmi la parola e cambiare decisione?

    1. La rinuncia deve essere inserita nel registro delle successioni della cancelleria del tribunale in cui si è aperta la successione.La rinuncia all’eredità va fatta con forma solenne, ossia con una dichiarazione resa davanti a notaio o al cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione. Quindi va iscritta nei registro delle successioni.Anche se nell’asse ereditario siano compresi beni immobili, la rinuncia non deve essere trascritta presso la conservatoria dei registri immobiliari.Attenzione: chi rinuncia alla propria quota vendendola o donandola ad altri soggetti non fa che accettare l’eredità (per poi alienarla). Si parla, a riguardo, di accettazione tacita.La rinuncia ha valore retroattivo: in altri termini, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Invero, la definitiva operatività della perdita del diritto all’eredità si ha solo con l’acquisto dell’eredità stessa da parte dei chiamati ulteriori, in quanto, fino a tale momento, il rinunziante può revocare la propria dichiarazione di rinunzia.

    2. È possibile la revoca della rinuncia all’eredità? Sì: fino a che il diritto di accettare l’eredità non è prescritto contro i chiamati che vi hanno rinunziato, questi possono sempre accettarla, se non è già stata acquistata da altro dei chiamati, senza pregiudizio delle ragioni acquistate da terzi sopra i beni dell’eredità. In pratica, il rinunziante non perde la delazione finché l’eredità non sia stata da altri acquistata. Quindi, esistono due limiti alla possibilità del rinunziante di revocare la rinuncia e, di conseguenza, accettare l’eredità:
      – che non sia prescritto il diritto di accettare l’eredità (10 anni);
      – che la quota del rinunziante non sia stata acquistata da altri chiamati.

  4. Salve, ho un dubbio riguardo la mia posizione di erede. Allora, premetto che non capisco nulla a riguardo e vorrei capire cosa posso fare e cosa non posso fare nel momento in cui decido di accettare o meno l’eredità. Mi spiego meglio. Posso rinunciare all’eredità se ho usato i soldi della persona che è morta? Che succede se rinuncio all’eredità?

    1. I chiamati alla eredità possono rinunciare soltanto se non hanno accettato (espressamente o tacitamente) l’eredità; se hanno riscosso e utilizzato le somme, seppur erroneamente percepite, o se hanno compiuto altri atti che presuppongono volontà di accettare e/o che potrebbero compiere solo se e in quanto eredi, non possono oramai rinunciare.Pertanto, chi ha già utilizzato delle somme del defunto non può più rinunciare all’eredità. Quando si parla di “utilizzare le somme del defunto” si intende qualsiasi tipo di uso: ad esempio un prelievo al bancomat, un bonifico sul proprio conto corrente o anche in favore di un creditore dello stesso defunto che abbia minacciato gli eredi di un pignoramento. Non è neanche possibile pagare le tasse richieste dall’Agenzia delle Entrate con denaro passato in successione.Vengono escluse da queste solo i pagamenti  per il funerale. Come, infatti, abbiamo già spiegato il pagamento delle spese funerarie da parte di un membro della famiglia costituisce l’espressione di un dovere morale e familiare, da non potere, dunque, ricondurre tout court all’adempimento di un peso ereditario. Si tratta, pertanto, di un atto che non può costituire accettazione tacita dell’eredità [1]. Sarà bene però conservare le ricevute che dimostrino l’utilizzo del denaro per tale finalità – ossia per coprire le spese delle esequie – in modo da poter contrastare eventuali contestazioni successive da parte dei creditori. 
      Che succede se rinuncio all’eredità? A seguito della rinuncia da parte di un chiamato all’eredità, l’eredità si trasmette a favore degli altri parenti sino al sesto grado secondo le regole indicate dagli articoli 566 e seguenti del Codice civile. Sarebbe necessario, pertanto, che anche gli ulteriori chiamati rinuncino alla eredità. In mancanza di successibili, l’eredità si trasmette per legge allo Stato.

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