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Parcheggio strisce bianche: quante ne deve garantire il Comune?

30 Giugno 2020
Parcheggio strisce bianche: quante ne deve garantire il Comune?

Strisce bianche: qual è il numero da garantire in prossimità delle zone urbane con le strisce blu a pagamento?

Quante volte hai vagato a vuoto alla ricerca di un parcheggio libero e quante altre hai cercato un posto gratis dove lasciare la tua auto. Le città – e in particolare i centri storici – sono ormai pieni di strisce blu. Quelle bianche si vedono sempre più di rado. Ma è legittimo questo comportamento? L’amministrazione può fare cassa alle spalle degli automobilisti che, costretti dalla necessità a lasciare la propria macchina da qualche parte, sono così costretti a pagare l’obolo? La risposta non è né positiva, né negativa. Si parte da un principio generale in base al quale l’ente locale deve garantire posti auto liberi ai cittadini, ma può anche disporre – con appositi piani urbani – degli stalli a pagamento. Il tutto secondo un criterio razionale che contemperi le esigenze di bilancio dell’amministrazione al diritto al parcheggio di ogni automobilista. 

Volendo entrare più nello specifico, dobbiamo chiederci quanti parcheggi con strisce bianche deve garantire il Comune. La risposta proviene, in parte, dal Codice della strada e in parte dalla giurisprudenza. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Regolamentazione dei parcheggi in città

La prima cosa da fare per scoprire quanti parcheggi con strisce bianche deve garantire il Comune è partire dal Codice della strada. È proprio qui che, infatti, si trova una norma che ci può fornire una prima risposta. 

In particolare, il comma 8 dell’articolo 7 del Codice della strada stabilisce quanto segue. Se il Comune decide di predisporre delle aree da destinare a parcheggio con custodia o li dia in concessione oppure dispone l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta deve riservare una adeguata area, destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. 

Tale obbligo non sussiste per: 

  • le aree pedonali;
  • le zone a traffico limitato (cosiddetta Ztl);
  • gli agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi;
  • le zone di particolare rilevanza urbanistica (ossia per esigenze di traffico) opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta comunale con apposita delibera nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.

Da ciò la giurisprudenza ha dedotto che, salvo nei quattro eccezionali casi appena elencati, in tutti gli altri posti della città il Comune non può predisporre solo aree di parcheggio a pagamento (quelle cioè contrassegnate con le strisce blu) o con limite di durata ma deve provvedere a predisporre anche aree di parcheggio gratis (quelle cioè contrassegnate con le strisce bianche). 

La norma parla di «adeguate aree» ma non specifica se debba sussistere una specifica proporzione tra aree a pagamento e aree gratis; non dice cioè quanti parcheggi con strisce bianche è necessario prevedere in prossimità di quelli con le strisce blu. 

Vediamo allora se la giurisprudenza ha provato a chiarire questa lacuna.

Strisce bianche: qual è il numero da garantire?

Sulla questione della proporzione dei parcheggi gratis e parcheggi a pagamento è intervenuta una storica sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [1]. Questa ha definito una serie di principi fondamentali della materia. La Corte ha ribadito l’illegittimità (per violazione del citato articolo 7 del Codice della strada) di tutte le delibere comunali e delle ordinanze sindacali che – ad eccezione dei quattro casi in cui la legge ammette le sole strisce blu (ossia: 1) aree pedonali, 2) Ztl, 3) aree del centro storico o di pregio ambientale; 4) zone di rilevanza urbanistica definite dal Comune) – istituiscono parcheggi a pagamento senza che su parte della stessa area o su altra nelle immediate vicinanze siano riservati spazi adeguati destinati alla libera sosta.

L’applicazione della regola sull’alternanza delle strisce blu e bianche – fra l’altro confermata da numerose altre sentenze – è ormai pacifica e mai messa in discussione. Ma nessuna pronuncia ha mai chiarito cosa si debba intendere per «adeguati spazi» e, quindi, quale debba essere il rapporto tra aree di parcheggio gratis e aree a pagamento. 

Difficilmente però i giudici potrebbero entrare nel merito, non potendo sindacare le valutazioni fatte dall’amministrazione. In buona sostanza, il giudice potrebbe ritenere valide le multe anche se non c’è una perfetta parità tra parcheggi gratis e parcheggi a pagamento. 

Peraltro, il Comune potrebbe anche dichiarare la zona come area a rilievo urbanistico o di pregio storico-ambientale per superare a monte il problema delle proporzioni tra strisce blu e strisce bianche. 

Se così fosse, all’automobilista non resterebbe che contestare tale delibera se non sufficientemente motivata. Il Comune, infatti, non può “vincolare” le aree sulle quali non v’è alcuna esigenza di traffico per come invece richiesta dalla legge. In tal caso, però, l’automobilista che voglia far valere i propri diritti dovrebbe prima impugnare al Tar la delibera comunale e poi contestare la multa dinanzi al giudice di pace. Due cause per non pagare un divieto di sosta ci sembrano difficilmente giustificabili. 


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 116/2007.


1 Commento

  1. Buongiorno,secondo me non dovrebbe essere il singolo cittadino ad agire legalmente,ma una delle tante associazioni di (presunta ) tutela dei consumatori.
    I Comuni su questa questione ci marciano alla grande.

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