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Deindicizzazione: ultime sentenze

22 Marzo 2021
Deindicizzazione: ultime sentenze

Diritto all’oblio; pregiudizio alla reputazione e alla riservatezza; interesse pubblico alla conoscenza del fatto; diritti fondamentali della persona interessata al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali.

Cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio consiste nel non rimanere esposti senza limiti di tempo ad una rappresentazione non più attuale della propria persona con pregiudizio alla reputazione ed alla riservatezza, a causa della ripubblicazione, a distanza di un importante intervallo temporale, di una notizia relativa a fatti del passato, ma la tutela del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto, espressione del diritto di manifestazione del pensiero e quindi di cronaca e di conservazione della notizia per finalità storico-sociale e documentaristica, sicchè nel caso di notizia pubblicata sul “web”, il medesimo può trovare soddisfazione anche nella sola “deindicizzazione” dell’articolo dai motori di ricerca.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, nel disporre senz’altro la cancellazione della notizia relativa ad una vicenda giudiziaria mantenuta “on line”, non aveva operato il necessario bilanciamento tra il diritto all’oblio e quelli di cronaca giudiziaria e di documentazione ed archiviazione).

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Bilanciamento con gli altri diritti e interessi meritevoli di tutela

In materia di diritto all’oblio, laddove il suo titolare lamenti la presenza sul web di un’informazione che lo riguardi, risalente al passato e che egli voglia tenere per sé a tutela della sua identità e riservatezza, la garanzia del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto e può trovare soddisfazione – fermo il carattere lecito della prima pubblicazione – nell’operazione di deindicizzazione dell’articolo sui motori di ricerca generali, o in quelli predisposti dall’editore.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Gestore di motore di ricerca

Le disposizioni della Direttiva 95/46 devono essere interpretate nel senso che il gestore di un motore di ricerca, quando riceve una richiesta di deindicizzazione riguardante un link verso una pagina web nella quale sono pubblicati dati personali rientranti nelle categorie particolari di cui all’articolo 8, paragrafi 1 o 5, di tale Direttiva, deve — sulla base di tutti gli elementi pertinenti della fattispecie e tenuto conto della gravità dell’ingerenza nei diritti fondamentali della persona interessata al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea — verificare, alla luce dei motivi di interesse pubblico rilevante di cui all’articolo 8, paragrafo 4, della suddetta Direttiva, e nel rispetto delle condizioni previste in quest’ultima disposizione, se l’inserimento di detto link nell’elenco dei risultati, visualizzato in esito ad una ricerca effettuata a partire dal nome della persona in questione, si riveli strettamente necessario per proteggere la libertà di informazione degli utenti di internet potenzialmente interessati ad avere accesso a tale pagina web mediante una ricerca siffatta, libertà che è sancita all’articolo 11 della Carta.

Corte giustizia UE grande sezione, 24/09/2019, n.136

Gestore di sito Internet: plug-in social

Il gestore di un sito internet il quale inserisce in detto sito un plug-in social che consente al browser del visitatore del medesimo sito di richiamare contenuti del fornitore del plug-in in parola e di trasferire in tal modo a detto fornitore dati personali del visitatore, può essere considerato responsabile del trattamento, ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della Direttiva 95/46/CE. Tale responsabilità è tuttavia limitata all’operazione o all’insieme delle operazioni di trattamento dei dati personali di cui determina effettivamente le finalità e gli strumenti, vale a dire la raccolta e la comunicazione mediante trasmissione dei dati di cui trattasi.

Inoltre, l’articolo 10 di tale direttiva deve essere interpretato nel senso che, in una situazione del genere, l’obbligo di informazione previsto da tale disposizione incombe anche a detto gestore; l’informazione che quest’ultimo deve fornire alla persona interessata deve tuttavia riguardare soltanto l’operazione o l’insieme delle operazioni di trattamento dei dati personali di cui esso determina le finalità e gli strumenti.

Corte giustizia UE sez. II, 29/07/2019, n.40

Tutela del minore e diffusione di vicenda giudiziaria

A tutela del minore, e al fine di evitare il diffondersi di informazioni che lo riguardano anche nel nuovo contesto sociale da questi frequentato, deve disporsi l’immediata cessazione della diffusione da parte della madre, nei social network di immagini, notizie e dettagli relativi ai dati personali e alla vicenda giudiziaria inerenti al figlio. Inoltre, per evitare che contenuti analoghi siano diffusi da terzi, il tutore deve essere autorizzato: a diffidare soggetti terzi dal diffondere tali informazioni; a richiedere la rimozione di tali contenuti; a richiedere, ai gestori dei motori di ricerca, la deindicizzazione di informazioni relative al minore.

Infine, per assicurare l’osservanza degli obblighi di fare a carico dei genitori, viene prevista l’astreinte di cui all’art. 614-bis c.p.c. disponendo che, in caso di mancata ottemperanza della madre all’obbligo di interrompere la diffusione di immagini, video, informazioni relative al figlio nei social network, ovvero di mancata ottemperanza all’obbligo di rimuovere tali dati, la stessa dovrà corrispondere l’importo indicato in dispositivo per la violazione posta in essere.

Tribunale Roma sez. I, 23/12/2017

Tutela dei dati personali del personaggio pubblico

Laddove i dati personali relativi a un personaggio pubblico, riportati in un articolo di critica politica (pubblicato nel 2010 e successivamente rimosso, a seguito di accordo transattivo, dall’archivio del quotidiano), emergano, in quanto riproposti da altro sito, nei risultati di una ricerca impostata in un motore di ricerca (nella specie, Google) col nome del detto personaggio, va disposta la deindicizzazione dell’indirizzo del sito rispetto alla ricerca avente per chiave quel nome.

Tribunale Milano sez. I, 28/09/2016, n.10374

Deindicizzazione e risarcimento danni

Va confermata la pronuncia di merito che: a) rilevata la facile accessibilità, nel sito web di un quotidiano on line, di un articolo di cronaca relativo a vicenda giudiziaria di natura penale ancora in attesa di definizione, per un periodo di tempo protrattosi dal momento dell’originaria pubblicazione a quello della diffida intimata dagli attori e, dunque, per due anni e mezzo; b) constatata la deindicizzazione dello scritto in data successiva all’inizio del procedimento, con conseguente cessazione della materia del contendere sul punto, abbia giudicato contrario al principio dell’essenzialità dell’informazione il perdurare della disponibilità in rete dell’articolo dopo la diffida e sino alla deindicizzazione, riconoscendo in capo agli attori il diritto alla cancellazione dell’articolo, oltre al risarcimento dei danni.

Cassazione civile sez. I, 24/06/2016, n.13161

Lesione della propria reputazione e riservatezza

In materia di diritto all’oblio, inteso come “peculiare espressione del diritto alla riservatezza (privacy)”, l’utente può chiedere al motore di ricerca web la rimozione dei link da quei siti che ritiene lesivi della propria reputazione e riservatezza, ottenendo la cancellazione dei contenuti delle pagine web che offrono una rappresentazione non più attuale della propria persona, solo se si tratta di un fatto non recente e di scarso interesse pubblico. Il diritto all’oblio deve infatti essere bilanciato con il diritto di cronaca e l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti acquisibili via web.

Il tribunale di Roma, in una delle prime pronunce sul tema, ha fatto applicazione della sentenza della Corte di Giustizia Ue del 13 maggio 2014 escludendo la cosiddetta “deindicizzazione” chiesta da un avvocato in relazione a un’importante indagine giudiziaria risalente al 2013 non ancora conclusasi con archiviazioni o sentenze favorevoli e che ha coinvolto numerose persone.

Per il giudice romano i fatti sono ancora recenti e sono di sicuro e largo interesse, posto che si riferiscono a una persona che esercita un ruolo pubblico, ruolo attribuibile non solo al politico, “ma anche agli alti funzionari pubblici ed agli uomini d’affari (oltre che agli iscritti in albi professisonali)”. Inoltre, per le eventuali falsità delle notizie veicolate dai siti visualizzabili per effetto della ricerca su Google, la responsabilità non è di Google ma dei gestori dei siti stessi.

Tribunale Roma sez. I, 03/12/2015, n.23771

Rimozione di un articolo di stampa ritenuto diffamatorio

È ammissibile per mezzo del ricorso ex art. 700 c.p.c. il provvedimento diretto alla rimozione da un sito web di un articolo di stampa ritenuto diffamatorio, nonché per ottenere la deindicizzazione presso i motori di ricerca del medesimo articolo.

Tribunale Napoli sez. II, 18/02/2015, n.1184

Richiesta di deindicizzazione di un contenuto presente su Internet

Rientra nella definizione di “trattamento di dati personali” stabilita dal “Codice della Privacy” quel complesso di operazioni atte a ricercare, memorizzare temporaneamente, indicizzare e mettere a disposizione degli utenti finali – secondo un determinato ordine di preferenza stabilito da un algoritmo -una serie di informazioni pubblicate da soggetti terzi su internet. Tale attività costituisce un trattamento di dati diverso ed ulteriore rispetto al trattamento di chi ha pubblicato le informazioni.

Pertanto, il gestore del suddetto motore di ricerca deve essere considerato a tutti gli effetti di legge quale titolare del trattamento. Conseguentemente le azioni volte a chiedere la rimozione, cancellazione o deindicizzazione di un contenuto presente su internet, possono essere rivolte sia a chi pubblica le informazioni sia ai gestori dei motori di ricerca.

Corte giustizia UE grande sezione, 13/05/2014, n.131



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