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Errore medico: ultime sentenze

8 Agosto 2020
Errore medico: ultime sentenze

Riparto dell’onere probatorio nell’azione di responsabilità professionale medica; distinzione tra colpa lieve e colpa grave; sinistro stradale e aggravamento della situazione clinica del ferito; liquidazione del danno non patrimoniale.

Responsabilità per errore medico

In tema di responsabilità per errore medico, ai fini della ripartizione dell’onere probatorio, il paziente deve provare innanzitutto l’avvenuto inserimento nella struttura e che il danno si sia verificato durante il tempo in cui egli vi si trovi inserito; spetta sempre al paziente l’onus di allegare (oltrechè le fasi del ricovero e del trattamento) anche l’inadempimento rappresentato dalla lesione subita, mentre la struttura dovrà dimostrare il corretto o impossibile adempimento della prestazione, dunque la sopravvenienza del caso fortuito.

L’ente ospedaliero risulta quindi esonerato dal rimprovero di responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c. soltanto nel caso in cui il fatto dannoso occorso al paziente in degenza si realizzi per l’insorgenza di un fattore imprevedibile e inevitabile, ovverosia dalla causazione dell’evento lesivo da parte di un fattore umano o naturale, imprevedibile ed inevitabile, riconducibile quindi al concetto di fatalità.

Tribunale Lecce sez. I, 29/07/2019, n.2595

Obbligo giuridico di acquisire il consenso del paziente 

In tema di violenza sessuale, l’errore del medico in ordine all’esistenza di un obbligo giuridico di acquisire il consenso del paziente prima di procedere al compimento di atti incidenti sulla sua sfera di autodeterminazione della libertà sessuale, a differenza di quello sulla sussistenza di un valido consenso, costituisce errore su legge penale, a norma dell’art. 5 c.p., che non esclude il dolo, salvo che in caso di ignoranza inevitabile. (In motivazione, la Corte ha chiarito che l’errore sulla sussistenza di un valido consenso, invece, costituisce errore sul fatto, rilevante a norma dell’art. 59, comma 4, c.p.).

Cassazione penale sez. III, 22/02/2019, n.18864

La colpa lieve per imperizia esecutiva

In caso di errore medico derivante dalla fase esecutiva delle raccomandazioni contenute nelle linee guida adeguate al caso di specie, l’esercente la professione sanitaria risponde per morte o lesioni personali derivanti da attività medico chirurgica se l’evento si è verificato per colpa grave, tenuto conto del rischio da gestire e delle specifiche difficoltà dell’attività da compiere.

Nel diritto vivente, pertanto, la distinzione tra colpa lieve e colpa grave mantiene la sua attuale validità, in quanto dalla prima deriva l’irresponsabilità penale del medico. Ciò posto, l’istruttoria dibattimentale non può essere disancorata dall’acquisizione delle linee guida ministeriali alle quali la condotta del medico dovrebbe conformarsi, soprattutto alla luce della novella legislativa intervenuta con l’art. 5, legge n. 24/2017.

Cassazione penale sez. IV, 16/11/2018, n.412

Condanna alla restituzione del corrispettivo da errore medico

In tema di domanda restitutoria derivante da errore medico, occorre rilevare che se le ricevute di pagamento risultano emesse dallo studio professionale, con relativo timbro e indicazione del numero di partita IVA, ciò prova che il pagamento del corrispettivo sia stato percepito dallo studio professionale, inteso come autonomo centro d’imputazione di rapporti giuridici, e lo studio stesso, conseguentemente, deve considerarsi il legittimato passivo della domanda restitutoria, non già i singoli professionisti associati a titolo personale, i quali invece, rispetto alla domanda restitutoria, vengono in rilievo solo in quanto soggetti che hanno la rappresentanza dello studio professionale.

Tribunale Novara, 07/03/2018, n.252

Riduzione drastica del risarcimento in virtù di errore medico

Costituisce una violazione dell’art. 14 in combinato disposto con l’art. 8 Cedu la decisione dei giudici nazionali di ridurre drasticamente l’importo del risarcimento per errore medico allorché sia basata su stereotipi di età e di genere anziché su di una valutazione oggettiva dei fatti e delle prove.

Corte europea diritti dell’uomo sez. IV, 25/07/2017, n.17484

Soccorso della vittima di un sinistro stradale: l’errore dei sanitari

L’eventuale errore dei sanitari nella prestazione delle cure alla vittima di un incidente stradale non può ri tenersi causa autonoma e indipendente, tale da interrompere il nesso causale tra il comportamento di colui che ha causato l’incidente e la successiva morte del ferito: ciò in quanto l’errore medico non costituisce un accadimento al di fuori di ogni immaginazione, a maggior ragione nel caso in cui l’aggravamento della situazione clinica del ferito e la necessità di interventi chirurgici complessi risultino preventivabili in ragione della gravità delle lesioni determinate dall’incidente stradale. Piuttosto, l’interruzione del nesso causale tra condotta ed evento può configurarsi solo quando la causa sopravvenuta innesca un rischio nuovo e del tutto eccentrico rispetto a quello originario attivato dalla prima condotta, ma ciò non può affermarsi quando – come nella specie, caratterizzata da gravi lesioni subite dalla vittima dell’incidente stradale – l’eventuale comportamento negligente di un terzo soggetto trovi la sua origine e spiegazione nella condotta colposa altrui.

Cassazione penale sez. IV, 16/05/2017, n.28010

Il nesso causale fra la condotta e l’evento morte

L’approccio fondato sulla comparazione dei rischi consente di escludere l’imputazione al primo agente quando le lesioni originarie non avevano creato un pericolo per la vita, ma l’errore del medico attiva un decorso mortale che si innesta sulle lesioni di base e le conduce a processi nuovi e letali: viene creato un pericolo inesistente che si realizza nell’evento .

Cassazione penale sez. IV, 29/01/2016, n.28246

Risarcibilità del danno non patrimoniale

In considerazione dei principi in ordine al gravare dell’onere della prova, per un verso, non può dirsi raggiunta la prova liberatoria in ordine all’assenza di un errore medico e, per altro verso, non può dirsi raggiunta la prova liberatoria dell’insussistenza del nesso causale tra i possibili errori medici e l’evento dannoso patito da essa attrice devono, con riferimento ad entrambi i profili in esame (inadempimento e nesso causale), il permanere dell’incertezza necessariamente gravare sul debitore della prestazione medico-sanitaria.

Nessun dubbio può sorgere in ordine alla piena risarcibilità del danno non patrimoniale patito dall’attrice in tutte le sue componenti (e che, a soli fini descrittivi, possono identificarsi nel cd. danno biologico, sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali che in quelli relazionali-esistenziali, e nel cd. danno morale soggettivo) avendo ella subito le conseguenze di una ipotesi di astratta rilevanza penale incidente direttamente sul diritto, costituzionalmente tutelato, alla salute.

Tribunale Teramo, 14/10/2015, n.1376

Lesioni micropermanenti: valutazione equitativa

Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale, poiché per i sinistri stradali e i casi di errore medico trova applicazione l’art. 139 cod. ass. non vi è più alcuna ragione per trattare diversamente le altre fattispecie da cui conseguano lesioni micropermanenti. Evidenti ragioni di uguaglianza e di necessità di garantire lo stesso trattamento alle identiche fattispecie impongono di trattare allo stesso modo qualsiasi ipotesi di micropermanente.

Ne consegue che, dovendosi procedere ad una liquidazione del danno secondo equità, appare preferibile fare riferimento ai criteri dettati dal legislatore (ormai in due fattispecie), piuttosto che optare per quelli elaborati dalla giurisprudenza (nel caso concreto, ad un danno alla persona cagionato da cose in custodia, si sono applicati i criteri previsti dall’art. 139 cod. ass. e non quelli tabellari elaborati presso il Tribunale di Milano).

Tribunale Torino sez. IV, 16/10/2014, n.8105

Dimissione del paziente in fin di vita

Se al primo tragico errore medico, causa dell’evento, sia seguito errore di altro sanitario, successivamente intervenuto, la condotta sopraggiunta, salvo i casi dell’eccezionalità e dell’imprevedibilità, giammai può costituire causa sopravvenuta escludente il rapporto di causalità (nella specie, la Corte ha ritenuto che la decisone di dimettere il paziente in fin di vita non aveva fatto venir meno la colpa del medico che aveva sbagliato la diagnosi).

Cassazione penale sez. IV, 27/06/2013, n.35828

Errore medico e morte di un paziente minore

Nel giudizio di responsabilità amministrativa (nella specie, per errore medico con esito di morte di un paziente minore), la gradazione della responsabilità fra i concorrenti nella produzione del danno riguarda l’incidenza causale dei comportamenti nella verificazione del fatto dannoso e non la misura della colpa grave, comune a tutti i concorrenti.

Corte Conti, (Sicilia) sez. reg. giurisd., 23/01/2012, n.18

La pretesa risarcitoria del paziente

L’art. 12, comma 2, d.l. 19 settembre 1987 n. 382, convertito con modificazioni nella legge n. 456 del 1987, nel ripianare le posizioni debitorie delle unità sanitarie locali ha disposto la successione ope legis di queste ultime nelle «partite in sospeso», vale dire nei rapporti obbligatori – diversi da quelli indicati negli art. 8 e 10 del medesimo decreto – già facenti capo ai comuni e sorti prima dell’istituzione delle unità sanitarie locali.

Per effetto di tale norma le unità sanitarie locali sono divenute passivamente legittimate rispetto alla pretesa risarcitoria del paziente che abbia patito danni, in conseguenza di un errore medico, prima che venissero loro trasferite le competenze in materia di assistenza e cura, già attribuite ai disciolti enti ospedalieri.

Cassazione civile sez. III, 03/07/2008, n.18220



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9 Commenti

  1. Mio cugina avevo un problema di cattiva circolazione alle gambe. Si è recato dal medico, il quale gli disse che doveva essere operato. Pur trattandosi di un intervento chirurgico di routine, lui non riesce più a camminare dopo l’operazione. Vorrei capire come funziona il risarcimento…

    1. Pertanto, se dall’errore medico è derivata:
      la morte del paziente: in tal caso, va presentata la denuncia alle autorità (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). La denuncia può essere presentata da chiunque senza limiti di tempo (salvi, naturalmente, gli effetti dell’eventuale prescrizione del reato);
      una lesione personale colposa: in tal caso, la persona offesa (quindi, la vittima) deve presentare una querela alle autorità entro tre mesi dal giorno in cui si ha avuto notizia del fatto di reato e dichiarare espressamente che il colpevole venga perseguito penalmente.

      Sia la denuncia che la querela possono essere presentate in forma scritta oppure orale. In ogni caso, è importante esporre dettagliatamente il fatto e allegare le fonti di prova. Una volta instaurato il processo, la persona offesa può costituirsi parte civile nel processo penale per ottenere un risarcimento per i danni subiti. Il giudice, tuttavia, può demandare la quantificazione del danno al giudice civile.
      Nel giudizio penale la responsabilità del medico dovrà essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio. Se, invece, viene provato che il sanitario, seppur sbagliando, abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida scientifiche o le buone pratiche clinico-assistenziali, allora non potrà essere punito.
      In particolare, con la denuncia è possibile:
      effettuare indagini e accertamenti irripetibili (come, ad esempio, l’autopsia o il riscontro diagnostico);
      procedere al sequestro di luoghi (ad esempio, la sala operatoria), strumenti, dispositivi o documenti (come, ad esempio, la cartella clinica).
      In altre parole, la denuncia evita che vadano dispersi gli elementi indispensabili per l’accertamento della responsabilità medica.

    2. Il risarcimento è pagato dall’assicurazione del medico o della struttura sanitaria. Tuttavia, i contratti stipulati con le compagnie assicurative prevedono franchigie molte alte. Ti faccio un esempio.La struttura sanitaria dove è stato curato Tizio è assicurata con la compagnia Alfa, che prevede una franchigia di 700.000,00 euro. Viene accertata la responsabilità della struttura per un totale di 1.000.000,00 di euro.Nell’esempio riportato, la compagnia assicurativa deve pagare alla vittima solo 300.000,00 euro, mentre la parte restante, pari a 700.000,00 euro, è a carico della struttura sanitaria.

    3. Il paziente (o i suoi familiari) possono anche optare per il risarcimento del danno in sede civile.Per ottenere la condanna del singolo medico, occorre dimostrare l’errore commesso dal sanitario, il danno subito e la relazione tra la condotta del medico e il danno (cosiddetto nesso di causalità). Invece, per ottenere la condanna della struttura sanitaria (privata o pubblica), è necessario dimostrare il rapporto contrattuale con la struttura e il danno patito. È onere della struttura dimostrare di aver agito correttamente.Uno degli strumenti più utili in questi casi è l’accertamento tecnico preventivo, ossia il procedimento cautelare che serve a determinare, tramite perizia medico legale, le cause che hanno determinato il danno. Qualora si ravvisasse la responsabilità medica, sarà più semplice trattare con la struttura sanitaria. Se l’ospedale intende comunque andare a processo, la persona offesa partirà in vantaggio perché ha in mano una prova importante.

  2. Salve, cosa si può fare se si è stati danneggiati a causa dell’errore medico? Come evitare la causa per errore sanitario?

    1. Se si ritiene che il medico al quale ci siamo rivolti ci abbia provocato un danno, il primo passo da compiere consiste nel procurarsi tutta la documentazione medica relativa alla prestazione ricevuta. Tale materiale è indispensabile per ottenere un parere sull’esistenza o meno di una responsabilità a carico dell’operatore sanitario e sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni subiti.Se ci si è rivolti ad una struttura sanitaria, pubblica o privata, ci si dovrà far rilasciare una copia della cartella clinica relativa all’intervento o all’esame diagnostico effettuato. Una volta verificato che ci sono gli estremi per ottenere un risarcimento, occorre inviare alla controparte, medico e/o struttura sanitaria, una raccomandata con ricevuta di ritorno in cui, dopo aver  esposto i fatti da cui deriva il danno subito, si chiede il risarcimento.Generalmente, il professionista o l’ente coinvolti trasmettono la pratica alla compagnia assicurativa con la quale hanno stipulato una polizza per la responsabilità civile professionale. La società di assicurazione, normalmente, chiede al soggetto che lamenta di aver subito un danno di farsi visitare da un proprio medico legale e, sulla base di quanto risulterà dalla consulenza medico legale, deciderà se offrire una certa somma a titolo di risarcimento o se respingere la richiesta avanzata dal danneggiato. In tale ultima ipotesi, o nel caso in cui la somma offerta appaia inferiore a quanto dovuto, al paziente non resterà che agire in giudizio, per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno subito.

    2. In caso di responsabilità medica, prima di notificare la citazione al soggetto responsabilità, il paziente danneggiato ha l’obbligo di rivolgersi a un organismo di mediazione (presente nella città ove si trova il tribunale competente per il giudizio) per tentare un accordo. È ciò che, in termini tecnici, si chiama «mediazione obbligatoria», senza la quale il procedimento in tribunale non può iniziare. La mediazione è anche la sede giusta per evitare di finire necessariamente in causa con conseguente aumento dei tempi di attesa e dei costi. Il danneggiato dovrà avere, accanto a sé (obbligatorio per legge), un avvocato il quale, inoltre, sappia saggiamente consigliarlo sulla convenienza dell’offerta della controparte, senza alimentare false speranze su risarcimenti milionari. Le aspettative, infatti, all’esito del giudizio vengono spesso frustrate, con la conseguenza che, in caso di parziale soccombenza, il paziente non potrà neanche ottenere il rimborso delle spese processuali sostenute: se infatti il giudice non accoglie integralmente la domanda dell’attore dovrà disporre la cosiddetta «compensazione delle spese legali» (ciascuno, cioè, paga il proprio avvocato). È quindi importante fare attenzione alla congruità dell’offerta, eventualmente proposta anche dall’assicurazione, e misurarla con il rischio di una sentenza non corrispondente alle proprie aspettative.Il secondo modo per evitare la causa è offerto dalla recente riforma che prevede, in alternativa alla mediazione, la possibilità di tentare un accordo tra le parti ricorrendo all’accertamento tecnico preventivo. In buona sostanza, il tribunale nomina un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) il quale esegue una perizia per valutare il “se” c’è responsabilità medica e il “quanto” c’è di danno. Questo serve per rendere, sin dall’inizio, chiaro alle parti il probabile esito del giudizio, qualora proseguito.La conciliazione deve essere chiusa entro sei mesi dal deposito del ricorso e la domanda diviene procedibile. Al procedimento della consulenza tecnica preventiva devono partecipare obbligatoriamente tutte le parti, compresa l’assicurazione, che hanno l’obbligo di presentare al danneggiato un’offerta di risarcimento del danno o di comunicare i motivi per cui ritiene di non formularla.L’assicurazione che non abbia partecipato al procedimento di consulenza tecnica preventiva viene condannata, all’esito del giudizio, a pagare sia le spese processuali che quelle della consulenza.Se all’esito della causa il giudice accoglie la richiesta di risarcimento avanzata dal malato, quando l’impresa di assicurazione non ha formulato l’offerta di risarcimento nell’ambito del procedimento di consulenza tecnica preventiva, il magistrato trasmette copia della sentenza all’Ivass per le relative sanzioni.

  3. Io penso che determinate professioni debbano essere svolte con un’incredibile accortezza. Non puoi mandare a casa una persona senza aver fatto tutti gli accertamenti del caso e magari il giorno dopo la persona muore. Non puoi operare uno sbagliando l’arto da sottoporre ad intervento chirurgico. Bisogna essere davvero tanto attenti

  4. Io mi meraviglio di come certi dottori prendano alcune questioni con estrema superficialità. Bisognerebbe stare attenti e mettere sul tavolo di analisi tutte le possibili varianti, altrimenti si rischia di tralasciare magari la soluzione più ovvia

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