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Quanti soldi servono per aprire un conto corrente

1 Luglio 2020 | Autore:
Quanti soldi servono per aprire un conto corrente

Quanto costa un conto corrente? Conti correnti gratuiti: esistono? Quanto costa in media un conto corrente bancario?

Una volta, tanti anni fa, chi aveva un conto in banca era ritenuto una persona facoltosa, con molta disponibilità di danaro. Il conto corrente era dunque sinonimo di ricchezza, o comunque di una posizione economica agiata. Oggi non è più così: un po’ per via della facilità con cui è possibile aprire un conto corrente (bancario o postale), un po’ perché la legge, imponendo sempre più l’utilizzo della moneta elettronica, costringe a possedere un conto, chiunque può essere correntista, anche colui che ha solamente pochi spiccioli. Quanti soldi servono per aprire un conto corrente?

Non molti; anzi, a volte proprio niente, poiché non sono pochi gli istituti di credito che, per attrarre clientela, mettono a disposizione conti correnti totalmente gratuiti. Inoltre, proprio per favorire la tracciabilità dei pagamenti, lo Stato garantisce ai meno abbienti la possibilità di aprire un conto corrente senza spendere nemmeno un euro. Ovviamente però, molto dipende dai servizi che si desidera: una cosa è aprire un conto senza nemmeno avere una carta (di credito o di debito) collegata ad esso, altro invece è chiedere l’apertura di un conto con numerose funzionalità (emissione carte, blocchetto assegni, possibilità di effettuare bonifici, ecc.). Se hai dieci minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme quanto costa un conto corrente.

Conto corrente: cos’è?

Il conto corrente [1] è il contratto col quale le parti si obbligano ad annotare in un conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, considerandoli inesigibili e indisponibili fino alla chiusura del conto.

La peculiarità del conto corrente bancario è quella di regolare le operazioni bancarie di debito e credito, facendo sì però che il credito sia sempre esigibile dal correntista, cioè dal cliente.

Di solito, il conto corrente sorge nel momento in cui il cliente effettua presso la banca un deposito, un’apertura di credito oppure altra operazione bancaria. Il conto corrente consente al suo titolare di poter gestire tutti i suoi affari (entrate e uscite, incassi e pagamenti) attraverso quel conto, compiendo operazioni sia attive che passive.

Il conto corrente è dunque uno strumento che indica generalmente il deposito di denaro da parte del titolare del medesimo conto (correntista) all’interno di un istituto di credito, e che consente l’utilizzo di moneta bancaria, cioè della moneta elettronica.

Con il conto corrente, in pratica, una persona apre una specie di fondo ove colloca il proprio denaro; così facendo, il titolare può gestire tutti i suoi affari (entrate e uscite, incassi e pagamenti) attraverso quel conto, compiendo operazioni sia attive che passive.

Conto corrente: a cosa serve?

Il conto corrente presenta notevoli vantaggi:

  • innanzitutto, i soldi che sono depositati sul conto sono al sicuro, nel senso che è praticamente impossibile che vengano rubati;
  • tramite le domiciliazioni bancarie è possibile pagare direttamente le utenze senza doversi recare ogni volta allo sportello, in quanto il prelievo avviene automaticamente;
  • è possibile che lo stipendio venga accreditato direttamente sul conto;
  • consente di effettuare pagamenti mediante bonifico;
  • consente di pagare mediante carte di credito collegate direttamente al conto corrente;
  • grazie all’emissione di apposito libretto (cosiddetto carnet), consente di pagare con assegno;
  • può essere gestito anche da casa tramite il proprio computer, grazie ai servizi di home banking oppure comodamente con lo smartphone utilizzando le opportune applicazioni.

Conto corrente postale: cos’è?

Già da qualche anno anche le Poste italiane offrono ai propri clienti la possibilità di aprire un conto corrente: si tratta del conto BancoPosta.

BancoPosta non è altro che il conto corrente messo a disposizione dalle Poste italiane per i propri clienti. Ciò significa che, chi intende aprire un conto presso le Poste, diventerà necessariamente un correntista Bancoposta.

Il conto BancoPosta è riservato alle persone fisiche (sono escluse, dunque, tutte le persone giuridiche come imprese, società ed enti) e funziona a tutti gli effetti come un normale conto corrente bancario.

Conto corrente: quanto costa?

Veniamo al tema cruciale dell’articolo: quanti soldi servono per aprire un conto corrente? Dipende dal tipo di conto: per alcuni, anche nulla.

Devi sapere che molti istituti di credito offrono ai futuri clienti conti correnti a costo zero, soprattutto ai più giovani oppure alle persone meno abbienti. Così facendo, viene meno l’idea per cui chi ha un conto corrente debba per forza aver effettuato un deposito o avere dei soldi sul conto: è possibile aprire un conto corrente e non avere neanche un euro in banca.

Ovviamente, da un conto corrente a costo zero (o quasi) ci si potranno attendere ben pochi servizi: ad esempio, al conto potrebbe non essere associata alcuna carta di credito, oppure potrebbe non essere prevista la possibilità di effettuare bonifici o di pagare con assegni. Un conto corrente del genere consentirebbe solamente di effettuare depositi di danaro e prelievi, magari andando direttamente allo sportello in banca.

Tieni però presente una cosa: ogni conto corrente, anche se aperto gratuitamente, ha dei costi fissi annui (canone, imposte, ecc.). Dunque, un conto in rosso verrebbe ben presto disattivato dalla banca, in quanto alla fine dell’anno non ci sarebbero soldi da prelevare per pagare tali costi fissi.

Conto corrente base: cos’è?

Come anticipato, gli istituti di credito devono garantire per legge conti correnti gratuiti per coloro che posseggono un reddito inferiore ai limiti di legge. Si parla in questa ipotesi di conto corrente base. Di cosa si tratta?

Il conto corrente base offre a risparmiatori meno abbienti il diritto di aprire gratuitamente un conto corrente, non dovendo sostenere nemmeno il pagamento del canone annuale nel caso di redditi molto bassi.

Il conto corrente base offre anche la possibilità di compiere gratuitamente delle operazioni bancarie: il decreto ministeriale [2] indica che il conto di base include solo il pagamento del canone annuale onnicomprensivo e non prevede addebito per altre spese, oneri, commissioni di alcun tipo.

Nel canone sono incluse sei operazioni di prelievo annue di contante allo sportello e prelievi illimitati al bancomat (sportello Atm) del prestatore di servizi di pagamento o del gruppo territoriale nazionale. Il numero sale a dodici se i prelievi Atm riguardano altri prestatori di servizi. Il conto corrente base comprende inoltre dodici versamenti annui di contanti e assegni.

Sono illimitate invece le operazioni di addebito diretto Sepa (domiciliazioni bancarie), mentre i pagamenti ricevuti tramite bonifico, compreso l’accredito dello stipendio e pensione, sono compresi fino a trentasei annui, oltre a dodici bonifici relativi a pagamenti ricorrenti e sei bonifici se effettuati con addebito in conto.

Sempre secondo la legge, nei contratti del conto base dovranno essere chiaramente indicati il numero di operazioni entro le quali il conto corrente sarà gratis e quali sarà il costo delle operazioni dopo che la soglia verrà superata.

Conto corrente base: chi ne ha diritto?

Il conto corrente base è dedicato a coloro che hanno un Isee in corso di validità inferiore a 11.600 euro e può essere cointestato solo ai componenti del nucleo familiare sul quale è stato calcolato l’Isee.

Possono chiedere l’apertura di un conto corrente base coloro che hanno diritto a trattamenti pensionistici fino all’importo lordo annuo di 18mila euro.

Se vuoi approfondire la legge sul conto corrente gratis, ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato a questo specifico argomento.

Conto corrente: quanto costa in media?

Al di là delle ipotesi in cui l’apertura del conto corrente è gratis, di norma un conto ha un costo. Il costo complessivo di un conto corrente si compone di un canone fisso e di una parte di spese variabili.

I principali costi fissi sono: il canone annuo, i canoni legati a eventuali carte di pagamento, le imposte di bollo, le spese per l’invio delle comunicazioni al cliente.

Le spese variabili cambiano in base al tipo e al numero di operazioni realizzate: ad esempio il numero di bonifici che si effettuano; questo tipo di costi dipende da come il cliente utilizza il conto e dalle scelte commerciali della banca.

I principali costi variabili di un conto sono i seguenti:

  • spese per la registrazione sul conto di ogni operazione;
  • commissioni per l’esecuzione dei singoli servizi;
  • spese di liquidazione periodica ogni volta che la banca calcola gli oneri e gli interessi;
  • interessi e altri oneri in caso di scoperto.

Possiamo dire che, in media, un conto corrente costa 80 euro annui. Ovviamente, esistono conti correnti meno costosi e conti correnti più costosi, in ragione dei servizi offerti e degli istituti di credito.

Quanto costa chiudere un conto corrente?

Di solito per chiudere un conto corrente la maggior parte delle banche non addebita né spese e né penali ma potresti trovare alcune banche che applicano al cliente correntista delle spese per la chiusura del conto corrente.

Il modo migliore per sapere se la banca applicherà delle spese è quello di leggere attentamente il foglio informativo e il contratto perché devono essere obbligatoriamente riportate.

Ad ogni chiusura di conto corrente è invece sempre applicata l’imposta di bollo che è una tassa statale. Di solito viene pagata trimestralmente quindi è consigliabile, per non pagare a vuoto, far coincidere la chiusura del conto con la scadenza dell’imposta di bollo.


note

[1] Art. 1823 cod. civ.

[2] Decreto ministeriale n. 70 del 3 maggio 2018.

Autore immagine: Depositphotos.com


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