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Come sapere chi ti ha segnalato alle autorità

1 Luglio 2020
Come sapere chi ti ha segnalato alle autorità

Richiesta di accesso a esposti e segnalazioni: non si possono fare denunce segrete.

Non esistono denunce anonime nel nostro ordinamento. Ogni segnalazione alle autorità deve riportare nome, cognome e firma del segnalante. Ciò detto, si può però discutere sul diritto del soggetto segnalato di conoscere l’identità di chi ha agito contro di lui: conoscenza giustificata non da semplice curiosità ma dall’esigenza di tutelare la propria immagine nel caso di azioni infondate e non veritiere. In tal caso, come sapere chi ti ha segnalato alle autorità? 

Sul punto, la giurisprudenza è ancora divisa. Una recente sentenza del Tar Lazio [1] riconosce l’esistenza di un pieno diritto all’accesso ad esposti e segnalazioni in capo ad ogni cittadino che, in conseguenza di ciò, è stato sottoposto a controlli. Tuttavia, l’opinione non è condivisa da tutti i tribunali. Proviamo a vedere come stanno le cose e quali sono gli orientamenti oggi in circolazione.

Conoscere il nome di chi ha presentato una denuncia

Quando si parla di denuncia, in termini tecnici, ci si riferisce sempre alla denuncia di carattere penale, quella cioè inoltrata alla polizia, ai carabinieri, alla Guardia di Finanza o depositata presso la Procura della Repubblica.

Comunemente, invece, si usa (seppur in modo improprio) il termine denuncia anche in altri ambiti come quello amministrativo: si pensi, ad esempio, alla segnalazione all’Ispettorato del lavoro in caso di lavoro in nero o a quella fatta al Comune in caso di abuso edilizio. 

Quanto alle denunce penali, chi viene accusato di un reato ha il diritto di conoscere chi lo ha denunciato solo dopo la chiusura delle indagini a suo carico; esiste infatti, per tutta la durata delle indagini, il cosiddetto segreto istruttorio.

La ragione di tale regola è da ricercare nel fatto che si vuole evitare che l’indagato possa, in qualche modo, assumere comportamenti che possano alterare negativamente l’accertamento dei fatti. 

In ogni caso, non si tratta di una regola rigida e il pubblico ministero, a cui si faccia istanza di visionare il fascicolo relativo alle indagini, potrebbe rendere noto il nome del querelante. Nome che comunque, nel corso dell’eventuale successivo processo, sarà noto.

Conoscere il nome di chi ha presentato esposti e segnalazioni

Nell’ambito delle segnalazioni alle autorità amministrative – dicevamo in partenza –  non c’è uniformità di vedute. Più volte, la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto di accesso agli atti del procedimento per chi viene segnalato di abuso edilizio; egli quindi ha diritto a conoscere il nome di chi ha comunicato al Comune l’esistenza della costruzione abusiva, e ciò al fine di difendersi.

Nella sentenza richiamata in apertura, il Tar Lazio ha riconosciuto un principio generale: è diritto del cittadino sapere il nome di chi lo ha segnalato o ha presentato contro di lui un esposto. Il nostro ordinamento, ispirato a principi democratici di trasparenza e responsabilità, non ammette la possibilità di «denunce segrete». Per cui chi subisce una verifica o una ispezione ha pieno diritto a conoscere integralmente tutti i documenti pertinenti. A partire proprio dalle denunce, segnalazioni o esposti che hanno avviato la macchina dei controlli.

L’interessato ha quindi diritto a chiedere una copia dell’esposto dal quale è stato originato il procedimento amministrativo a suo carico. Ciò anche al fine «di intraprendere le azioni più idonee alla tutela dei propri diritti ed interessi e della propria immagine».  

Secondo il Tar Lazio, esiste un diritto di accesso agli esposti che hanno dato origine a verifiche, ispezioni o altri procedimenti di accertamento di illeciti a carico di privati.

L’interpretazione appena citata, però, non è condivisa da tutti i giudici. Ad esempio, secondo il Tar Emilia Romagna [2], il diniego di accesso all’esposto è legittimo in quanto non incide sul diritto di difesa del soggetto che, a fronte dell’intervenuta notifica del verbale conclusivo dell’attività ispettiva, non ha più interesse a conoscere il nome dell’autore della segnalazione. Questa conclusione tuttavia è calzante solo laddove sussista una oggettiva esigenza di tutela dell’autore della segnalazione, come nel caso delle dichiarazioni rese dai lavoratori che, qualora divulgate, possono ingenerare azioni discriminatorie o pressioni del datore di lavoro. E, difatti, la giurisprudenza ha escluso il diritto di accesso agli atti da parte del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti che lo hanno “denunciato” all’Ispettorato del lavoro (come nel caso di rapporti in nero o di omesso pagamento dei contributi previdenziali).

Infine, secondo il Tar Liguria [3], poiché l’interesse qualificato del richiedente deve ritenersi sussistere con riferimento all’oggetto delle segnalazioni e non al nome dei segnalanti, è corretto consentire la conoscenza dei documenti con i quali è stata fatta la segnalazione, tuttavia previo oscuramento di nome, cognome e firma del denunciante. Il tutto a tutela dell’altrui privacy. 

Secondo il Tar Lazio, invece, una volta pervenuto nella sfera di conoscenza della pubblica amministrazione, l’esposto costituisce presupposto dell’attività ispettiva, sicché il suo autore «perde il controllo» dell’atto in questione, che uscito dalla sua sfera entra in quella dell’ente. Peraltro, la tutela della privacy non può giustificare mai il diritto all’anonimato dei soggetti che hanno assunto iniziative gravanti sulla sfera giuridica di terzi.  


note

[1] Tar Lazio sent. n. 5955/2020.

[2] Tar Emilia Romagna, sent. n. 772/2018.

[3] Tar Liguria, sent. n. 772/2019.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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