Licenziamenti individuali: cambiano le regole

1 Luglio 2020 | Autore:
Licenziamenti individuali: cambiano le regole

La Corte costituzionale seppellisce quanto stabilito dal Jobs Act in materia di indennità per l’allontanamento ingiustificato del dipendente.

Sulla parte che riguarda i licenziamenti individuali, le regole introdotte cinque anni fa dal Jobs Act sono, ormai, demolite. Cambiano le norme che disciplinano i provvedimenti espulsivi adottati dalle aziende nei confronti del singolo dipendente, soprattutto nella parte che interessa l’indennità da riconoscere al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.

Finora, il decreto approvato dal Governo Renzi prevedeva la riduzione al minimo delle ipotesi di reintegrazione in servizio del dipendente allontanato dal posto di lavoro in modo illecito, che si limitavano ai casi più gravi di nullità e ai soli licenziamenti disciplinari basati su fatti completamente insussistenti. Inoltre, per la quasi totalità dei licenziamenti ingiustificati e per quelli viziati dal punto di vista formale e/o procedurale, veniva stabilito il diritto del lavoratore a un’indennità di importo predeterminato e crescente in base all’anzianità di servizio.

L’azienda, già al momento del licenziamento, prima di una pronuncia del giudice aveva la possibilità di conoscere la misura dell’indennità dovuta al lavoratore nel caso in cui il giudice ritenesse illegittimo il licenziamento. Non è più così.

La Corte costituzionale ha considerato illecito l’automatismo nella quantificazione dell’indennità in caso di insussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo parametrato alla sola anzianità di servizio del dipendente («due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio»). Secondo la Corte, infatti, trattandosi in ogni caso di un risarcimento, il pregiudizio subìto dal lavoratore non può essere calcolato tenendo in considerazione la sola anzianità di servizio, ma si deve tenere conto anche di altri fattori legati al danno sofferto quali, ad esempio, il numero di occupati dall’azienda, le dimensioni dell’attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti.

Significa che, in questo modo, il giudice del lavoro riacquista il potere di determinare in maniera discrezionale (ma non arbitraria) l’indennità economica nel caso concreto tra un minimo e un massimo previsto dalla legge, ovvero tra le 6 e le 36 mensilità della retribuzione utile.

La Consulta ha dichiarato incostituzionale anche l’inciso contenuto nell’articolo 4 del Jobs Act che quantifica l’indennità in caso di licenziamento con vizio di forma o di procedura in un «importo pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio» in quanto «fissa un criterio rigido ed automatico, legato al solo elemento dell’anzianità di servizio». La sentenza deve essere ancora depositata, ma dalle anticipazioni fornite dalla stessa Corte costituzionale si può pensare che il calcolo dell’indennità sia del tutto simile a quello citato in precedenza.



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