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Cosa fare se esce acqua sporca dal rubinetto

10 Settembre 2020 | Autore:
Cosa fare se esce acqua sporca dal rubinetto

I rimedi previsti dalla legge per i casi di servizio idrico malfunzionante a causa di inattività o assenza dell’impianto di depurazione.

Apri il rubinetto e ti accorgi che esce acqua di colore marrone, rossiccio o giallastro; è torbida, non limpida. A volte, emana anche un cattivo odore. In una parola, è sporca.  Giustamente, ti preoccupi: anche se è dichiarata potabile, a questo punto è meglio non berla. Ma hai timore ad utilizzarla anche per gli altri usi domestici, come la pulizia personale.

Cosa fare in questi casi? Potrebbe trattarsi di un problema di ruggine nelle tubature o di incrostazioni del rubinetto, ma è più frequente che il fenomeno dipenda da un cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione, che può essere inattivo, guasto o addirittura mancante.

In questi casi, la responsabilità è del gestore del servizio idrico, che deve occuparsi degli impianti e della rete di distribuzione dell’acqua nelle case; talvolta, può essere attribuita direttamente all’ente pubblico proprietario, come quando c’è un’organizzazione in Ato (ambiti territoriali ottimali, che raccolgono più enti locali in un’apposita Autorità che ha competenze sulle infrastrutture per la fornitura di acqua ai cittadini).

La legge [1] infatti impone che le acque destinate al consumo umano siano «salubri e pulite» e prevede dei rimedi in favore del consumatore per garantire la qualità del servizio idrico, che quasi sempre è a pagamento, come ben sai se ricevi e paghi la bolletta per la fornitura dell’acqua.

Anche la giurisprudenza si è occupata spesso e proprio di recente di questi fenomeni e ha stabilito quali sono le soluzioni praticabili in favore dei consumatori. Ora, vediamo cosa fare se esce acqua sporca dal rubinetto e quali tutele prevede la legge in questi casi.

Alcune recentissime sentenze della Corte di Cassazione [2] hanno stabilito il diritto al parziale rimborso della bolletta dell’acqua se il depuratore non funziona. Infatti, la fattura periodica comprende una quota di tariffa del servizio idrico relativa all’impianto di depurazione, ma non è dovuta nei casi in cui essi manchino o siano temporaneamente inattivi.

Analogamente, potrai rifiutare il pagamento eccependo il parziale inadempimento del fornitore del servizio, che è tenuto a garantire la qualità delle acque e così eliminare la quota di tariffa per la depurazione indicata in bolletta dall’importo che verserai.

Non si deve pagare la quota di bolletta del servizio di depurazione se esso manca, è inattivo o non funziona

Questo fondamentale principio è stato stabilito addirittura dalla Corte Costituzionale [3] che ha dichiarato l’illegittimità delle norme in materia [4] laddove prevedevano che il corrispettivo fosse dovuto a prescindere, invece non si deve pagare una depurazione che non c’è e se si è già pagato per i periodi passati spetta il rimborso per gli ultimi 10 anni.

Il rapporto di fornitura dell’acqua nelle case ha natura contrattuale; perciò se il gestore non adempie la sua prestazione – garantendo cioè l’effettivo funzionamento dei servizi di depurazione dell’acqua – il corrispettivo da parte dell’utente non è dovuto, limitatamente alla quota inserita nelle bollette che riguarda questa voce.

Inoltre, in questi casi, la prescrizione è decennale, e non più breve, perché si agisce per ottenere la restituzione di una somma pagata per un servizio previsto in contratto ma in realtà non fornito (tecnicamente, si chiama «azione di ripetizione dell’indebito»).

Si può avere la restituzione di quanto pagato negli ultimi 10 anni per il servizio di depurazione non fornito

I casi concreti possono essere i più svariati: potranno esserci depuratori disattivati o inattivi in partenza perché mai completamente installati, oppure inefficienti e malfunzionanti per varie ragioni e per periodi di tempo più o meno lunghi. Ma ciò che conta, dal lato del cittadino, è che in tutte queste occasioni che determinano la fuoriuscita di acqua sporca dai rubinetti si può evitare di pagare la componente tariffaria della bolletta che riguarda l’impianto di depurazione e deve essere specificata in ogni fattura periodica.

Per dimostrare l’inefficienza dell’impianto di depurazione delle acque si possono effettuare delle analisi che dimostrino la presenza di impurità o microrganismi nell’acqua domestica oppure ci si può rivolgere allo stesso gestore del servizio idrico, tenendo presente che la prova di dimostrare il corretto funzionamento degli impianti e, dunque, la qualità dell’acqua è posta a suo carico.

Infatti, in base al principio della «vicinanza della prova» sarà lui, e non il consumatore, a dover dimostrare gli interventi eseguiti sui vari componenti della rete, come quelli eseguiti appunto sulle varie componenti della rete idrica, tra cui gli impianti di depurazione delle acque. Considera che la legge [5] impone a tutti i gestori dei servizi idrici integrati di eseguire specifici e frequenti controlli sia sulla qualità delle acque, mediante prelievi ed analisi di laboratorio (solitamente eseguite dalle Asl) sia su tutti gli impianti e componenti della rete di distribuzione, tra cui i depuratori.

Questo principio secondo cui è il gestore a dover dimostrare che l’acqua è pulita e non viceversa vale anche per le bollette già pagate e delle quali si intende chiedere il rimborso per la quota del servizio di depurazione non funzionante: in questi casi, ci si potrà rivolgere, per ottenere la restituzione, sia alla società erogatrice della fornitura, cioè quella con cui si è stipulato il contratto, sia all’ente pubblico territoriale (Regione, Comune o Ato) che controlla questa società ed alla quale gli impianti appartengono e sono stati dati in gestione al fornitore.

In termini giuridici, si parla di «legittimazione passiva concorrente» perché il consumatore agisce nei confronti di entrambi basando la sua pretesa sul contratto di somministrazione stipulato con il soggetto al quale l’ente pubblico ha affidato la gestione del servizio idrico verso i suoi cittadini; perciò, anche l’ente pubblico è responsabile, insieme al fornitore, nei confronti dell’utente per l’inadempimento e sarà ugualmente tenuto a restituire le quote pagate per un servizio di depurazione non fornito.

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note

[1] Art. 4 D.Lgs. n .31 del 2 febbraio 2001 “Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano“.

[2] Cass. sent. n. 11294 del 12 giugno 2020 e Cass. sent. n. 11270 del 12 giugno 2020.

[3] C. Cost. sent. n. 335 del 10 ottobre 2008

[4] Art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 e art. 155, comma 1, del Dlgs 3 aprile 2006 n. 152.

[5] Artt. 6 e 7 del D.Lgs. n.31 del 2 febbraio 2001.


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