Fase 3: il Family Act approda alla Camera

1 Luglio 2020 | Autore:
Fase 3: il Family Act approda alla Camera

La ministra per le pari opportunità Elena Bonetti fa il punto sul nuovo assegno universale destinato a chi ha figli. 

Il Family Act, lo strumento a sostegno delle famiglie redatto dalla ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti, presentato ad ottobre alla Leopolda e approvato l’11 giugno dal Consiglio dei Ministri, approda oggi alla Camera. Si tratta di un pacchetto di misure varato per conciliare la famiglia al lavoro, favorire la crescita dei bambini e giovani, come ha precisato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

In un’intervista rilasciata a La Stampa, la ministra di Italia Viva, Elena Bonetti si augura un’approvazione parlamentare entro l’estate, affinché tutto possa essere pronto per gennaio 2021, ma l’importo «non dovrà essere inferiore alle varie somme e deducibilità oggi esistenti, che l’assegno universale andrà a sostituire».

Ma a quanto dovrebbe ammontare l’assegno? Bonetti spiega che ci sono varie simulazioni, alcune che arrivano a 150 euro mensili, altre a 250 euro, ma la somma dovrà essere fissata con il ministero dell’Economia in autunno all’interno dei decreti attuativi, dopo l’approvazione delle Camere. L’assegno poi sarà progressivo, da stabilire quindi in base al reddito Isee, e avrà delle maggiorazioni per i figli disabili e a partire dal terzo figlio. Tutti dovranno però prendere più di quanto prendono adesso, assicura la ministra.

In merito alle risorse che serviranno per la misura dichiara: «Già nell’ultima legge di bilancio avevamo costituito un fondo, che si attiverà da gennaio 2021, previsto proprio per misure di questo genere. Ma serviranno ulteriori risorse, questo è certo, e credo si troveranno anche nell’ambito della nuova riforma fiscale alla quale sta lavorando il governo».

«Ci siamo assunti l’impegno di procedere in questa direzione e di arrivare – osserva – a una riforma fiscale entro l’autunno. Abbassare le tasse e riorganizzare la fiscalità sono una priorità per il nostro Paese. È fondamentale rafforzare la decontribuzione; uno strumento proattivo di carattere sia economico che sociale, che anche nel mercato del lavoro può favorire meccanismi di investimento e di riattivazione delle energie lavorative. Ma il family act non è fatto solo dell’assegno».

Sul fatto che il ministro Di Maio e l’ex ministro Padoan abbiano insistito sulla necessità di far partire una revisione delle imposte dalla riforma dell’Irpef, riferisce: «Se si intende semplificare il sistema, Italia viva è sempre in prima linea. Laddove ci sono misure non comprensibili si rende più complicata la progettualità. Una semplificazione che aiuti a sapere quali sono gli investimenti che si possono fare e la fiscalità che si dovrà fronteggiare, aiuta anche le famiglie a fare progetti futuri». Infine, sul lavoro femminile: «Non dobbiamo mai dimenticarci che un aumento del lavoro femminile si traduce in un aumento del Pil».

Family Act: l’intervento alla Camera

La ministra Elena Bonetti intervenendo in aula alla Camera ha precisato «All’interno del Family Act l’assegno unico rappresenta una colonna fondamentale ed è per questo, riconoscendo la maturità del pdl Delrio, che abbiamo voluto accelerare il dibattito in commissione e in aula».

«C’è un cambio di paradigma perchè noi stiamo riconoscendo le famiglie come soggetti e questo di permette di fare anche un altro passaggio:  far diventare le politiche famigliari non più politiche di costo ma di investimento», aggiunge la ministra della Famiglia e Pari Opportunità.

Il valore di questo provvedimento «va iscritto in una progettualità di sistema»con misure a sostegno della genitorialità, il lavoro femminile e la famiglie. «Solo politiche di investimento nel lavoro femminile possono avere portata significativa anche in ambito demografico».

«Mi piace dedicare l’avvio di questo percorso parlamentare ai 15 bambini nati a Cremona e a tutti i bambini nati in questi mesi di difficoltà: vorrei si sentissero accompagnati e custoditi nella loro crescita. Ed anche a tutte la bambine perchè non debbano più scegliere se essere madri o lavoratrici».



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