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Dichiarazione redditi: è accettazione tacita eredità?

1 Luglio 2020
Dichiarazione redditi: è accettazione tacita eredità?

Presentazione del modello unico o del 730 del defunto, riscossione di un credito fiscale del defunto: si tratta di atti di accettazione dell’eredità?

Nel momento in cui muore un familiare bisogna prestare molta attenzione a ciò che si fa nell’intento di gestirne gli affari ed i beni. Alcuni di questi atti, infatti, implicano un’accettazione tacita dell’eredità: accettazione che non è poi più revocabile. L’incauto erede sarà così costretto a rispondere dei debiti lasciati dal defunto, anche se l’importo è superiore rispetto all’attivo da questi ereditato. 

Ci si chiede se la presentazione della dichiarazione dei redditi è accettazione tacita dell’eredità. Vediamo come si è orientata, a riguardo, la giurisprudenza. 

Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità

L’eredità può essere accettata con una dichiarazione formale ed esplicita, rilasciata al notaio o al cancelliere del tribunale (cosiddetta accettazione espressa dell’eredità), oppure con un comportamento che denoti inequivocabilmente la volontà di accettare (cosiddetta accettazione tacita dell’eredità). Quest’ultima forma si verifica quando l’erede compie un atto che potrebbe compiere solo se titolare di diritti sul patrimonio ereditato. Un esempio tipico di accettazione tacita dell’eredità è la vendita dei beni del defunto, l’utilizzo dei soldi di quest’ultimo (anche se per pagare i relativi debiti), la voltura catastale di un immobile presente nel patrimonio ereditario, ecc.

Gli atti di ordinaria amministrazione, rivolti alla conservazione del patrimonio del defunto (ad esempio, una riparazione di una tubatura rotta all’interno della casa ereditata) non costituiscono accettazione tacita. 

Atti che comportano l’accettazione tacita dell’eredità

Volendo entrare più nel pratico, ecco una serie di atti che possono essere indicativi di una accettazione tacita dell’eredità. Si tratta di una elencazione esemplificativa che non esaurisce la lunga serie di ipotesi che potrebbero verificarsi nella realtà.

Ad esempio, è accettazione tacita dell’eredità effettuare un prelievo dal conto corrente del defunto. 

Anche il fatto di pagare i debiti del defunto può essere accettazione tacita dell’eredità se vengono usati i soldi di quest’ultimo (magari lasciati a casa o sul conto corrente); invece, se l’erede attinge dal proprio patrimonio il denaro necessario per soddisfare i creditori del de cuius non compie un atto di accettazione tacita dell’eredità.

Secondo la giurisprudenza, la voltura catastale comporta l’accettazione tacita dell’eredità: si tratta, infatti, di un atto che ha effetti non solo fiscali, ma anche civili, determinando il trasferimento di proprietà dell’immobile.

La riscossione di un assegno intestato al defunto rientra nell’elenco in questione e, quindi, comporta accettazione tacita. Non lo è, invece, la riscossione dei canoni di affitto, rientrando tale comportamento nei normali atti di gestione (chiaramente, il denaro non andrà poi speso).

La vendita dei beni del defunto è accettazione tacita dell’eredità salvo si tratti di beni mobili di scarso valore la cui cessione è necessaria per pagare il funerale. 

Leggi “Quando c’è accettazione tacita dell’eredità“.

Atti fiscali che comportano l’accettazione tacita dell’eredità

La denuncia di successione (o, meglio detta, «dichiarazione di successione») e il pagamento dell’imposta di successione non costituiscono accettazione tacita dell’eredità. Lo è invece il ricorso contro un accertamento fiscale notificato al defunto.

Cosa succede in caso di presentazione della dichiarazione dei redditi? La giurisprudenza appare divisa. 

Secondo alcuni giudici, nel momento in cui gli eredi presentano la dichiarazione dei redditi per conto del defunto, anche se semplicemente finalizzata a riscuotere un credito di imposta, non compiono un atto di accettazione tacita dell’eredità. Lo ha messo per iscritto la Commissione Tributaria di 1° grado del Trentino Alto Adige [1] secondo cui «l’invio della dichiarazione dei redditi in qualità di coerede non può più costituire ipotesi di accettazione tacita dell’eredità. Si tratta di atti e comportamenti di conservazione del patrimonio, non idonei per dimostrare l’accettazione tacita dell’eredita da parte degli eredi».

Di contrario avviso è la CTP di Milano [2], secondo cui «La dichiarazione dei redditi per un soggetto defunto non è un atto dovuto, così come la denuncia di successione, ma un atto facoltativo che presuppone l’acquisizione della qualità di erede. Essa non è certamente atto conservativo, e pertanto equivoco, ma atto di gestione». Si tratta dunque di accettazione tacita di eredità. Pertanto, anche la presentazione del Modello UNICO del de cuius da parte dell’erede, è da considerarsi un atto di accettazione tacita dell’eredità. 

Dello stesso parere è la CTP di Caltanissetta [3] secondo cui, addirittura, visto che la rinuncia all’eredità è un atto di per sé revocabile, è legittimo tassare un erede che, seppure abbia formalmente rinunciato all’eredità, in seguito ha presentato la dichiarazione dei redditi per conto del defunto.

Attenzione però a non confondere la dichiarazione dei redditi con la denuncia di successione, atto quest’ultimo dovuto dagli eredi e da compiere entro massimo un anno dal decesso (a pena di sanzioni pecuniarie). Difatti, la denuncia di successione serve solo a liquidare l’imposta di successione; essa, pertanto, non determina accettazione tacita dell’eredità e chi la compie può sempre rinunciarvi. 


note

[1] Comm. Trib I grado Trentino Alto Adige Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. II, 04/03/2013, n.32.

[2] CTP distr. Milano sez. XII, 21/05/1985.

[3] CTP Caltanissetta sent. n. 589/01/2015.


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