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Europa: inizia il semestre a guida tedesca

1 Luglio 2020 | Autore:
Europa: inizia il semestre a guida tedesca

La cancelliera Merkel dirigerà la politica europea. Avviati i colloqui con il premier Conte per un’intesa sul Recovery Fund. Ma resta aperta la questione Mes.

Da oggi, la presidenza del Consiglio Europeo passa dalla Croazia alla Germania: sarà la cancelliera tedesca Angela Merkel a dirigere i lavori che dovrebbero portare all’approvazione del piano di Recovery Fund proposto dalla Commissione Ue e che si deciderà nella riunione del Consiglio indetta per il 17 ed il 18 luglio.

Ma si preannuncia un semestre di fuoco, per le tensioni che emergono tra gli Stati membri. La navigata premier tedesca dovrà superare le opposizioni dei “Paesi frugali”, gli Stati del Nord Europa (in particolare Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) contrari ad un debito condiviso tra i membri dell’Unione ed all’erogazione di trasferimenti a fondo perduto ai Paesi del Sud, come l’Italia.

Poi, occorrerà anche negoziare il nuovo bilancio pluriennale europeo, con una grossa torta di risorse di oltre mille miliardi (più del Recovery, che ne vale 750) per le quali occorrerà decidere i meccanismi di contribuzione dei vari Stati e l’assegnazione delle risorse. Tutti punti difficili, ai quali si aggiunge il dossier Brexit (bisogna ancora decidere quale sarà il quadro di relazioni tra Ue e Regno Unito a partire dal 2021), il capitolo immigrazione, la digital tax e gli interventi su clima e ambiente.

Ieri pomeriggio, per prevenire i contrasti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sentito telefonicamente la cancelliera Merkel; nel colloquio, per come riferisce l’agenzia stampa Adnkronos da fonti di Palazzo Chigi, sono state discusse le priorità del programma del semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea che inizia oggi e al centro della conversazione c’è stato il nuovo programma di aiuti chiamato Next Generation Ue.

Proprio nei giorni scorsi c’era stato un botta e risposta tra Merkel e Conte su questi temi, quando la cancelliera era sembrata sollecitare l’Italia all’uso del Mes, il meccanismo europeo di stabilità che prevede l’erogazione di un prestito di 36 miliardi di euro, ma il premier aveva reagito affermando «ai conti dell’Italia ci penso io».

La risposta di Conte ha gelato il Pd, fautore dell’uso dello strumento, che invece registra la netta contrarietà del Movimento 5 Stelle.  Così si acuiscono le tensioni all’interno della maggioranza di Governo proprio nel momento meno opportuno, quando in vista dell’incontro decisivo nel summit europeo di metà luglio occorrerebbe una posizione compatta dell’Italia.

Oggi, sul quotidiano La Repubblica l’ex premier Enrico Letta (oggi preside della scuola Affari internazionali dell’università SciencesPo a Parigi), parlando dell’inizio del semestre europeo guidato dalla Germania, parla di un periodo «cruciale perché può mettere in sicurezza la nuova Europa nata con il Recovery plan: l’Europa sociale e della solidarietà. Se non ci riuscisse, il grandissimo rischio è l’effetto frustrazione, un’onda di delusione che farebbe vincere il sentimento di marzo, quando la maggioranza degli italiani aveva voltato le spalle a un’Unione europea che sembrava voltarle a noi».

Secondo Enrico Letta, «i prossimi mesi porteranno alla scelta definitiva: o vinceranno gli egoismi, o prevarrà la solidarietà. Non c’è una terza via». Ma l’andamento dipenderà proprio dal comportamento della Germania: «Merkel e Berlino sono decisive in questa vicenda – dice Letta. La Germania aveva giocato un ruolo negativo dieci anni fa, quando davanti alla crisi di allora ebbe un approccio solo finanziario, bloccando qualunque approccio di tipo sociale. Adesso, è protagonista di un cambiamento con la presidenza Merkel e Von der Leyen». Infatti, anche la presidente della Commissione dell’Unione Europea è tedesca.

Invece, alla domanda su cosa dovrà fare l’Italia per agganciarsi a questo percorso, Letta risponde che «dagli stati generali sono uscite un sacco di proposte grazie alle parti sociali che sono la fortuna dell’Italia. Il Covid ha portato a un nuovo protagonismo dei corpi intermedi, che saranno fondamentali per vincere la battaglia che ci aspetta. Chi li ha, come noi, ha un vantaggio rispetto a Paesi con modelli più finanziari come la Gran Bretagna. Penso che il governo abbia la possibilità di tramutare in strumenti operativi tutta la discussione che c’è stata. Io metterei attenzione sulla piccola e media impresa e sul lavoro», suggerisce.

Sul fronte del Governo, il ministro delle Politiche Ue, Enzo Amendola, dice a Il Messaggero che «per il periodo storico che vive l’Europa e per quello che è il percorso politico di Angela Merkel,  vivremo un momento di impressionanti opportunità per realizzare una vera svolta europea».

Quanto al Mes, che è il punto di frizione nella maggioranza, Amendola prende tempo quando osserva: «penso che una volta raggiunto l’accordo il 17 anche sul Recovery, Governo e Parlamento possano verificare quale siano gli strumenti migliori. So di avere una visione molto pragmatica, ma ritengo che prima vadano chiusi i negoziati e poi si decide sulla base dell’interesse nazionale». E alla domanda se si potrà discutere del Mes a settembre afferma: «Non do date, penso però che adesso il dibattito è troppo incandescente e si usano toni che preoccupano, specie in un momento in cui è necessaria coesione».

Così sembra che sul Mes nessuna decisione verrà presa prima di ottenere l’approvazione del programma di aiuti europei attraverso il Recovery Fund, anche perché proprio entro settembre andranno messi a punto i piani attuativi del Governo per l’utilizzo delle risorse stanziate. «È evidente che tutti i fondi che arrivano dall’Europa hanno delle condizioni e anche il Recovery le avrà anche se le stiamo ancora negoziando. Le condizioni sono poi le riforme che interessano all’Italia e progetti che vanno finalizzati non in maniera aleatoria ma molto concreta. Nessuna paura di imposizione da parte Ue, ma un lavoro coordinato. Transizione green e transizione digitale i due grandi capitoli prioritarie per l’Europa e per l’Italia», afferma il ministro Amendola.



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