Problemi al cuore, come prevenirli

2 Luglio 2020
Problemi al cuore, come prevenirli

Lo stretching alleato nel proteggerci da malattie cardiovascolari. Una nuova ricerca lo conferma.

Prevenire malattie al cuore è più facile di quanto si pensi, solo che spesso non si ha idea di come farlo. Basta qualche semplice esercizio di allungamento dei muscoli delle gambe, pochi minuti al giorno per il bene della nostra salute. È un approfondimento dell’università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Physiology e di cui ci parla l’Adnkronos, a tessere le lodi di questo rimedio a portata di tutti, perché semplice ed economico.

Sono sufficienti dodici settimane di stretching passivo per «migliorare il flusso sanguigno, facilitando la dilatazione delle arterie e diminuendone la rigidità», dicono i ricercatori, aggiungendo che «la regolare esecuzione di stretching muscolare degli arti inferiori può aiutare nella prevenzione delle malattie cardiovascolari», prima causa di morte al mondo.

Che cos’è lo stretching passivo 

Si fa presto a dire stretching. Esistono molti tipi di questa ginnastica. Viene quindi spontaneo chiedersi cosa sia lo stretching passivo. Da UniMi spiegano che esso si differenzia dallo stretching attivo perché permette l’allungamento muscolare per mezzo di una forza esterna (operatore o forza di gravità). Per esempio, può trattarsi del peso del corpo, della gravità, di una corda, di un’altra persona. Quale che sia, questa forza esterna aiuta il muscolo a mantenere la posizione scelta e a rilassarsi. Lo stretching attivo, invece, prevede unicamente l’allungamento del muscolo mediante contrazione di un altro muscolo: per questo si parla di coppie di muscoli «antagonisti». Ad esempio, se stai in piedi su una gamba e tieni l’altra distesa in avanti stai compiendo un tipo di stretching che è attivo.

C’è poi lo stretching statico: breve allungamento muscolare che si fa, in genere, dopo gli allenamenti per far riposare i muscoli. E infine lo stretching dinamico, il cosiddetto «riscaldamento», che consiste, invece, in una serie di movimenti inizialmente lenti, poi sempre più veloci, come in una sorta di climax, per preparare il corpo all’attività fisica successiva.

Lo studio

I ricercatori del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’università degli Studi meneghina hanno assegnato 39 partecipanti sani, uomini e donne, a due gruppi: il gruppo di controllo non ha subito alcun allungamento; il gruppo sperimentale ha svolto un programma di stretching passivo degli arti inferiori cinque volte a settimana per dodici settimane. Gli scienziati hanno quindi valutato l’effetto del protocollo stretching sia sul flusso sanguigno locale (arti inferiori), sia in aree muscolari non direttamente coinvolte nello stretching (arti superiori).

È stato così osservato che «sia le arterie dei muscoli non direttamente coinvolti, sia quelle dei muscoli direttamente coinvolti nello stretching, mostravano un aumento del flusso sanguigno e delle capacità dilatatorie, insieme a una ridotta rigidità vascolare, quando stimolate con test specifici». Cambiamenti che «potrebbero avere implicazioni non solo per le malattie vascolari, ma anche più in generale per tutte le malattie cardiovascolari, che presentano spesso delle alterazioni nei meccanismi di controllo del flusso sanguigno».

Evasione durante il lockdown

Tali evidenze, secondo gli autori, potrebbero rivelarsi utili anche in condizioni di sedentarietà forzata, come ad esempio un ricovero ospedaliero o un nuovo lockdown anti-Coronavirus. Abbiamo visto come in molti, durante il più severo periodo di restrizioni antiCovid, si siano dati con piacere e impegno alla ginnastica casalinga, esplosa come una vera e propria moda.

Addirittura, in qualche caso, è degenerata in vera e propria mania insana per la forma fisica (leggi l’articolo: “La nuova ossessione degli adolescenti“). Un altro effetto collaterale del lockdown che, come abbiamo potuto constatare, ha lasciato degli strascichi su molti, anche a livello di malessere psichico (leggi l’articolo: “I disturbi psichici saranno la prossima emergenza“). Certamente, nei casi non patologici, l’attività sportiva, anche in casa, ha rappresentato un’evasione non da poco per molti di noi, tutt’altro che abituati alla reclusione forzata.

Una terapia non farmacologica

«Se i risultati di questo studio fossero replicati anche in pazienti con patologie cardiovascolari – sottolineano gli esperti – questo metodo di allenamento potrebbe essere usato come un nuovo intervento non farmacologico per migliorare la salute vascolare e ridurre il rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari, specialmente in persone con ridotta mobilità o allettate».

In particolare, «la facilità di applicazione dello stretching passivo permetterebbe di intervenire anche durante un ricovero ospedaliero o dopo interventi chirurgici, al fine di preservare la salute cardiovascolare in uno scenario di ridotta mobilità». «Questa nuova applicazione dello stretching – commentano Emiliano CèStefano Londo – è particolarmente rilevante nell’attuale periodo, dove una pandemia senza precedenti sta costringendo le persone a casa limitando la possibilità di allenarsi. Tramite esercizi di stretching possiamo mantenere in salute le nostre arterie».



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