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Che cos’è l’assegno di ricollocazione?

31 Ottobre 2020 | Autore:
Che cos’è l’assegno di ricollocazione?

Assegno a favore dei disoccupati in cerca di lavoro: come funziona, chi ne ha diritto, a quanto ammonta, come richiederlo.

Ai vecchi sussidi per i disoccupati si sono affiancate, negli ultimi anni, nuove misure dette di politica attiva del lavoro. Si tratta di strumenti che mirano non solo ad offrire un sostegno economico al disoccupato, ma anche ad aiutarlo a ricollocarsi nel mercato del lavoro.

Una delle misure più importanti per aiutare le persone prive d’impiego a trovare una nuova occupazione è l’assegno di ricollocazione (o Adr).

Ma che cos’è l’assegno di ricollocazione e come funziona? E’ una misura fondamentale di politica attiva del lavoro [1]; è stato introdotto per aiutare i percettori di ammortizzatori sociali nella ricerca di una nuova occupazione.

In particolare, l’assegno spettava inizialmente ai percettori di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione spettante ai lavoratori dipendenti, da almeno 4 mesi e privi d’impiego. Dal 29 gennaio 2019 e sino al 31 dicembre 2021, tuttavia, per i disoccupati percettori di Naspi non è più possibile richiedere l’assegno di ricollocazione Adr Naspi; l’assegno può essere invece richiesto dai percettori del reddito di cittadinanza (Adr Rdc) e di cassa integrazione straordinaria (Adr Cigs).

I beneficiari di Cigs possono ricevere l’assegno di ricollocazione ancor prima di aver perso il lavoro. L’assegno, in ogni caso, d’importo sino a 5 mila euro, non è accreditato al lavoratore, ma agli operatori che lo supportano nella ricerca d’impiego, in caso di successo (in caso d’insuccesso, gli operatori ricevono soltanto un rimborso).

A chi spetta l’assegno di ricollocazione?

Sino al 31 dicembre 2021 hanno diritto all’assegno di ricollocazione sino a 5mila euro tutti coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, cioè il nuovo sussidio contro la povertà.

L’erogazione del beneficio non fa perdere e non riduce il Rdc: il disoccupato decade dal sussidio, però, se non attiva il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione.

Per il lavoratore percettore di Rdc, l’assegno ha una durata di 6 mesi, prorogabile di altri 6 mesi qualora residuino degli importi.

Hanno diritto all’assegno, inoltre, i lavoratori in cassaintegrazione straordinaria aderenti alla ricollocazione anticipata, che deve essere autorizzata da un apposito accordo sindacale con l’azienda. Il lavoratore in Cigs ha diritto all’assistenza intensiva per la ricerca del posto di lavoro per almeno 6 mesi, sino a un massimo di 18 mesi complessivi.

A quanto ammonta l’assegno di ricollocazione?

L’ammontare dell’assegno di ricollocazione può arrivare sino a un massimo di:

  • 5mila euro, nel caso in cui il disoccupato o cassintegrato trovi un impiego a tempo determinato;
  • 2500 euro, nel caso in cui il disoccupato o cassintegrato trovi un lavoro a termine superiore ai 6 mesi;
  • 1250 euro, nel caso in cui il disoccupato o cassintegrato risieda nelle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) e trovi un lavoro a termine superiore ai 3 mesi.

L’assegno di ricollocazione minimo è pari a 250 euro. L’ammontare dell’assegno dipende anche dal profilo di occupabilità dell’interessato, cioè dalla difficoltà nel trovare un nuovo impiego: questa difficoltà è misurata dall’indice di profilazione.

Che cos’è l’indice di profilazione?

L’indice di profilazione è il valore che determina la difficoltà per il disoccupato nel trovare una nuova occupazione. La finalità della profilazione è quella di offrire servizi realmente personalizzati di accompagnamento e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro, sulla base delle caratteristiche del lavoratore.

Le caratteristiche considerate per determinare l’indice di profilazione sono:

  • individuali (genere, età, cittadinanza, titolo di studio, stato di disoccupazione);
  • territoriali (residenza e dinamicità del mercato del lavoro locale, tasso di occupazione, incidenza di famiglie a bassa intensità di lavoro, densità imprenditoriale).

Da dove si ricavano queste caratteristiche? Le caratteristiche sono ricavate dalle informazioni anagrafiche e professionali che l’utente inserisce quando rende la dichiarazione di immediata disponibilità (Did). L’indice di profilazione è un valore compreso tra “0” e “1”: “0” indica un soggetto facile da ricollocare, “1” un soggetto molto difficile da ricollocare senza un intervento a sostegno.

Grazie a questo valore, moltiplicato per il valore dell’assegno spettante, si determina l’importo dell’Adr riconosciuto in concreto.

Marco ha un indice di profilazione pari a 1. I servizi accreditati trovano per lui un impiego a tempo indeterminato. Ai servizi spetta un assegno da 5mila euro (5.000 x 1). Anche Maria, grazie ai servizi accreditati, trova un impiego a tempo indeterminato, ma il suo indice è pari a 0,7. L’assegno spettante è pari a 3.500 euro (5.000 x 0,7).

Come funziona l’Adr Cigs?

L’Adr Cigs, cioè l’assegno di ricollocazione per i cassintegrati, spetta se, entro 30 giorni dalla chiusura degli accordi di ricollocazione tra azienda e sindacati, il lavoratore cassintegrato attiva il percorso di ricollocazione anticipata: l’assegno è riconosciuto per retribuire i servizi accreditati per le attività effettuate, dalla formazione alla riqualificazione fino all’accompagnamento verso il nuovo impiego.

Se il cassintegrato trova un nuovo lavoro, il precedente rapporto si risolve e sono riconosciuti degli incentivi sia al lavoratore che all’azienda che lo assume:

  • incentivi all’esodo per il lavoratore: fino alle prime nove mensilità, in base a quanto previsto dalla normativa, le somme sono completamente esentasse; nel caso in cui l’azienda riconosca ulteriori mensilità, per rendere più conveniente l’uscita dal lavoro, anche le somme aggiuntive sono trattate come incentivi all’esodo;
  • secondo bonus per il lavoratore, pari al 50% della Cigs residua: ad esempio, se l’interessato viene assunto dopo 6 mesi ed ha ancora diritto a 18 mesi di Cigs, beneficia di un incentivo pari a 9 mensilità di integrazione salariale, oltre allo stipendio che percepisce dal nuovo datore di lavoro.
  • incentivi per le aziende che assumono: sgravio contributivo del 50%, fino a un tetto massimo di 4.030 euro annui; lo sgravio spetta per 12 mesi, se il lavoratore firma un contratto a termine, o per 18 mesi, se firma un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Ricordiamo che, se ad essere assunto è un beneficiario del reddito di cittadinanza, al datore spettano incentivi differenti. Qui la guida: “Incentivi all’assunzione di beneficiari del reddito di cittadinanza“.

Come si chiede l’assegno di ricollocazione?

La procedura per ottenere l’assegno di ricollocazione è differente a seconda della categoria a cui appartiene il beneficiario:

  • percettore di Rdc: è tenuto a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego; decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve dall’Anpal l’assegno di ricollocazione (Adr Rdc) da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati, come le agenzie per il lavoro o i delegati della fondazione Lavoro (consulenti del lavoro); il beneficiario deve attivare il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, a pena di decadenza dal reddito di cittadinanza: in pratica, deve scegliere il soggetto erogatore del servizio di assistenza e fissare la data del primo appuntamento, entro 30 giorni dal riconoscimento dell’assegno;
  • cassintegrato: deve aderire a un apposito percorso di formazione e ricollocazione; la domanda deve essere presentata telematicamente attraverso il portale Anpal, all’indirizzo “adrcigs.anpal.gov.it”.

note

[1] Artt. 23 e 24 D.lgs. 150/2015.


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