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I cibi italiani cui Trump dichiara guerra

1 Luglio 2020
I cibi italiani cui Trump dichiara guerra

Pubblicata la black list con i prodotti che rischiano un innalzamento dei dazi tale da penalizzare fortemente l’export.

Il disastro che il Coronavirus non aveva ancora provocato, sul terreno dell’export, rischia di seminarlo Donald Trump. Nella black list statunitense dei prodotti sotto esame per i nuovi dazi ci sono la pasta, il vino e l’olio italiani, ma anche alcuni biscotti made in Italy e il nostro caffè, per un valore di tre miliardi di euro. Dazi dal 25 al 100% sarebbero una mannaia calata sull’export italiano: l’anno scorso, annuncia Coldiretti, il valore delle esportazioni dei nostri prodotti agroalimentari è stato pari a 4,7 miliardi, con un +10% segnato in piena pandemia, alle battute iniziali dell’emergenza Covid.

«Gli Stati Uniti – sottolineano i vertici di Coldiretti, in una nota diffusa oggi – minacciano di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del made in Italy, dopo l’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 delle tariffe aggiuntive del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello».

La stangata sul made in Italy

La black list fresca di aggiornamento, con l’elenco dei prodotti e dei Paesi che rischiano un aumento dei dazi, è percepita da Coldiretti come una vera e propria «rappresaglia» a seguito della decisione dell’Unione europea di chiudere le frontiere, tra gli altri, a Stati Uniti, Russia e Brasile dal primo luglio (ve ne avevamo già parlato qui: “L’America torna a minacciare l’Italia sui dazi“).

L’Italia rischia perdite pari a 2/3 del fatturato dell’export. Sarebbero penalizzati i prodotti italiani più amati dagli americani, come il vino, per esempio, che rappresenta, da solo, una fetta da 1,5 miliardi di euro delle esportazioni italiane. L’olio d’oliva risulta essere il secondo prodotto agroalimentare tricolore più venduto negli States, per un valore, l’anno scorso, di 420 milioni di euro. Poi la pasta, a quota 349 milioni.

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ritiene che sia fondamentale «impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza. Va difesa l’importanza di un settore strategico per l’Ue che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agricolo».

Il fronte caldo del turismo

Una decisione necessaria, quella di limitare gli ingressi, dalla quale l’Italia ha molto da perdere, non solo per la potenziale «rappresaglia» americana. Gli Stati Uniti, attualmente, sono il Paese più colpito dalla pandemia. Proprio a causa del rischio di contagio troppo alto, l’Unione europea sbarra le porte a quasi un milione e mezzo di turisti americani. E questa è un’altra grave perdita economica, secondo la più grande associazione di rappresentanza e assistenza degli agricoltori italiani.

«La perdita dei turisti statunitensi – dice Coldiretti – è particolarmente pesante perché hanno un budget elevato con una spesa estiva complessiva di 1,8 miliardi in Italia, pari a quasi 1/3 (29%) della spesa totale dei cittadini extracomunitari nella Penisola durante i mesi di luglio, agosto e settembre. Le mete privilegiate sono le città d’arte che risentiranno più notevolmente della loro mancanza ma gli americani prestano anche particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza».



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