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Come fare un’ecografia urgente

2 Luglio 2020 | Autore:
Come fare un’ecografia urgente

Esame ecografico: come funziona, come prenotarlo, come prepararsi, che cosa fare se le liste di attesa risultano troppo lunghe.

L’ecografia è una tipologia di indagine che consente di effettuare un esame diagnostico non invasivo. Più precisamente, la diagnostica ecografica è una metodica per immagini che utilizza onde sonore (ultrasuoni): con questa metodologia si riproducono, attraverso delle apparecchiature a ultrasuoni, delle mappe (ecografie) di parti del corpo, per verificare se sussistono eventuali malformazioni, tumori e patologie in generale.

L’ecografia è affidabile, immediata, veloce e assolutamente sicura, praticamente priva di controindicazioni. Nonostante sia un esame non invasivo, permette di fotografare diversi organi e tessuti del corpo umano: per questo motivo, si tratta di uno degli esami più importanti per ottenere una valutazione precisa su alcuni disturbi.

L’ecografia, a seconda della situazione del paziente, può essere urgente, breve, differita o programmata.

Ma come fare un’ecografia urgente? In caso di estrema urgenza, l’ecografia è normalmente effettuata qualora il paziente si rivolga al pronto soccorso: bisogna considerare però che si dovrebbe ricorrere al pronto soccorso quando vi sono disturbi gravi, che necessitano di essere trattati prontamente. Questo in quanto il diffuso ricorso al pronto soccorso, spesso effettuato in modo improprio da parte di numerosi cittadini, crea file e liste d’attesa che non consentono il ricorso immediato agli esami ed alle cure a chi ne ha necessità.

Se non sussiste un’estrema urgenza, ma l’ecografia è richiesta comunque in tempi brevi, è necessario presentare al Cup (centro unico prenotazioni) un’impegnativa rilasciata dal proprio medico curante nella quale figuri l’urgenza e prenotare l’esame: le tempistiche di attesa, però, non sempre risultano celeri.

Ci sono, ad ogni modo, degli strumenti giuridici che consentono di accelerare le tempistiche per effettuare l’ecografia,  nei casi urgenti. Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sull’ecografia.

Come funziona l’ecografia?

Per eseguire l’esame ecografico si utilizza un apparecchio che si chiama ecografo o ecotomografo; il macchinario è dotato di una sonda (trasduttore): la sonda emette fasci di ultrasuoni che, attraversando i vari tessuti del corpo umano, generano fasci riflessi che ritornano al trasduttore (i cosiddetti echi di ritorno).

L’esame ecografico non comporta l’impiego di raggi X. Si tratta, perciò, di un esame diagnostico assolutamente innocuo e che può essere ripetuto tutte le volte che se ne dimostri l’utilità e la necessità.

Come si svolge l’ecografia?

L’esame ecografico non è né doloroso, né fastidioso: il medico radiologo spalma un gel conduttore sulla pelle sopra il tratto da esplorare e muove su di essa la sonda che emette e riceve ultrasuoni. L’esame dura dai 10 ai 20 minuti, durante i quali il paziente deve evitare movimenti e deve, in certi momenti e su richiesta dell’esaminatore, trattenere il respiro.

L’esame può essere accompagnato da un moderato fastidio solo nel corso di procedure speciali (inserimento della sonda nel retto nell’ecografia transrettale, ad esempio).

Quali tipi di ecografia esistono?

La diagnostica ecografica può essere:

  • del collo (tiroide, ghiandole salivari);
  • muscolo tendinea;
  • articolare (compreso anche pediatriche);
  • delle parti molli: testicoli, linfonodi, formazioni sottocutanee;
  • dell’addome superiore (fegato, vie biliari, colecisti, pancreas, milza, reni, aorta e grossi vasi addominali);
  • dell’apparato urinario (reni, vescica, prostata);
  • pelvica (utero, ovaie);
  • ginecologica e ostetrica;
  • mammaria;
  • ecocardiografie – color doppler.

Affinché vengano bene interpretate, le immagini ecografiche devono essere esaminate da un operatore o medico preparato ed esperto.

Alcune ecografie sono utilizzate come sistema per guidare l’esecuzione di determinati interventi che avvengono attraverso la pelle, eseguiti a scopo diagnostico o terapeutico, ad esempio:

  • trattamento infiltrativo ecoguidato con acido ialuronico intra-articolare dell’anca, ginocchio e caviglia con finalità specifiche;
  • trattamento infiltrativo ecoguidato con gel ottenuto dalle piastrine del paziente, per trattamento di lesioni particolari, come le lesioni al tendine;
  • trattamento infiltrativo ecoguidato per l’alcoolizzazione del neuroma di Morton (una patologia del piede).

Bisogna prepararsi per fare l’ecografia?

Alcuni esami ecografici hanno necessità di una preparazione preliminare, ad esempio:

  • l’ecografia al fegato o al pancreas necessita che il paziente sia a digiuno e non abbia fumato da almeno sei ore;
  • l’ecografia alle pelvi (utero, ovaie) obbliga il paziente a presentarsi con la vescica piena e quindi a bere almeno un litro di acqua.

La preparazione varia sensibilmente in relazione alla parte del corpo da esaminare.

Quanto devo attendere per fare l’ecografia?

Per gli esami diagnostici come le ecografie la legge prevede un termine massimo: il paziente, difatti, ha il diritto di effettuare l’esame entro 60 giorni. Non sempre le strutture pubbliche rispettano le date, così il paziente può essere costretto a rivolgersi ad un centro privato, pagando dei costi notevolmente più elevati rispetto al ticket.

Non molti sanno, però, che il paziente ha la possibilità di ricorrere all’intramoenia (o prestazione «intramuraria»): in pratica, può chiedere l’ecografia in regime «privato», ma all’interno dell’ospedale pubblico, pagando una tariffa che non è il ticket.

Un decreto legislativo del 1998 [1] ha stabilito che, tutte le volte in cui l’ospedale non riesce a garantire al paziente il rispetto dei termini massimi previsti dalla legge per le visite specialistiche (30 giorni) o per gli esami diagnostici come l’ecografia (come osservato pari a 60 giorni), l’interessato può pretendere che la stessa prestazione gli sia fornita in regime privato, attraverso l’intramoenia, non pagando alcun costo aggiuntivo se non il normale ticket, se la prestazione è urgente ed è incompatibile con i tempi di attesa.

Se la Asl non garantisce il diritto all’intramoenia pagando solo il ticket, il paziente, costretto a richiedere la prestazione urgente presso centri privati non convenzionati a causa delle interminabili liste di attesa all’ospedale, può ottenere dal Servizio Sanitario Nazionale il rimborso delle spese sostenute.

Per maggiori approfondimenti: “Pronto soccorso come non fare la fila e aspettare“.


note

[1] D.lgs 124/1998 art. 3 co. 13.


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