Truffe sui servizi telefonici a pagamento: indaga la Procura

2 Luglio 2020 | Autore:
Truffe sui servizi telefonici a pagamento: indaga la Procura

Abbonamenti fasulli e mai richiesti, a volte installati inavvertitamente anche sulle Sim usate per la domotica.

L’eterno problema di molti utenti telefonici: la ricarica finisce in tempi molto ridotti o la bolletta lievita di colpo senza sapere perché. Poi, si scopre che si stanno pagando dei servizi aggiuntivi mai richiesti, dalla suoneria all’oroscopo, dal meteo al giochino da fare con il cellulare. Truffe sulle quali ora indaga la Procura di Milano, che ha sequestrato finora 12 milioni di euro ad alcune società che operano nel settore del content service provider, cioè nell’erogazione di servizi di quel tipo. Briciole, rispetto al miliardo e mezzo circa che incassano ogni anno con questa attività.

Un sistema che spesso fa venire il nervoso ai clienti delle compagnie, ignari di avere sulla propria Sim dei servizi non desiderati e nemmeno richiesti, ma quasi sempre attivati con l’inganno attraverso dei finti banner pubblicitari: uno fa «clic» e, senza saperlo, ha dato il suo consenso a ricevere degli aggiornamenti sul gossip o dei video di un cantante sconosciuto. Contenuti, ovviamente, a pagamento che prosciugano il credito o che fanno aumentare la bolletta.

A guadagnarci sono anche le compagnie telefoniche, per quanto spesso si chiamino fuori da questo giro di affari. Per un euro speso nelle previsioni del tempo mai richieste, all’operatore vanno dai 40 ai 50 centesimi, mentre il resto se lo dividono i produttori dei contenuti e l’hub tecnologico.

Nel mirino della Polizia postale è finita proprio una società hub, la Pure Bros Mobile spa di Roma. La società di contenuti DigitApp, si è vista contestare da un operatore telefonico attivazioni indebite ma ha risposto con una querela con la quale sostiene di stare in realtà subendo un’estorsione, sotto forma di calo forzato degli abbonamenti, perché rifiuta di avvalersi delle società di pubblicità raccomandate con molta insistenza dall’operatore telefonico. Inoltre, con una perizia, si dimostra vittima di un attacco informatico. Pure Bros si difende affermando di essere «del tutto estranea ai fatti sinora contestati» e di essersi adoperata da subito per accertare la verità.

L’ipotesi di reato sulla quale indaga la Procura di Milano è «accesso abusivo a sistema informatico». Sul tavolo degli inquirenti, una serie di abbonamenti aggiuntivi fraudolenti, che hanno indotto i consumatori ad attivarli sui cellulari senza che se ne rendessero conto. Servizi che, in alcuni casi, hanno dell’assurdo, come quelli attivati sulle Sim «machine to machine», cioè quelle che, ad esempio, fanno comunicare un termostato con una caldaia o che sono inserite in un impianto di allarme per avvisare di un’eventuale intrusione in casa: anche la centralina di allarme riceve l’oroscopo o la caldaia viene a sapere se domani piove o c’è il sole.



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