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Il fisco può revocare il fondo patrimoniale?

2 Luglio 2020
Il fisco può revocare il fondo patrimoniale?

Limiti di tutela dai debiti del fondo patrimoniale: l’azione revocatoria nonostante il sequestro sull’immobile. 

Sull’utilità del fondo patrimoniale ci sarebbe tanto da discutere. Inizialmente previsto dal Codice civile come strumento per tutelare i beni di famiglia, preservandoli dai rischi del futuro, è stato tuttavia usato dagli italiani come mezzo per eludere le azioni esecutive dei creditori, fisco compreso. Questo sviamento di finalità ha portato la giurisprudenza ad essere molto più rigorosa nell’interpretazione dei limiti previsti dal Codice civile e, di fatto, a ridurne all’osso ogni vantaggio. 

Sono ormai all’ordine del giorno le sentenze della magistratura che “smontano” il fondo patrimoniale consentendo – in barba alla sua iniziale funzione – il pignoramento della casa e degli altri immobili in esso inseriti. 

Di recente, è stato chiesto alla Cassazione se il fisco può revocare il fondo patrimoniale. La risposta, ovviamente positiva, merita però alcune precisazioni. Le forniremo, qui di seguito, “alla nostra maniera”, in modo cioè pratico e schematico in modo che chiunque possa comprendere l’argomento per quanto non dotato di conoscenze tecnico-giuridiche. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il fondo patrimoniale e a cosa serve

Il Codice civile prevede la possibilità, per una coppia sposata, di recarsi dal notaio e costituire un fondo patrimoniale inserendo in esso uno o più immobili di proprietà (case, terreni, ecc.) nonché titoli di credito (ad esempio, azioni e obbligazioni) e, infine, beni mobili registrati (auto, moto, barche). 

Qual è lo scopo del fondo patrimoniale? Una volta istituito, i creditori possono pignorare i beni in esso inseriti solo se i debiti per i quali questi agiscono sono stati contratti per i bisogni della famiglia. 

Dunque, quando una persona contrae un debito per uno scopo diverso da quelli relativi alle necessità del proprio nucleo familiare, e poi non paga quanto dovuto, non può subire un pignoramento sui beni inseriti nel fondo patrimoniale. Viceversa, se il debito nasce per soddisfare uno degli interessi del coniuge o dei figli (si pensi alle spese mediche o a quelle per l’istruzione dei bambini, ai costi per la manutenzione della casa, ecc.), il fondo patrimoniale non vale più come scudo; sicché, la casa in esso inserita potrà essere ben pignorata, messa all’asta e venduta. Ciò vale sia per i debiti nati prima della costituzione del fondo che per quelli sorti in un momento successivo ad esso.

Dall’altro lato, però, una volta istituito il fondo patrimoniale, deve essere destinato agli interessi della famiglia. Il che significa, ad esempio, che eventuali frutti come canoni di affitto non possono essere spesi per scopi voluttuari (un viaggio di piacere, ecc.). In realtà, il rispetto di questo vincolo non viene soggetto ad alcun controllo, sicché si tratta di un obbligo puramente formale e tendenziale.

Come si crea un fondo patrimoniale?

Creare un fondo patrimoniale è un’operazione facilissima: basta recarsi da un notaio con il proprio coniuge o con il partner dell’unione civile (per cui non può essere istituito da single o semplici conviventi). Al notaio bisognerà portare l’atto di provenienza degli immobili che si vuol inserire nel fondo.

Il costo del fondo varia tra i 1.000 e 1.500 euro, a seconda del notaio. Una volta firmato il rogito, il notaio annota il fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio. Da questo momento, il fondo ha effetto anche nei confronti dei terzi e, quindi, vale a istituire il divieto di pignoramento di cui abbiamo appena parlato.

Quando può essere revocato il fondo patrimoniale

Già il legislatore, all’epoca in cui istituì il fondo patrimoniale, si era prefigurato la possibilità che questo potesse essere utilizzato solo come strumento per fare debiti senza poi pagarli. Così il Codice civile stabilisce che, tutte le volte in cui il fondo patrimoniale viene istituito dopo la nascita del debito – a prescindere dal tipo di debito (quindi sia quelli relativi ai bisogni della famiglia che quelli personali e voluttuari) – può essere revocato. Facciamo un esempio.

Giovanni contrae un mutuo in banca per 200mila euro. Subito dopo, si reca con la moglie dal notaio a creare un fondo patrimoniale, ivi inserendo tutti gli immobili di entrambi i coniugi. In questo modo, i due vogliono evitare che, qualora in un futuro non dovessero riuscire a pagare le rate, non perderanno tali beni.

In ipotesi del genere, il fondo patrimoniale è revocabile entro 5 anni dalla sua annotazione a margine dell’atto di matrimonio. Entro tale termine il creditore dovrà procedere in causa e, al giudice del tribunale civile, proporre la cosiddetta azione revocatoria.

Perché il fondo patrimoniale non è più utile

Dicevamo in apertura che la giurisprudenza, preso atto dell’…«andazzo» e di come il fondo patrimoniale venga costantemente usato per non pagare i debiti, ha sposato un orientamento più restrittivo e rigoroso. Ora, nelle spese per i bisogni familiari – quelle cioè che consentono il pignoramento dei beni inseriti nel fondo – vengono fatte rientrare un gran numero di ipotesi. Vi rientrano non più solo quelle per i figli, per la casa (ad esempio, gli oneri condominiali) e quelle per la sopravvivenza del nucleo familiare, ma anche quelle che originano dal lavoro. Quindi, i debiti conseguenti all’attività professionale, imprenditoriale o, in generale, lavorativa sono considerati «spese per i bisogni della famiglia» in quanto generano quel reddito senza il quale non si potrebbe vivere. 

Lo stesso dicasi per i debiti con il fisco: le tasse che si pagano sono sempre collegate o al lavoro o alla titolarità di beni come auto, immobili ed altri destinati ai bisogni della famiglia. Anche queste obbligazioni, quindi, se non adempiute, consentono all’Agenzia Entrate Riscossione di pignorare i beni del contribuente. 

Ma allora quando è utile avere un fondo patrimoniale? Oggi, il fondo serve per tutelare solo dai debiti conseguenti a investimenti e a spese voluttuarie (viaggi, auto di lusso, ecc.).

Il fisco può revocare il fondo patrimoniale?

Con una recente sentenza, la Cassazione ha spiegato che il fisco può agire in giudizio per revocare il fondo patrimoniale costituito sui beni dei contribuenti indebitati con l’Agenzia delle Entrate anche se sono già scattati sequestro e ipoteca. È del tutto irrilevante che la costituzione del fondo sia avvenuta prima dell’accertamento: è sufficiente anche una semplice perquisizione della Guardia di Finanza. 

Come già chiarito dalla Cassazione in passato, il creditore che ha ottenuto la concessione di un sequestro conservativo su un bene immobile conserva l’interesse ad agire con azione revocatoria qualora il medesimo bene venga in seguito venduto, donato o immesso in un fondo patrimoniale. Tale azione, infatti, consente di ottenere una tutela più ampia rispetto a quella assicurata dal sequestro. 


note

[1] Cass. ord. n. 13275/20 del 1.07.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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