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Ritardo nei pagamenti della PA alle imprese: rischio sciopero

2 Luglio 2020 | Autore:
Ritardo nei pagamenti della PA alle imprese: rischio sciopero

Inadempimento degli enti pubblici: aumentano le tensioni. 

Una miccia che porterà i lavoratori e i sindacati verso lo sciopero. Nuovo focus da parte del Garante delle Commissione per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali sui ritardi della Pa nei pagamenti alle imprese.

Il debito ha come conseguenza un ritardo nell’erogazione degli stipendi che attualmente è di 3 mensilità non pagate a cui si aggiungono i tfr non versati così come i contributi sindacali. In certe realtà, sono 8 le mensilità salariali non pagate.

Una situazione questa che rischia infatti, ha detto in sintesi Giuseppe Santoro Passarelli nel corso dell’audizione di oggi alla commissione Lavoro del Senato, di alimentare tensioni e provocare scioperi per cause che sono difficilmente governabili dai sindacati e che sono lontane da quelle che possono motivare un intervento della Commissione di garanzia. Un campanello d’allarme già suonato la scorsa settimana quando il Garante aveva inviato su questo una lettera al premier Conte e ai presidenti di Camera e Senato, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos.

“Parlo del triste fenomeno dell’inadempimento degli enti pubblici già oggetto di procedura di infrazione da parte della commissione europea per ritardi nei pagamenti all’impresa da parte della Pubblica amministrazione”, dice ricordando come “il sistema di erogazione di servizi pubblici essenziali avviene spesso mediante una catena di appalti soprattutto nei settori gestiti da società municipalizzate, che specie nel mezzogiorno sono concessi ad aziende caratterizzate da una cattiva gestione delle risorse già in condizioni di esposizione debitoria che rende difficile la garanzia del servizio”.

Il Garante cita un esempio.

Una società che opera nel servizio di igiene ambientale in un importante capoluogo del meridione ha denunciato 17 canoni mensili non pagati per un ammontare complessivo di 20 milioni di euro.

“Il crescente fenomeno dei recessi di importanti aziende nei contratti con enti pubblici: tutti motivati dall’impossibilità di continuare ad operare senza percepire il corrispettivo: recessi che mettono a rischio oltre che i lavoratori i cittadini utenti improvvisamente privati di importanti servizi, come la raccolta rifiuti”.

Tutto questo, perciò, conclude, “è evidente come determini una causa di insorgenza del conflitto grave non governabile ne dai sindacati né dalla dall’autorità di garanzia che difficilmente in simili condizioni può richiamare l’osservanza delle normative sullo sciopero“.



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