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Salvini insiste sul censimento (illegale) dei rom

2 Luglio 2020 | Autore:
Salvini insiste sul censimento (illegale) dei rom

Il capo della Lega al deposito Atac, vicino al campo della Magliana torna sulla schedatura della minoranza etnica. Ma le leggi non lo consentono. Ecco perché.

È uno dei suoi chiodi fissi. Ci provò lo scorso anno da ministro dell’Interno con una circolare, poi rimasta in un cassetto. Ora promette che, non appena avrà l’occasione, ritenterà di nuovo. Matteo Salvini insiste sul censimento dei rom, in occasione della visita che ha fatto questa mattina al deposito Atac della Magliana, a Roma, adiacente al campo rom della zona Sud Ovest della Capitale. «Si può chiamare come si vuole, anagrafe, riconoscimento – ha commentato il leader della Lega – ma resta una cosa da fare, che si sta facendo in altre parti. Il censimento dei campi rom resta un obiettivo, come la chiusura dei campi con un lucchetto in tutto il Paese».

Salvini ha colto la palla al balzo arrivando al deposito Atac, l’azienda del trasporto pubblico romano: «Non è possibile – ha affermato il capo del Carroccio – che ci siano dei lavoratori costretti a una convivenza complicata e preoccupante con dei vicini di casa un po’ turbolenti, risolvere questa situazione sarà uno dei compiti del prossimo sindaco», sostiene Salvini, ormai in piena campagna elettorale. «Gli autisti – ha detto ancora l’ex ministro, ricordando gli incendi dolosi ai mezzi pubblici nel deposito – hanno il diritto di lavorare in tranquillità». Salvini ha annunciato una lettera in proposito alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, ed ha chiesto che venga tolta la patria potestà ai rom che non mandano i figli a scuola.

Il leader leghista non ha risparmiato accuse pesanti verso i cittadini rom del campo: «Qua si parla di lavoratori che vengono presi a sassate e fucilate. Questi incendiano autobus, averli come vicini di casa non è possibile, qua si parla di criminalità, non penso sia più sostenibile la convivenza di un campo rom con 700 lavoratori. Mi dicono – ha aggiunto Salvini – che da quando è arrivata la comunità bosniaca, in questo campo, ne succedono di tutti i colori». Infine, una promessa che sembra una minaccia, nemmeno tanto celata: «Questo non è il primo, né sarà l’ultimo campo rom che visito, sperando di chiuderli tutti con il lucchetto».

Pronta la replica di uno degli ospiti del campo della Magliana: «Salvini è il benvenuto, le porte del campo sono aperte, ma se lui ci vuole cacciare – ha detto – allora ci diano della terra, un posto dove andare con i miei figli».

Ma perché è illegale il censimento dei rom? Prima di tutto, è in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, secondo cui «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Un’operazione del genere, inoltre, che ricorda sia «l’epurazione degli zingari» chiesta nel 1926 da Benito Mussolini, sia il censimento degli ebrei del 1938 come presupposto per approvare le leggi razziali, viola l’articolo 9 del Gdpr, il Regolamento europeo sui dati personali sul quale si legge che «è vietato il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica». E siccome non c’è due senza tre, il censimento dei rom è contrario agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti umani, quelli, cioè, che fanno riferimento rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al divieto di discriminazioni anche per l’appartenenza a una minoranza.

Già nel 2009, l’Italia fu condannata dal Comitato europeo dei diritti sociali per un’iniziativa analoga presa dall’allora ministro dell’Interno, il sempre leghista Roberto Maroni. Il Comitato ritenne all’unanimità che venne violato il principio generale di non discriminazione di cui all’articolo E della Carta sociale europea e di altri diritti, tra cui quello all’abitazione.

Va ricordato, infine, che la maggior parte dei rom residenti nel nostro Paese sono italiani e che, tra gli stranieri, il gruppo più numeroso è di nazionalità romena, quindi appartenenti all’Unione europea. Poi ci sono gli apolidi dell’ex Jugoslavia, che non hanno cittadinanza e, di conseguenza, nemmeno un passaporto. Molti di loro hanno un permesso di soggiorno regolare. Cacciarli via dall’Italia, come vorrebbe Salvini, diventa, quindi, complicato per non dire impossibile. «Purtroppo – disse Salvini quando era al Viminale – ci dobbiamo tenere i rom italiani». Purtroppo per chi, non lo precisò. Purtroppo per lui, invece, è facile che anche questa volta il suo tentativo di schedatura di una minoranza etnica si perda tra i tanti argomenti populisti di una campagna elettorale.



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2 Commenti

  1. Non vedo perché debba ritenersi illegale il censimento dei ROM.
    Io, italiano, ho Carta di Identità, Tessera Sanitaria, Patente, sono registrato all’Anagrafe Tributaria, alla Motorizzazione, al Ministero degli Interni e non so dove altro e non capisco perché loro debbano essere degli eterni fantasmi.
    La cosa mi da enormemente fastidio e penso seriamente che esistano due pesi e due misure e non lo trovo giusto.
    La stessa cosa vale per gli immigrati.

  2. Aggiungo che non si tratta di razzismo ma di equità di riconoscimento dei cittadini che vivono abitualmente sul nostro territorio al nostro pari.

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